Chavez 2013-2023. Il capostipite del mondo multipolare

 Chavez 2013-2023. Il capostipite del mondo multipolare

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"Il mondo del XXI secolo, che già si profila all'orizzonte, non sarà bipolare, né unipolare, grazie a Dio sarà multipolare", affermava l’allora candidato presidenziale Hugo Chávez il 12 agosto 1998, in una conferenza al Palacio de las Academias di Caracas.

Il gigante bolivariano con queste parole conferma la sua capacità di vedere con lungimiranza e di comprendere la nuova direzione che aveva intrapreso la comunità internazionale, in una fase dove il nuovo mondo multipolare era ben lungi dal palesarsi. Forse in questi ultimi anni stiamo assistendo al declino del dominio unipolare statunitense, accompagnato dall’ascesa delle potenze multipolari capeggiate da Cina e Russia. Ma alla fine degli anni ’90 del secolo scorso era ancora un’incognita bella grossa il futuro.

Dopo la sua scarcerazione nel 1994, Chavez si candida alla presidenza. In campagna elettorale, il carismatico leader socialista promette di porre fine alla corruzione, sconfiggere la povertà e demolire il vecchio sistema politico venezuelano, basato sul Patto di Funtofijo che stabilisce il bipartitismo e quindi il potere tra i due partiti principali, per aprire il potere politico a partiti indipendenti. Chavez vince le elezioni con il 56%, la più alta percentuale di voti popolari in quattro decenni.

Oltre a ricostruire un paese devastato dal neoliberismo, il leader bolivariano rende il Venezuela un protagonista sulla scena internazionale. Un attore impegnato nello sviluppo del mondo multipolare e nell’integrazione regionale su basi solidaristiche. 

La politica estera di Chávez riconosce due fasi ben delimitate nel tempo, sia nelle azioni e negli scopi che nei metodi e negli obiettivi. La prima è iniziata nel 1999 ed è durata fino alla metà del 2004. Il suo fondamento concettuale si trova nelle linee guida del Piano di sviluppo nazionale 2001-2007, in cui sono stati stabiliti gli obiettivi corrispondenti al capitolo "Equilibrio internazionale".

La seconda fase è iniziata intorno al novembre 2004 e i suoi obiettivi, piani e strategie sono stati definiti nei lavori, nelle conclusioni e nei documenti del Workshop di alto livello tenutosi a Caracas il 12-13 novembre, quando viene inaugurata una nuova fase, la "nuova mappa strategica della Rivoluzione Bolivariana".

Chavez inizia a viaggiare molto all'estero, rafforzando le relazioni con Iran, Russia e Cina. Grazie agli alti prezzi del petrolio, stringe generosi accordi per fornire petrolio ai vicini nelle Americhe, tra cui Bolivia, Nicaragua, Cuba e i Caraibi. Fornisce inoltre olio da riscaldamento a prezzi scontati alle comunità a basso reddito del nord-est degli Stati Uniti. Nel 2006, il suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui definisce il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush "il diavolo", balza agli onori della cronaca internazionale. 

Il leader bolivariano non solo rafforza le relazioni con l'America Latina e i Caraibi, ma nel suo concetto di promozione di un mondo multipolare, stabilisce legami di cooperazione e alleanze tra il Venezuela e la Russia, la Cina, la Turchia, l'Iran, l'India, la Bielorussia, tra le altre nazioni. In questo modo, il leader socialista diversifica e amplia significativamente le relazioni internazionali della patria bolivariana, che durante i governi della Quarta Repubblica ha sempre e solo guardato verso nord, agli Stati Uniti. Un tipo di politica che aveva fortemente penalizzato Caracas. 

Chavez e la Cina

I legami tra Venezuela e Cina risalgono al giugno 1974, ma solo quando Hugo Chávez ascende alla presidenza nel 1999 le relazioni con il gigante asiatico si consolidano. Un'alleanza strategica caratterizzata dai principi del rispetto reciproco, della complementarietà e del vantaggio bilaterale, per lo sviluppo di entrambi i popoli. 

