Armi in Ucraina, Generale Fabio Mini: "Rifornire i paramiltari aumenta ancora i rischi per la popolazione"

Armi in Ucraina, Generale Fabio Mini: "Rifornire i paramiltari aumenta ancora i rischi per la popolazione"

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Rilanciamo questo lungo e approfondito articolo del generale Fabio Mini pubblicato sul Fatto Quotidiano il 23 marzo. Per chiunque voglia disintossicarsi dei media con l'elmetto e comprendere bene che cosa realmente stia rischiando l'Italia con la decisione di inviare armi in Ucraina, divenendo di fatto co-belligerante nel conflitto, non vi può essere lettura migliore.

 

 

di Fabio Mini - Fatto Quotidiano

 

La cortina fumogena – Kiev, esercito allo sbando: mani libere ai paramilitari. Rifornirli aumenta ancora i rischi per la popolazione

Sembravano teorie del complotto o fantasie dei “filo putiniani”, le valutazioni che fin da prima dell’attacco confutavano la narrazione fornita dall’Ucraina, ma orchestrata e preparata dall’esterno. Alle voci dubbiose di alcuni storici ed esperti occidentali, compresi quelli americani, subito tacciati di filoputinismo, si sono aggiunte in questi giorni voci inaspettate, oltre alla nostra: il bollettino n.27 di Jacques Baud , il colonnello dell’intelligence svizzera, ora analista internazionale di professione con un attivo di decine di libri e rapporti su questioni militari diventati dei “must read” in Europa e nel mondo e il Financial Times del 20 marzo con le molte altre voci di esperti europei raccolte da Sam Jones da Zurigo e John Paul Rathbone da Londra.

 

Genesi e operazioni

A parte la provocazione della Nato nei confronti della Russia iniziata nel 1997 con l’espansione a est, secondo Baud la questione russo-ucraina non è sorta a causa del separatismo o indipendentismo del Donbass. Il conflitto nasce invece da fenomeni interni all’Ucraina e l’Occidente, non la Russia, ha fatto in modo che esso si ampliasse e degenerasse. Dal 2014, con i fatti di Maidan e i massacri in Donbass e Odessa, si dimostra la debolezza delle forze armate ucraine, succube di regimi che non si fidano di esse, che deliberatamente le abbandonano e si rivolgono alla componente paramilitare per l’ordine interno. L’esercito ucraino, teoricamente forte di quasi trecentomila uomini, era in uno stato disastroso. “Ad ottobre del 2018 il capo procuratore militare ucraino Anatoly Matios riferì che l’Ucraina aveva perso 2.700 uomini nel Donbass: 891 per malattia, 318 per incidenti stradali, 177 per altri incidenti, 175 per avvelenamento (alcol, droghe), 172 per incauto maneggio delle armi, 101 per violazione delle norme di sicurezza, 228 per omicidio e 615 per suicidio.” In compenso, dal 2014 in Donbass operavano le milizie mercenarie ed estremiste che dopo aver trasformato piazza Maidan in una trappola per migliaia di cittadini incluse le forze regolari di polizia si spostarono ad est per massacrare i presunti “separatisti”. “Il ministero della difesa ucraino si rivolse alla NATO per rendere le sue forze armate più “presentabili”. Compito ingrato e lungo. Così, per compensare la mancanza di soldati, il governo ucraino e la Nato hanno rafforzato le milizie paramilitari. Ma non è solo questo e il Donbass è un pretesto. Nel 2014 è anche avvenuto l’intervento russo in Crimea. In pochi giorni e senza sparare un colpo la Russia annette la penisola e mette in sicurezza la base navale di Sebastopoli. Nessuno interviene e il segnale per gli ucraini è che gli americani, la Nato e l’Europa non sono disposti a sacrificare un solo uomo per l’Ucraina. Tantomeno per il Donbass, ma se si trattasse di colpire direttamente la Russia, allora sì, si potrebbe sacrificare l’intera Europa. Tutti ricordiamo il fuck Europe della Victoria Nuland. La Crimea viene sottoposta ad assedio, alla Russia vengono comminate sanzioni e alla popolazione russa della Crimea viene tagliata l’acqua. Dal 2018 in poi le forze armate ucraine ricevono più di un miliardo di dollari in armamenti e “consulenti” e dislocano le forze migliori a sud, dove già operano le bande paramilitari e private sostenute e finanziate dall’oligarca ucraino Kolomiosky, signore e padrone di Dnipro, centro della produzione di armamenti di tutta la ex Urss. “Sono composte principalmente da mercenari stranieri, spesso militanti di estrema destra. Nel 2020, costituiscono il 40% delle forze ucraine e contano circa 102.000 uomini, secondo Reuters. Sono armati, finanziati e addestrati anche da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Francia. Ci sono più di 19 nazionalità – compresa quella svizzera” – osserva amaramente Baud. “La qualifica di ‘nazista’ o ‘neonazista’ data ai paramilitari ucraini è considerata propaganda russa. Forse, ma questa non è l’opinione del Times of Israel, del Simon Wiesenthal Center o del Centro per il Controterrorismo di West Point”. Tuttavia, la reale natura potrebbe anche essere peggiore: “nel 2014 la rivista Newsweek sembrava associarli di più all’Isis”. Per queste forze, la nostra stampa ha inventato la categoria dei “nazisti patrioti e perbene” che, proclamata da membri della comunità ebraica, non suona affatto bene.

