Cifre irrisorie in materia di formazione?

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Cifre irrisorie in materia di formazione?

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di Federico Giusti

Quando il PNRR diventa lo specchietto per le allodole ad occultare i ritardi strutturali e l'approccio culturale del capitalismo italiano pubblico e privato

Un vecchio proverbio dice che le parole sono portate via dal vento, i  proclami in materia di aumento dei fondi destinati alla formazione stridono con i dati forniti da Assorup, l’associazione dei Rup, sono riportate cifre secondo le quali la cifra spesa dal  78% della Pubblica amministrazione è inferiore a 5000 euro.
 
Abbiamo letto della formazione come volano della crescita economica e del rilancio dei servizi pubblici, un tempo alcuni contratti prevedevano esplicitamente una cifra percentuale minima per questo capitolo di spesa, nel corso degli anni, ai vari rinnovi contrattuali, ogni riferimento al capitolo formativo è andato invece perduto.
 
Ora possiamo anche dubitare dei dati forniti e scaturiti da una ricerca parziale ma resta il fatto che non sia lecito comprendere quanto spenda complessivamente la Pa, comparto per comparto, in materia di formazione in rapporto ad esempio alla spesa complessiva di personale, quanti siano i dipendenti destinati a questi aggiornamenti e quali i profili professionali di appartenenza.
 
E' indubbio che dovrebbe essere proprio l'Aran a documentare la spesa e i sindacati a imporre, al momento della stesura dei ccnl, norme ben precise con l'obbligo di spesa  per la formazione in deroga ai tetti previsti.
 
Così operando ci sarebbe un reale investimento in formazione e non solo dichiarazioni di intenti non seguite da scelte amministrative conseguenti.
 
Molti Enti pubblici investono poco e male in formazione, lo fanno a favore dei livelli apicali o si limitano a corsi gratuiti senza prima garantire al proprio personale un monte ore sufficiente all'aggiornamento.
 
Tanta disattenzione è spiegabile anche in virtù dei carichi di lavoro esistenti e tali da rendere la formazione una sorta di lusso ma esistono anche altre spiegazioni come la tendenza a scegliere solo le figure apicali che a loro volta dovrebbero trasmettere competenze e conoscenze ma solo raramente lo fanno.
 
Da tempo nella Pa vanno per la maggiore le iniziative formative a titolo non oneroso, ci si limita tuttavia a garantire la partecipazione di pochi dipendenti a webinar organizzati da vari enti pubblici e privati dedicati  ai contratti pubblici nonostante il nuovo codice appalti avrebbe dovuto spingere proprio gli Enti ad organizzare e facilitare percorsi di aggiornamento.
 
E' pur vero che i ritardi accumulati derivano da anni di mancati investimenti e solo con l'arrivo del Pnrr numerosi Enti hanno promosso e favorito la partecipazione ai seminari con una sostanziale inversione di tendenza rispetto al passato, ma resta ineludibile il fatto  che la formazione e l'aggiornamento non valgano erga omnes tanto che alcuni obblighi previsti dal codice degli appalti restano in buona parte disattesi.
 
L’articolo 45 del Dlgs 36 destina per altro lo 0,4% della spesa per gli appalti a percorsi formativi per aumentare competenze digitali come richiesto dal Pnrr, eppure il 78% delle stazioni appaltanti ha speso un importo pari o inferiore a 5mila euro in servizi di formazione stando al rapporto sopra menzionato e tra i fanalini di coda troviamo gli istituti scolastici.

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