Nell'ottobre del 1999, Hugo Chavez, destinato a diventare il grande stratega dell'America Latina, compì la sua prima visita nella Repubblica Popolare Cinese.

Durante quella prima visita, Chávez e il suo omologo cinese di allora, Jiang Zemin, firmarono sette accordi bilaterali, tra cui un credito per 30 milioni di dollari, un accordo per la creazione di un comitato congiunto per l'energia e un altro per la protezione reciproca degli investimenti bilaterali, ricorda il libro La Revolución Bolivariana en la República Bolivariana de Venezuela, volume I, pubblicato dal Ministero della Comunicazione e dell'Informazione di Caracas. 

In quella prima visita iniziata il 10 ottobre e terminata tre giorni dopo, Chávez tenne anche una conferenza all'Università di Pechino, dove affermò: "Abbiamo cominciato a produrre una politica mondiale autonoma, indipendente da qualsiasi centro di potere e anche in questo noi assomigliamo alla Cina".

Chávez ha successivamente realizzato altre cinque visite in Cina: nel 2001, 2004, 2006, 2008 e 2009, durante le quali ha consolidato il partenariato strategico globale tra i due Paesi e approfondito gli scambi in varie aree di interesse bilaterale.

Ovviamente gli Stati Uniti non hanno mai visto di buon occhio le relazioni tra Venezuela e Cina. Ma la nazione bolivariana, in quanto Paese sovrano e indipendente, ha sempre difeso il proprio diritto ad avere relazioni con il Paese di sua scelta.

L'8 aprile 2009, dopo un incontro di lavoro con il presidente Hu Jintao al Palazzo del Popolo di Pechino, Chávez ha sottolineato: "La Cina è la superpotenza del XXI secolo e, come stavo dicendo al Presidente, una frase che abbiamo ripetuto in varie occasioni, la Cina sta dimostrando e dimostrerà che per essere grande non è necessario essere un impero ma un Paese solidale. Come ha detto il Presidente, siamo seduti qui su un piano di parità, mi ha detto, Venezuela e Cina su un piano di parità, senza imposizioni di alcun tipo, con rispetto, con affetto; questo è molto importante”.

Chavez e la Russia

Il Comandante Hugo Chávez oltre a promuovere le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese, ha anche rafforzato l’alleanza con la Federazione Russa dal momento in cui ha assunto la presidenza della Repubblica nel 1999. La nazione eurasiatica ha riconosciuto fin dall'inizio la leadership del leader socialista e il suo impegno nel promuovere il mondo multipolare e come difensore della sovranità della patria bolivariana. 

Nel maggio 2001, su invito del presidente Vladimir Putin, Chávez effettua la sua prima visita in Russia come capo di Stato.

Durante l'incontro a Mosca del 15 maggio, in cui sono stati firmati accordi bilaterali su agricoltura, agroindustria, scienza e tecnologia e cooperazione militare, Putin ha dichiarato: "Chávez appartiene alla nuova generazione di politici latinoamericani. Appartiene ai politici che hanno maggiore precisione, chiarezza, comprensione e difesa degli interessi nazionali del loro Stato". Gli sforzi del presidente venezuelano nell'arena internazionale sono una continuazione dei suoi sforzi in patria. (...) Sono assolutamente certo che il Venezuela può svolgere un ruolo molto importante in diverse direzioni di sviluppo nel mondo di oggi. La continuazione degli sforzi con il Venezuela e con l'America Latina, dove è necessaria la creazione e lo sviluppo del mondo multipolare, deve essere uno degli assi delle relazioni politiche. Siamo consapevoli delle iniziative del Presidente e le accogliamo come iniziative mature e giustificabili, in primo luogo per quanto riguarda la promozione del processo di integrazione. Per quanto riguarda le relazioni politiche, lo sviluppo del mondo multipolare è assolutamente necessario”.

