Attentati, esclusioni, mercenari, condanne a morte: la campagna elettorale in Libia

Attentati, esclusioni, mercenari, condanne a morte: la campagna elettorale in Libia

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Con l'avvicinarsi della data delle elezioni presidenziali del 24 dicembre, i colpi di scena in Libia si susseguono in questi giorni senza un momento di tregua.

L'esclusione di Saif Gheddafi e l'attentato da lui subito ieri 25 novembre, così come la crescente militarizzazione turca di Tripoli, gettano un'inquietante ombra una campagna elettorale già compromessa.

Ne parleremo lunedì con un nostro contatto a Tripoli. Il video sarà reso disponibile intorno alle 18.

Nel frattempo ricordatevi di dare il vostro contributo per la proiezione del 17 dicembre a Roma:

https://www.gofundme.com/.../proiezione-del-film-lurlo-il...

A questo link è possibile invece guardare una precedente conversazione con il nostro contatto a Tripoli. 

https://www.youtube.com/watch?v=8LMNPlxIW7U&t=922s

 

COLPO DI MANO DELLA FRATELLANZA

 

Il 24 novembre scorso la tv qatariota Al-Jazeera, intorno alle 4 del pomeriggio, ha annunciato l’esclusione di Saif Gheddafi dalla competizione elettorale decisa dall’Alta Commissione Elettorale Libica (HNEC)  presieduta da Mohamed al-Hafi, vicino alla Fratellanza Musulmana al punto che lo scorso gennaio l’Associazione Libica dei Membri della Magistratura (LAMJ) aveva condannato la  sua candidatura a quest’organo indipendente una grave violazione della separazione dei poteri: “Al-Hafi è una minaccia per l'unificazione e la neutralità della magistratura. Sollecitiamo l'UNSMIL e il Forum per il Dialogo Politico Libico a respingere la sua candidatura.

Ma quelli erano tempi in cui il miraggio delle elezioni da celebrare nel 2021 rendeva tutti un po’ più buoni e meno capaci di vedere le insidie.

Va aggiunto un particolare però. La decisione comunicata da Al-Jazeera non era stata ancora ufficializzata e lo sarebbe stata solamente 3 ore e mezza più tardi.

 

 

E questa circostanza, agli occhi di tutti i Libici e degli osservatori meno distratti, è parsa da subito per quella che è: un messaggio chiaro dei Turchi al mondo: “Qui a Tripoli comandiamo noi”.

Sappiamo bene come Turchia e Qatar costituiscano un asse internazionale fondato sulla Fratellanza Musulmana che si è distinto in questo ultimo decennio, tra le altre cose, per essere il grimaldello degli interessi europei nel Nord Africa e nel Medio Oriente.

L’esclusione sarebbe stata decisa sulla base dell’articolo 10 della Legge elettorale: carichi pendenti.

Quando il giorno successivo la corte che ha processato in contumacia Gheddafi pubblica un documento con a piena assoluzione dell’imputato (foto), ormai gli ambasciatori di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia si erano già prodigati nel garantire il pieno supporto alle autorità che hanno esaminato il profilo giudiziario dei candidati.

Sprezzante del senso del ridicolo l’ambasciatrice britannica in Libia, Caroline Hurndall, ha affermato: 

"Chiediamo a tutti i partiti libici di impegnarsi a tenere elezioni presidenziali e parlamentari libere, eque, inclusive e credibili il 24 dicembre 2021 e sollecitiamo tutti gli attori internazionali a incoraggiare e sostenere la transizione democratica”. Soprattutto credibili.

 

COME RIMEDIARE SENZA RICORRERE ALLE ARMI

 

<<E’ competenza del Consiglio Supremo Giudiziario attraverso il quale tutti i dossier dei candidati devono passare e quell'organo ha il diritto legittimo di decidere quale candidato è accettato e quale no. Naturalmente dovrebbe essere basato sulla legge elettorale. Purtroppo la magistratura (al-Hafi) ha cambiato alcuni articoli di quella legge, come risultato della corruzione di Dabaiba. Quindi, la Libia in realtà non ha più una legge>>.

 

 

Così ci spiega un nostro contatto a Tripoli. Nel frattempo i membri de Paramento libico, quello uscente, l’unico organo istituzionale eletto dal popolo esistente in Libia al momento, riparati a Tobruk sin dal 2015 per sfuggire alle milizie di Tripoli, si stanno incontrando in queste ore frenetiche per cercare una via di uscita che sia basata sulla legge e lo stato di diritto.

