Al voto per le Rsu (fino a quando ci saranno?) Solo coniugando partecipazione e conflitto

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Al voto per le Rsu (fino a quando ci saranno?) Solo coniugando partecipazione e conflitto

 

di Federico Giusti

Le elezioni Rsu nella Pubblica amministrazione (14, 15 e 16 Aprile) rappresentano una occasione importante anche se da troppo tempo non si risponde alla domanda dirimente: serve ancora una rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici in assenza di un effettivo potere contrattuale? 

La crisi dei corpi intermedi riguarda il sindacato e anche le RSU, il numero dei votanti in molti Enti risulta in calo, anni di propaganda liberista hanno alimentato quel clientelismo che mira a rendere inutile ogni forma di rappresentanza per costruire invece un sistema ricattatorio dentro cui la contrattazione sia solo individuale.

 Da anni ruolo e funzioni delle Rappresentanze sindacali unitarie sono ben poco chiari, le materie oggetto di contrattazione della PA sono ridotte ai minimi termini e riguardano in prevalenza la composizione del fondo  sul quale per altro gravano istituti e indennità contrattuali il cui ammontare determina la sostanziale contrazione della produttività che poi nel pubblico equivale alla 14ma mensilità e viene inficiata in alcuni casi dai processi della performance (la valutazione dei dirigenti). Una quattordicesima mensilità sarebbe per la forza lavoro più vantaggiosa di una produttività dipendente dalla performance ma una posizione del genere decreterebbe la fine delle attuali Rsu.

Se una Rappresentanza unitaria deve operare in termini prevalentemente ragionieristici senza mai entrare nel merito della organizzazione del lavoro il suo effettivo peso sarà assai ridotto ma in sostanza quella retorica unitaria è stata pensata per delegittimare i sindacati di base e le minoranze conflittuali.

Se invece le Rsu avessero potere contrattuale maggiore e piena autonomia dalle sigle firmatarie dei contratti anche la forza lavoro potrebbe attivamente partecipare ai processi decisionali affiancando i delegati in alcune trattative con lavoratoritrici scelti dalle assemblee di settore.

Per anni, scientemente, sindacati firmatari dei contratti e Aran hanno ridotto le materie da contrattare a favore di istituti come la informazione e il confronto dentro cui le possibilità di incidere sulle decisioni della controparte sono ridotte all'osso se non perfino inesistenti.

Nell'ultimo trentennio oltre a colpire e ridurre il potere di acquisto hanno abbattuto quello contrattuale, lo stesso ruolo del Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza è risucchiato nella filiera aziendale per impedire ogni elemento di conflittualità su tematiche rilevanti come la nostra salute, scongiurare interventi radicali nella organizzazione del lavoro e dei servizi perché senza entrare nel merito di tali questioni difficilmente Rls e Rsu avranno un ruolo efficace nella contrattazione.

Le Rsu sono state pensate come terminali dei sindacati firmatari di contratto e per questo sono partite fin dalla loro nascita con un deficit di democrazia, per trasformarsi talvolta, nel tempo, in un corpo estraneo alla forza lavoro specie laddove non ci sono rappresentanze del sindacato di base che portano nelle assemblee decisioni dirimenti senza avvalersi di quella delega in bianco che è l'esatto contrario della democrazia (almeno per come noi la concepiamo). 

Enti paritetici pensati per ridurre le prerogative della Rsu, presenza di sindacati firmatari di contratto ai tavoli di trattativa su posizioni arrendevoli e di mero appiattimento su contratti con sempre meno tutele e diritti.

In queste elezioni Rsu abbiamo letto i classici volantini nei quali si guardava ben poco alla sostanza del problema (aumenti allineati con il costo della vita, potere contrattuale effettivo, accrescimento del salario di base e non solo di quello accessorio, critica al meccanismo della performance, contrapposizione al blocco del buono pasto a soli 7 euro e al turn over al 75% per molti comparti).

Un silenzio preoccupante invece sulle disparità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici della PA e talvolta perfino nello stesso comparto come si evince da Rapporti e Relazioni Aran, frutto di decisioni concertative assunte per troppi anni. 

E allora, invece della solita fiera della vanità, almeno noi ci siamo ben guardati dal fare promesse elettorali che per altro si dissolveranno in pochi giorni scontrandosi con contratti nazionali siglati su posizioni lontane dalle piattaforme rivendicative presentate in qualche sporadica assemblea. Eppure, il consenso a trattare era arrivato su piattaforme lontane anni luce dai testi sottoscritti ad anni di distanza e chiamando i lavoratori alla ratifica a firma avvenuta quando spazi e margini di cambiamento non ci sono più.

Prima della mancata firma del contratto nazionale statali quella sopra descritta è stata la prassi unitaria di Cgil Cisl Uil, Cgil e Uil chiedono di mettere sul piatto maggiori risorse e all'indomani delle elezioni potrebbe avvenire con l'anticipo di parte dei soldi destinati alla contrattazione futura. Ma in tale caso sarebbe solo una beffa, la classica coperta troppo corta che lascia al freddo, e alla miseria, la forza lavoro. 

Chiudiamo con due considerazioni su temi dirimenti quali istruzione e sanità.

Cosa dire della scuola quotidianamente investita dalla campagna nazionalista che sta portando alla riscrittura di programmi e linee guida? E dei tanti precari che attendono la stabilizzazione? E di scuole al collasso con docenti costretti a fare tutto eccetto che dedicarsi all'insegnamento? 

E davanti alla bistrattata sanità pubblica, alla carenza di personale, ai tetti di spesa vigenti e mai rimessi in discussione al contrario di quanto avviene con il Riamo UE,  cosa intende fare il sindacato? 

 Urge ricostruire una opposizione seria nei luoghi di lavoro e rilanciare il protagonismo della forza lavoro dentro e fuori le Rsu, non limitarsi al ruolo passivo del delegato che dovrebbe rispondere sempre e solo ai colleghi e non alle segreterie provinciali dei sindacati. 

Per questo abbiamo presentato liste Cub auspicando una inversione di tendenza, per porre fine all'arrendevolezza della forza lavoro, alla sua mera subalternità rispetto ai poteri datoriali e Governativi.

 

 

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