Chávez, da grande stratega qual era, intravide l'inizio di una stretta relazione tra Venezuela e Russia: "Sta iniziando un'alleanza strategica. Sta iniziando un'azione politica congiunta. Difendiamo la sovranità proprio come voi, proprio come la Russia; per noi la sovranità, l'autodeterminazione e il rispetto del diritto internazionale sono sacri. Difendiamo il nostro diritto di promuovere le nostre forze economiche e i modelli economici adatti alla nostra realtà. Non accettiamo né l'imposizione di modelli economici né l'imposizione di politiche economiche”.

Il comandante Chávez visiterà poi la Russia in diverse occasioni (con visite ufficiali - nel novembre 2004 e nell'ottobre 2010; con visite di lavoro - nell'ottobre 2001, nel luglio 2006, nel giugno 2007, nel luglio e settembre 2008 e nel settembre 2009).

Da allora, le relazioni tra Venezuela e Russia sono cresciute e si sono rafforzate. Non solo in ambito economico, militare, scientifico, agricolo e sanitario, ma anche politico e strategico.

La Russia è stata uno dei Paesi che ha respinto i tentativi dell'impero statunitense di imporre con la forza un cambio di governo in Venezuela. La nazione eurasiatica ha anche condannato con forza il blocco statunitense contro la terra di Simón Bolívar. La Russia non ha mai smesso di esprimere il suo sostegno e la sua solidarietà alla patria di Chávez. Nei momenti più difficili è sempre stata presente.

Ad esempio nel 2020, in piena pandemia, la Russia ha inviato nel Paese tonnellate di forniture mediche e medicinali per far fronte alla Covid-19. Mentre gli Stati Uniti mantenevano ancora il paese sotto sanzioni. 

Nell’ottobre del 2020 il Venezuela è il primo paese dell'America Latina a ricevere il vaccino russo Sputnik V per combattere il coronavirus. 

Come Chávez e Putin avevano previsto nel 2001, le relazioni tra le due nazioni continuano a crescere. La Russia, come la Cina, l'Iran e Cuba, è uno dei grandi alleati del paese bolivariano.

Chavez e l’Iran

Nella sua visione antimperialista di un mondo multipolare il gigante bolivariano Hugo Chavez ha rafforzato i legami di amicizia tra il Venezuela e la Repubblica Islamica dell'Iran, una nazione che, come la terra bolivariana, ha sofferto dell'aggressione imperiale statunitense, e si trova sotto un regime di sanzioni imposte dagli Stati Uniti. 

Quando è salito al potere nel febbraio 1999, le relazioni tra le due nazioni hanno iniziato a rafforzarsi; all'epoca Sayid Mohamed Khatami era presidente della nazione persiana (agosto 1997-agosto 2005). Insieme hanno rafforzato la cooperazione nei settori del petrolio, della petrolchimica, della scienza e della tecnologia, dell'agricoltura, dei partenariati commerciali, della sanità e in altri settori.

Le relazioni tra i due Paesi sono aumentate ulteriormente nel 2005, quando Mahmoud Ahmadinejad è diventato presidente iraniano.

Nel quadro di questo rapporto di cooperazione e fratellanza tra Venezuela e Iran, il 25 novembre 2009 Ahmadinejad compie il suo quarto viaggio nel paese latinoamericano. Chavez lo accoglie con queste parole: “Siamo qui per darti il benvenuto, fratello: Mahmoud Ahmadinejad, leader, fratello, compagno, direi addirittura gladiatore delle lotte antimperialiste, esempio di fermezza, di costanza, di battaglia, per la libertà del suo popolo, per la grandezza della patria persiana, della patria iraniana”.

