COP16. Petro: "“Sono loro che ci stanno uccidendo, quelli che non si preoccupano dei bambini di Gaza, dell'America Latina o dell'Africa"

Conferenza della COP16 a Cali. Il presidente colombiano Petro ha dichiarato che “la massiccia migrazione di venezuelani verso gli Stati Uniti è una diretta conseguenza delle sanzioni economiche imposte da Washington a Caracas”. 29 ottobre 2024 Foto: EFE

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Durante il suo intervento alla Conferenza della COP16, il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha parlato della responsabilità dei Paesi ricchi, grandi emettitori di CO2, nella crisi climatica e ha previsto l'inizio di “tempi di estinzione”, oltre che “tensioni e rivolte politiche”.

Riferendosi ai “super-ricchi”, che sono costituiti da élite economiche, politiche, imprenditoriali e mediatiche, il presidente colombiano nel suo intervento di inaugurazione dei lavori alla sedicesima edizione della "Conferenza delle Parti", ha dichiarato: “Sono loro che ci stanno uccidendo, quelli che non si preoccupano dei bambini di Gaza, dell'America Latina o dell'Africa. Dopo averci succhiato la vita con le emissioni di CO2”.

All'incontro hanno partecipato anche i presidenti dell'Ecuador, Daniel Noboa; dell'Armenia, Vahagn Khachaturyan; della Guinea-Bissau, Úmaro Sissoco Embaló; del Suriname, Chan Santokhi, e del Consiglio presidenziale di transizione di Haiti, Leslie Voltaire. Erano presenti anche il vicepresidente della Bolivia, David Choquehuanca, e il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil.

Petro ha lamentato la “mancanza di azione” delle cosiddette “grandi ciminiere” e ha fatto riferimento alla necessità di stabilire altri modi di produzione “per proteggere la vita planetaria e la vita dell'umanità”. Il presidente colombiano si è soffermato a lungo nel suo intervento sui proventi della vendita di idrocarburi, che vengono convertiti in dollari ed euro e che sono destinati ai Paesi del blocco e ad ingrassare i fondi di capitale che concedono prestiti ai Paesi del Sud globale ad alti tassi di interesse.

Il leader colombiano ha fatto riferimento poi alle misure coercitive di Washington contro il Venezuela, interrogandosi sulla destinazione del denaro proveniente dallo sfruttamento del petrolio. “Gli Stati Uniti, che hanno avuto l'idea di bloccare il Venezuela, sono stati vittima della loro stessa invenzione”, ha detto il presidente colombiano, che ha aggiunto che questi meccanismi di pressione sono un ‘boomerang contro un popolo per ucciderlo, che ritorna al popolo da cui è stato lanciato’. E ancora: “la massiccia migrazione di venezuelani verso gli Stati Uniti è una conseguenza diretta delle sanzioni economiche imposte da Washington a Caracas”.

Sia il vicepresidente boliviano che il ministro degli Esteri venezuelano si sono trovati d'accordo con Petro sulla mancanza di azione da parte dei settori che generano impatto ambientale per prevenire “l'estinzione”. Choquehuanca ha fatto riferimento al “punto di biforcazione” in cui le nazioni e i popoli nativi rispettano “le leggi di madre natura”, mentre il capitalismo causa “la distruzione della biodiversità e la crisi climatica”. “Finché il mondo non riconoscerà la Madre Terra come soggetto di diritti, non ci sarà pace con la natura”, ha avvertito. Da parte sua, il ministro degli Esteri venezuelano ha chiesto di “configurare un piano d'azione concreto che affronti le questioni centrali che riguardano la biodiversità” e di “avviare un processo di trasformazioni e cambiamenti radicali”.

 

 

 

 

 

 

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