Dopo otto anni di guerra civile in Ucraina ai danni della popolazione russofona, “il 16 febbraio 2022 la Russia riconosce ufficialmente le repubbliche del Donbass (senza annetterle) e sigla accordi bilaterali di assistenza e sicurezza”. L’artiglieria ucraina continua i bombardamenti sulla popolazione e il 23 febbraio le due repubbliche chiedono l’assistenza militare russa. “Il 24 febbraio, Vladimir Putin ha invocato l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l’assistenza militare reciproca nel quadro di un’alleanza difensiva”. Ovvero: l’obbligo internazionale della “responsabilità di proteggere” (R2P). La Russia sa però che, a prescindere dagli aspetti legali, l’intervento limitato in Donbas o un’azione più vasta scatenerebbero le stesse ritorsioni e sanzioni minacciate e già da tempo applicate dall’occidente. “Questo è ciò che Putin aveva già spiegato nel suo discorso del 21 febbraio” e perciò decide di invadere l’Ucraina per definirne lo status (neutralità) e mettere in sicurezza la fascia di territorio russofono. Tradotte in termini operativi, le direttive di Putin di “demilitarizzazione e denazificazione”, comportano la distruzione a terra delle forze aeree ucraine, dei sistemi di difesa aerea e dei mezzi di ricognizione; la neutralizzazione delle strutture di comando e di intelligence (C3I), l’interdizione delle principali vie logistiche nella profondità del territorio; l’accerchiamento del grosso dell’esercito ucraino ammassato nel sud-est del paese; la distruzione o neutralizzazione dei battaglioni di “volontari” che operano nelle città di Odessa, Kharkiv e Mariupol, così come in varie strutture del territorio.

 

I risultati del primo mese

Secondo Jacque Baud, “l’offensiva russa è stata condotta in modo molto ‘classico’ con la distruzione delle forze aeree a terra nelle primissime ore. Poi, abbiamo assistito ad una progressione simultanea su diversi assi secondo il principio dell’‘acqua che scorre’. Le forze russe sono avanzate ovunque la resistenza fosse debole lasciando le città (molto voraci di truppe) per dopo. Nel nord, la centrale di Chernobyl è stata occupata immediatamente per evitare atti di sabotaggio. Le immagini dei soldati ucraini e russi che sorvegliano insieme l’impianto non sono state ovviamente mostrate… ”. È strumentale anche l’idea che la Russia abbia cercato di impadronirsi di Kiev, la capitale, per eliminare Zelensky. “È un’idea che viene tipicamente dall’Occidente: è quello che esso ha fatto in Afghanistan, Iraq, Libia e quello che voleva fare in Siria con l’aiuto dello Stato Islamico. Ma Vladimir Putin non ha mai voluto abbattere o rovesciare Zelensky. Anzi, la Russia sta cercando di mantenerlo al potere spingendolo a negoziare circondando Kiev”. Da un punto di vista operativo, “l’offensiva russa è stata un esempio nel suo genere: in sei giorni, i russi hanno acquisito un territorio grande come il Regno Unito, con una velocità di avanzata superiore a quella che la Wehrmacht aveva raggiunto nel 1940.” Inoltre, “il grosso dell’esercito ucraino è stato schierato nel sud del paese in preparazione di una grande operazione contro il Donbass. Ecco perché le forze russe sono state in grado di circondarle dall’inizio di marzo nel ‘calderone’ tra Slavyansk, Kramatorsk e Severodonetsk, con una spinta da nord-est attraverso Kharkiv e un’altra da sud dalla Crimea. Le truppe delle repubbliche di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR) completano le forze russe con una spinta da est”. “Il ‘rallentamento’ che i nostri ‘esperti’ attribuiscono alla cattiva logistica è solo la conseguenza di aver raggiunto i loro obiettivi. La Russia non sembra volersi impegnare in un’occupazione dell’intero territorio ucraino. In effetti, sembra che la Russia stia cercando di limitare la sua avanzata al confine linguistico del paese”. I nostri media divulgano un’immagine romantica della resistenza popolare. È questa immagine che ha portato l’Unione Europea a finanziare la distribuzione di armi alla popolazione civile. “Questo è un atto criminale. In qualità di capo della dottrina del mantenimento della pace all’ONU, ho lavorato sulla questione della protezione dei civili. Abbiamo scoperto che la violenza contro i civili ha avuto luogo in contesti molto specifici. In particolare, quando c’è abbondanza di armi e nessuna struttura di comando”. In città come Kharkiv, Mariupol e Odessa, la difesa è effettuata da milizie paramilitari. Non hanno né struttura né scrupoli e “sanno che l’obiettivo della ‘denazificazione’ è rivolto principalmente a loro”. Con la questione del bombardamento del reparto ostetricia dell’ospedale di Mariupol “sembra che gli ucraini abbiano riprodotto l’episodio della maternità di Kuwait City del 1990, che fu totalmente inscenato da Hill & Knowlton per 10,7 milioni di dollari per convincere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire in Iraq per l’operazione Desert Shield/Storm”. In sostanza, quello che fanno gli ucraini e i russi oggi, l’hanno imparato da noi. Invece di esserne fieri ce ne dovremmo vergognare.