Il presidente iraniano risponde così: “Il popolo venezuelano guidato dal nostro caro compagno Hugo Chávez e il popolo iraniano con la sua guida, stanno avanzando all'avanguardia degli altri popoli, senza dubbio il ruolo del Presidente Chávez nel risveglio, un secondo risveglio dei popoli latinoamericani, è un ruolo ammirevole, un grande uomo rivoluzionario; sono suo fratello e suo amico, e per me è un onore e saremo insieme fino alla fine".

L’amicizia e la cooperazione tra i due paesi è andata espandendosi nel tempo. L'Iran, anch'esso vittima dell'assedio economico e delle sanzioni unilaterali imposte dal regime statunitense, si è schierato in prima linea per fornire pieno sostegno al Venezuela per far fronte al blocco. 

Chavez e la Turchia

Se è vero che l'attuale profondità raggiunta dal presidente Nicolás Maduro nei rapporti con la Repubblica di Turchia è storicamente senza precedenti, data la forza di ciò che è stato raggiunto finora, il comandante Hugo Chávez è stato un pilastro fondamentale dell'attuale successo delle relazioni turco-venezuelane.

La serie di accordi bilaterali siglati tra Ankara e Caracas dimostrano ancora una volta che i termini multicentrico e multipolare non sono opera del caso, ma sono il prodotto di decisioni consensuali e ben ponderate, con l'obiettivo di produrre vantaggi reciproci per i popoli, senza interferenze di alcun tipo e nel rispetto della sovranità nazionale, in opposizione alle posizioni colonialiste e imperialiste.

Tra gli accordi rilevanti firmati tra le due repubbliche dal 1999 ad oggi vi sono: la cooperazione aeronautica ed energetica, le alleanze nel campo dei visti e dei passaporti ordinari, la reciprocità nel campo del turismo, nonché la cooperazione culturale, educativa e scientifica.

In questo modo, si riafferma la visione di un uomo come Chavez che amava profondamente la sua patria, lasciando in eredità alle relazioni bilaterali la forza sufficiente per superare le difficoltà e rendere irreversibile la Rivoluzione Bolivariana.

Significative dell’eredità lasciata da Chavez, del Venezuela come un paese che promuove la tradizione bolivariana non solo all'interno dei propri confini ma in tutto il mondo, le parole pronunciate dal presidente turco Erdogan in occasione di una visita a Caracas nel 2018: “La politica di solidarietà con gli oppressi di tutto il mondo, iniziata dal presidente Chavez, viene ora mantenuta dal mio caro amico Maduro. Per questo motivo, il Venezuela è oggi uno dei più forti sostenitori della causa palestinese".

Sottolineando che questa nobile posizione del Venezuela disturba i circoli che si nutrono di invasione e sfruttamento, il presidente Erdogan aggiungeva: "Questo è uno dei motivi per cui questi ambienti si sono recentemente spinti fino ad attentare alla vita del signor Maduro. Tuttavia, nessuna pressione, nessun atto infido, nessuna minaccia o ricatto potrà mettere le catene alla volontà del popolo venezuelano. Non riusciranno a spegnere il fuoco della libertà acceso da Simon Bolivar due secoli fa".

Il Venezuela nel mondo multipolare

Se oggi il Venezuela è un attore di primo livello nella costruzione del nuovo mondo multipolare lo deve all’azione alla lungimiranza del gigante Hugo Chavez. Con il suo avvento al potere la diplomazia bolivariana ha progettato e attuato un'inedita strategia internazionale di alto profilo strategico, sostenuta fondamentalmente, ma non esclusivamente, dalla variabile petrolio. A livello politico, la nuova politica estera ha incluso alcune azioni molto visibili, come le alleanze con Cuba, Iran, Turchia, Cina e Russia.

Il Venezuela bolivariano con Chavez è definitivamente entrato in una nuova fase, ancora più ambiziosa e delicata, dove Caracas mira a giocare un ruolo sempre più centrale nel quadro geopolitico globale. 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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