 

In un comunicato hanno denunciato "l'esistenza di pericolose trasgressioni da parte di alcuni membri del Consiglio giudiziario supremo” e hanno descritto queste trasgressioni come un "rovesciamento delle leggi elettorali presidenziali”. E ancora: “c’è stata una deviazione significativa nel lavoro dell'Alta Commissione Nazionale per le Elezioni (HNEC). Ci sono chiare violazioni delle leggi elettorali che sono state approvate dal Parlamento libico".

 

L'articolo 12 della legge sulle elezioni presidenziali stabilisce infatti che i candidati devono dimettersi dalle loro posizioni tre mesi prima della data delle elezioni, prevista per il 24 dicembre. Domenica scorsa, il primo ministro del governo di unità nazionale (GNU) Abdel-Hamid Dabaiba ha presentato i suoi documenti di candidatura nella sede dell'HNEC a Tripoli. Questa decisione ha innescato a sua volta polemiche, poiché il premier continua a mantenere il suo posto di presidente del GNU, il governo di Tripoli.

 

“La mossa del premier di candidarsi è in chiara sfida alle leggi elettorali esistenti” ha dichiarato Saleh Afhima, uno dei deputati del Parlamento libico. “E’ stata un’applicazione selettiva delle norme condivise e pertanto una decisione spinta da obiettivi politici presa da un organo di garanzia attraverso procedimenti illegali”.

 

CONDANNA A MORTE PER HAFTAR DA UN TRIBUNALE DI MISURATA

 

Come se non bastasse, l’ufficio di un procuratore militare di Misurata ha emanato una condanna a morte nei confronti di Khalifa Haftar e altri leader dell’LNA, l’Esercito Nazionale Libico. Superfluo ricordare che Misurata è una roccaforte turca in Libia, sia per i legami storici ed economici, sia per la presenza di una delle più potenti milizie private del Paese, equipaggiata ed addestrata direttamente dalla Turchia.

Questa condanna è come se fosse stata emessa dal governo turco, in Libia non ha valore. Certo non avrà fatto piacere ad Erdogan che Haftar abbia regolarmente potuto presentare a sua candidatura a norma di legge, essendosi dimesso da Comandante dell’LNA lo scorso dicembre, mentre il suo cavallo, l’attuale premier Abdel-Hamid Dabaiba in quelle settimane aizzava le piazze a Tripoli sicuro che le elezioni non si sarebbero tenute.

Di fronte al’irremovibilità della comunità internazionale circa la necessità di tenere le elezioni il 24 dicembre, Erdogan ha dovuto cambiare strategia ed apparecchiare le cose a modo suo: Saif estromesso, Haftar ricercato e Commissione elettorale che al contrario accoglie la candidatura di Dabaiba in palese violazione della legge elettorale.

Nelo stesso giorno un nuovo aereo cargo militare A400 decollato da Ankara atterrava nella base di al-Waitiyah, nel nord-ovest della Libia, base che (come abbiamo già scritto   https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_base_di_alwatiyah_in_libia_epicentro_del_terrorismo_nato_in_nordafrica/41939_42816/) è di fatto territorio turco in Libia. Ignoto il carico trasportato, ma certamente non margherite e nemmeno ghirlande di fiori.

 

ATTENTATO A SAIF A SABHA

 

Giovedì 25 novembre il tribunale di Sabha è stato attaccato da un gruppo armato nel preciso momento in cui Saif Gheddafi stava per presentare il ricorso contro la sua esclusione dalle elezioni. Al-Jazeera ha immediatamente lanciato l‘accusa all’LNA, che controlla la città, di essere responsabile dell’attacco che ha impedito al ricorso d essere presentato e chissà forse puntava all’omicidio di Saif.

Ma dalla Libia nostre fonti sostengono che i responsabili sono stati a contrario arrestati e presto riconosciuti come una "unità di sicurezza" appartenente al Consiglio presidenziale presieduto da Mohammed al-Manfi, altro organo falsamente indipendente, vicino alla Fratellanza Musulmana, riconosciuto dalla comunità internazionale ed imposto sulla vita politica della Libia.

 

<<Saif, Haftar e Bashaga sono stati cacciati! Quindi, ci sarà la guerra al posto delle elezioni>>.

 

 

Questo il commento finale del nostro contatto.

 

L’Unione Europea, ancora una volta, asseconda le provocazioni della Turchia e dichiara di fatto guerra alla Libia. Guerra che domani sarà spiegata con la riottosità dei Libici o peggio ancora motivata con pezze fasulle emesse da procure in mano agli occupanti.

 

In attesa del collegamento video di lunedì prossimo con Tripoli e dei prossimi avvenimenti.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Ora dalle sponde siciliane anima il progetto "Exodus" in contatto con centinaia di persone in Libia. Di prossima uscita il film "L'Urlo"

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