Zuckerberg e il battaglione Azov: il fascismo ai tempi di Meta

Zuckerberg e il battaglione Azov: il fascismo ai tempi di Meta

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Incredibile ma vero. I neonazisti ucraini del Reggimento Azov possono rientrare su Meta e quindi sulle reti sociali Facebook e Instragram e i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger. 

La società madre di Facebook ha infatti deciso di rimuovere il Reggimento Azov dalla lista che comprende individui e organizzazioni pericolose. La decisione, riportata per la prima volta dal quotidiano The Kyiv Independent, consente adesso ai membri dell'unità di creare account Facebook e Instagram e postare senza che Meta segnali e rimuova automaticamente i loro contenuti. Inoltre, gli utenti non affiliati possono elogiare il Reggimento Azov, a patto che rispettino gli standard comunitari dell'azienda.

"La guerra in Ucraina ha comportato un cambiamento delle circostanze in molte aree ed è diventato chiaro che il Reggimento Azov non soddisfa i nostri rigorosi criteri per la designazione di un'organizzazione pericolosa", ha dichiarato un portavoce dell'azienda a The Kyiv Independent.

La pezza d’appoggio trovata da Meta per giustificare la riammissione dei neonazisti è la seguente: Meta ha dichiarato al Washington Post che recentemente ha iniziato a considerare il Reggimento Azov come un'entità separata da altri gruppi associati al Movimento Azov, nazionalista di estrema destra. Neonazista, aggiungiamo noi, in onor del vero. In particolare, l'azienda ha indicato il partito politico ucraino National Corp e il suo fondatore Andriy Biletsky, notando che sono ancora presenti nella lista di persone e organizzazioni pericolose. "Discorsi d'odio, simboli d'odio, appelli alla violenza e qualsiasi altro contenuto che violi i nostri Standard della comunità sono ancora vietati e li rimuoveremo se li troveremo”, ha affermato l’azienda statunitense.

Esultano per la decisione i gerarchi del regime di Kiev. La decisione di Meta consentirà al mondo intero "di conoscere l'impresa dei difensori di Mariupol, e la propaganda russa perderà la sua argomentazione per incolpare gli eroi ucraini", ha affermato il ministro ucraino per la Trasformazione Digitale Mykhailo Fedorov. 

L'Azov è nato come unità di fanteria militare composta da volontari civili provenienti da gruppi neonazisti di estrema destra attivi in Ucraina, come la Patriot of Ukraine gang e la Social National Assembly (SNA). Con la sua banda di combattenti altamente motivati, l'unità Azov riconquistò la strategica città portuale di Mariupol dai separatisti. A seguito di questo cruciale trionfo militare - che era sfuggito alle forze ufficiali di Kiev - l'unità Azov è stata integrata nella Guardia Nazionale dell'Ucraina nel novembre 2014.

Nel 2016, l'Azov ha istituito la sua ala politica, il National Corps Party, sotto la guida di Andriy Biletsky, un ultra-nazionalista che è stato membro del Parlamento dal 2014 al 2019 e ha dichiarato a verbale che la missione dell'Ucraina è quella di "guidare il razze bianche del mondo in una crociata finale… contro Untermenschen (umani inferiori) guidati dai semiti”.

Le uniformi militari dell'Azov presentano insegne naziste e i suoi combattenti sono stati fotografati con tatuaggi di simboli nazisti come la svastica. Alla vigilia del lancio del Corpo Nazionale, i suoi membri hanno intrapreso una marcia con le torce in stile nazista per le strade di Kiev. I membri della milizia di Azov fanno anche pattugliamenti per le strade dove, in nome di quello che chiamano "ordine ucraino", hanno attaccato rom e altre minoranze etniche, nonché eventi LBGT. La Guardia Nazionale ucraina ha diffuso video in cui i combattenti di Azov ungono i proiettili con grasso di maiale, apparentemente per usarli contro i ceceni musulmani che combattono tra le forze russe.

Diversi organismi per i diritti umani, tra cui l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e Amnesty International, hanno accusato i combattenti dell'Azov, insieme a quelli di altri battaglioni di volontari, di violazioni dei diritti umani, tra cui torture, rapimenti ed esecuzioni extragiudiziali. Nel corso degli anni, la posizione degli Stati Uniti nei confronti dell'Azov ha oscillato tra la proscrizione (motivata dal riconoscimento della sua politica neonazista) e la scaltra collaborazione (sulla base del pragmatismo geopolitico). Nel 2015, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione in cui si afferma che gli aiuti militari all'Ucraina non possono essere utilizzati per finanziare, armare o addestrare il Battaglione Azov. Nel 2016, però, il divieto è stato revocato, secondo quanto riferito, su pressione del Pentagono. Da allora sono falliti gli sforzi dei membri del Congresso - uno dei quali lo ha descritto come una "milizia paramilitare neonazista" - di designare l'Azov come "Organizzazione terroristica straniera". Nonostante ciò, i canali social media dell'Azov sono pieni di video di membri della milizia che si addestrano con armi di fabbricazione USA. 

Simili contraddizioni sono emerse anche dal modo in cui Facebook ha reagito nei confronti di Azov. Nel 2016 ha definito il battaglione Azov "organizzazione pericolosa". Nel 2019 ha inserito l'Azov nella stessa categoria dello Stato Islamico (ISIS) e lo ha bandito. 

Adesso viene riammesso dietro un risibile pretesto. Nel decadente occidente a guida statunitense ormai è stato definitivamente sdoganato anche il neonazismo. Finanche in quelle reti sociali come Facebook dove vige la più brutale censura contro ogni voce dissonante rispetto alla narrazione ufficiale. 

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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