Accanto alla solita enfasi sulla strabiliante resistenza ucraina, anche il Financial Times apre spiragli di narrazione diversa. “Il risultato è ancora lontano dalla certezza…” Mentre hanno diffusamente parlato dei successi ucraini “i capi militari di Stati Uniti e Regno Unito sono stati in gran parte in silenzio sui problemi militari di Kyiv”. In particolare, Kyiv dice di aver perso 1.300 soldati mentre le stime statunitensi parlano di 7.000, “ma i funzionari e gli analisti occidentali hanno detto che le perdite ucraine sono probabilmente molto più alte”. Inoltre, “il dominio dell’informazione ucraina ha mascherato le sue perdite”. Sono girate migliaia d’immagini di carri russi distrutti e nessuna delle perdite subite. “Questo ha portato a un pregiudizio naturale nel contenuto online che viene esaminato da molti analisti.” Il Cremlino ha tuttavia ripetutamente insistito che le sue operazioni stanno andando secondo i piani. “Non ho visto prove che il suo intento generale sia cambiato”, ha detto un funzionario della difesa occidentale. “Nel sud, la Russia ha avuto qualche successo. Pesanti perdite ucraine sono state sostenute quando le forze russe hanno superato le posizioni che difendono il ponte di terra dalla Crimea… ”. Almeno una brigata di marines ucraini – la 36ª brigata di fanteria navale – è intrappolata nella difesa della città assediata di Mariupol”. Ci sono anche segni di superamento dei problemi logistici a nord est dove i rifornimenti passano attraverso le strade della Bielorussia piuttosto che con i treni. “Ciò è avvenuto grazie all’aumento dell’uso di droni nell’ultima settimana – secondo un funzionario militare occidentale – ne volano a dozzine sopra l’Ucraina e vengono utilizzati per colpire obiettivi e fornire capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione ai gruppi di battaglia russi”. Inoltre, i russi non sono ancora passati alla difensiva “che è la prima cosa che farebbero se fossero veramente preoccupati per i rifornimenti”, ha detto Kusti Salm, segretario permanente al ministero della difesa estone. “Forse la più grande vulnerabilità tattica dell’Ucraina è la sua Joint Forces Operation (JFO), dove la maggior parte delle risorse militari dell’Ucraina sono schierate ad ovest di Donetsk e Luhansk. La Russia sta cercando di accerchiare le truppe ucraine, tagliandole fuori da Kiev e attirandole in un aperto combattimento ad armi combinate che gioca a favore della superiorità dei suoi gruppi di battaglia. Schiacciare le forze ucraine in questo modo sarebbe una vittoria tanto quanto catturare Kyiv” . “Pochi credono che la lotta in Ucraina finirà presto. Anche nelle migliori ipotesi, questa sarà una guerra con molte pause operative”, ha detto Kaushal del Rusi (autorevole think tank inglese). “Una guerra fatta di scatti e partenze che probabilmente si trascinerà per molto tempo”. Considerato il volume di affari che la guerra alimenta, non è soltanto una profezia, ma un auspicio di molti.

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