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Come lavorare a Google

 

Le cinque qualità che Google cerca in un suo dipendente

 

In "How to get a job at Google", Thomas Friedman riprende un'intervista di Adam Bryant di The Times, a Laszlo Bock, Vice Presidente delle risorse umane a Google Inc nella quale Bock dichiara che "le valutazioni scolastiche sono inutili come criterio per l'assunzione, così come i punteggi dei test". Bock aggiunge che "la percentuale di persone senza alcuna istruzione universitaria a Google è aumentata nel corso del tempo, fino al 14 per cento in alcune squadre". In un momento in cui molte persone si chiedono se i propri figli riusciranno mai ad avere un lavoro, Friedman ritiene che sarebbe utile visitare Google e sentire ciò che Bock ha da dire.
 
"Non fraintendete, precisa Bock nell'intervista, "i buoni risultati accademici non guastano". Molti posti di lavoro presso Google richiedono conoscenze matematiche, informatiche e capacità di programmare, quindi se i buoni voti riflettono realmente competenze in queste aree, questo potrebbe essere un vantaggio. Ma Google guarda anche ad altro.
 
"Ci sono cinque criteri per l'assunzione che consideriamo in tutta l'azienda",  spiega Bock. "Se è un ruolo tecnico, valutiamo la vostra capacità di codifica, e la metà dei ruoli nella società sono ruoli tecnici  Per ogni lavoro, la prima cosa che cerchiamo è la capacità cognitiva generale, che non si misura in QI, ma è la capacità di apprendimento. E' la capacità di elaborare in tempo reale. E ' la capacità di mettere insieme informazioni diverse."
 
Il secondo, prosegue Bock, "è la leadership - in particolare, la leadership emergente in contrapposizione alla leadership tradizionale. Quello che ci interessa è quando di fronte a un problema, un membro di una squadra, al momento opportuno, interviene e guida. Ma altrettanto fondamentale per essere un leader efficace in questo ambiente è  essere disposto a lasciare il potere".
 
Che altro? L'umiltà e l'appartenenza. "E' sentire il senso di responsabilità, il senso di appartenenza che ci fa intervenire per cercare di risolvere qualsiasi problema - e l'umiltà di fare un passo indietro e abbracciare le migliori idee degli altri. "Il tuo obiettivo finale", ha spiegato Bock, "è quello che possiamo fare insieme per risolvere problemi". 
 
E non è solo l'umiltà nella creazione di uno spazio affinchè gli altri contribuiscano, spiega Bock, è "umiltà intellettuale.
Senza umiltà, non si riesce a imparare. Le persone brillanti di successo raramente sperimentano il fallimento, e così non imparano come imparare da quel fallimento". "Loro, invece, commettono l'errore di attribuirsi il merito quando succede qualcosa di buono mentre, se succede qualcosa di brutto, è  sempre colpa di altri. ...  C'è bisogno di un grande e piccolo ego nella stessa persona nello stesso momento" 
 
L'attributo meno importante che cercano è la competenza. Secondo Bock: "Se si prende qualcuno che ha elevate capacità cognitive, un' innata curiosità, voglia di imparare e capacità di leadership  e li assumete nelle Risorse Umane o nel settore Finance, senza che questi abbiano conoscenza dei contenuti , e li confrontate con qualcuno che sta facendo solo una cosa ed è un esperto, l'esperto dirà: 'Ho visto questa cosa già 100 volte, ecco cosa dovete fare". La maggior parte delle volte il non-esperto fornirà la stessa risposta  , ma di tanto in tanto presenterà una risposta che è completamente nuova . E c'è un valore enorme in questo". 
 
Per riassumere l'approccio di Bock: il talento può manifestarsi in tante forme diverse ed essere costruito in tanti modi non tradizionali. Perché "quando si guarda a persone che non sono andate a scuola e riescono a farsi strada nel mondo, quelli sono eccezionali esseri umani. E dobbiamo fare tutto il possibile per trovare queste persone. Troppi college non danno ciò che promettono, fanno nascere debito e non si imparano le cose più utili per la vostra vita . E' solo un' adolescenza prolungata."
 
Google attira così tanto talento che può permettersi di guardare oltre le metriche tradizionali, come la valutazione accademica. Per la maggior parte dei giovani, però, andare al college e fare bene è ancora il modo migliore per padroneggiare gli strumenti necessari per molte carriere. Ma Bock dice qualcosa di importante: la laurea non è un'assicurazione della capacità di fare qualsiasi lavoro. Il mondo si preoccupa solo di cosa si può fare con ciò che si sa (e non importa come l'avete imparato). E in un'epoca in cui l'innovazione è sempre più uno sforzo di gruppo, si preoccupa anche di un sacco di "soft skills" - la leadership, l'umiltà, la collaborazione, l'adattabilità e l'amore nell' imparare e re- imparare.  
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