Elezioni in Ecuador. "La rinascita del paese passa per il ritorno della Rivoluzione Cittadina". Intervista esclusiva con l'ex ministro Ricardo Patiño

Elezioni in Ecuador. "La rinascita del paese passa per il ritorno della Rivoluzione Cittadina". Intervista esclusiva con l'ex ministro Ricardo Patiño

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di Geraldina Colotti


Alla vigilia delle elezioni anticipate in Ecuador, organizzate in un clima di forte tensione a causa dell'assassinio di diversi esponenti politici e di un candidato presidenziale della destra - Fernando Villavicencio-, abbiamo intervistato l'economista Ricardo Patiño. Nato nel 1954, ha ricoperto vari incarichi durante i governi della Rivoluzione Cittadina (2007-2017), presieduti da Rafael Correa. È stato Ministro degli Affari Esteri e della Mobilità Umana, Ministro dell'Economia e delle Finanze e Ministro della Difesa. Perseguitato dal governo di Lenín Moreno, che ha voltato le spalle alla Rivoluzione Cittadina. Patiño è ora rifugiato in Messico.


La Rivoluzione Cittadina propone Luisa González alla presidenza e Andrés Arauz, ex candidato presidenziale, alla vicepresidenza. Come si è preparato il suo partito a queste elezioni e quali sono stati i principali ostacoli incontrati?

La Rivoluzione Cittadina ha proposto due giovani con una solida preparazione accademica, che hanno avuto responsabilità durante i governi di Rafael Correa. Luisa, di formazione accademica, ha una vasta esperienza in ambito politico-amministrativo. Tra le tante funzioni ricoperte, è stata capo gabinetto. È l'unica donna tra le 8 candidate presenti. Arauz ricoprì importanti funzioni in campo economico, progettuale e del talento umano durante i governi Correa. Una delle principali complicazioni che abbiamo dovuto affrontare è stata la guerra mediatica scatenata contro di noi negli ultimi sei anni dall'élite ecuadoriana e dalla stampa nazionale e internazionale: sono nemici dei governi che vogliono essere sovrani, dei governi progressisti che non accettano di sottomettersi all'impero. Dal 2017, quando Moreno ha vinto la presidenza e ha tradito la Rivoluzione Cittadina e il suo popolo, contro di noi è stata condotta una feroce guerra 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno. Ci hanno accusato di mille falsità, senza la minima prova, ma le hanno ripetute così tante volte che alla fine hanno ottenuto un risultato: al punto che Moreno ha vinto il referendum (anticostituzionale) e la consultazione popolare del 2018, con la quale riformarono la Costituzione e abrogarono importanti leggi promulgate dalla Rivoluzione Cittadina. Con il tempo, però, non vedendo apparire alcuna prova di quelle accuse, la gente ha iniziato a ridare fiducia a Rafael Correa e alla sua squadra politica. D'altra parte, in questi sei anni l'incapacità dei governi Moreno (4 anni) e Lasso (2 anni) è stata così evidente, i risultati dell'applicazione del modello neoliberista sono stati così devastanti, che il confronto con la Rivoluzione Cittadina è stato inevitabile. Non solo la violenza ha attanagliato il paese, ma le condizioni di vita sono peggiorate. L'economia è entrata in stagnazione, i servizi pubblici sono ormai un disastro e tutti quei settori in cui avevamo raggiunto un livello di eccellenza e rispetto per la cittadinanza, come il rilascio di carte d'identità e passaporti, ora mostrano un livello altissimo di inefficienza e corruzione. Un confronto che ha finalmente cambiato la percezione indotta dalla campagna mediatica e che ha portato al risultato positivo ottenuto alle elezioni di sindaci e prefetti (che, in altri Paesi, equivalgono a governatori), nel febbraio 2023. Un confronto molto importante per la Rivoluzione Cittadina. Bisogna però tener conto che è rimasta una ferita aperta nel sentimento generale, si sono insinuati dubbio e sfiducia. Inoltre, abbiamo dovuto ricostruire la nostra organizzazione perché, purtroppo, non solo Moreno ci ha tradito, ma anche molti altri funzionari pubblici e militanti. Fortunatamente, la maggior parte è rimasta con noi, ma molti se ne sono andati. E questo ha creato lacerazioni, alimentate dalle élite che temono il ritorno della Rivoluzione Cittadina, perché sanno che non potranno continuare a prendere decisioni e condizionare il governo per ripristinare i propri privilegi. Abbiamo dovuto fare i conti con una nefasta alleanza di potere e gruppi di interesse che si sono affidati a Moreno e soprattutto a Lasso, e che vogliono mantenere la loro posizione. Inoltre, molti dei nostri potenziali candidati presidenziali o parlamentari sono stati scelti come sindaci o prefetti e avevamo meno opzioni per le candidature nazionali. Tuttavia, sono convinto che abbiamo fatto la scelta migliore per queste elezioni presidenziali del 20 agosto.

Lei è stato un importante esponente della Rivoluzione Cittadina, guidata per dieci anni da Rafael Correa. Qual era, in sintesi, il vostro progetto, nazionale e internazionale, e perché è entrato in crisi?

La rivoluzione dei cittadini, guidata da Rafael Correa, era un progetto di sviluppo nazionale, endogeno, sovrano, volto a far crescere l'economia in modo decentralizzato. Un modello di crescita unito al benessere generale della popolazione per costruire equità e con il maggior decentramento possibile dei benefici dello sviluppo. Ciò si basa sulla supremazia dell'essere umano sul capitale. Nel governo di Rafael Correa c'è stata crescita e uguaglianza allo stesso tempo. La povertà e l'indigenza sono state notevolmente ridotte, l'occupazione e la stabilità del lavoro sono cresciute, i salari reali sono aumentati, l'accesso e la qualità della sanità pubblica, della sicurezza sociale e dei servizi di assistenza sono migliorati e molto altro ancora. Un modello che definirei come il primo passo di una società socialista. Sappiamo tutti che la costruzione di una società socialista a partire dal capitalismo è un processo a lungo termine. Il socialismo non si decreta, ma si costruisce a poco a poco, e uno degli elementi per questa costruzione è lo sviluppo delle forze produttive, è la costruzione della democrazia reale, il rafforzamento della democrazia partecipativa e del benessere generale. Se tutto questo non è abbastanza avanzato, non c'è modo di costruire una società socialista. Per questo abbiamo definito il nostro progetto Socialismo del XXI secolo, per differenziarlo da quello dell'Unione Sovietica del secolo scorso. In sintesi, il modello di sviluppo che proponiamo si basa sullo sviluppo sostenibile endogeno, con una visione nazionalista. Implica la costruzione di una capacità produttiva locale, per generare più valore aggiunto, valorizzare capacità e talento umano, la costruzione di infrastrutture, capacità energetica, scienza e tecnologia, essenziali per la costruzione di un Paese sviluppato, che abbia la capacità di competere nel futuro, cioè che sia sostenibile. Per questo, abbiamo creato due università di scienza e tecnologia, Yachay e Ikiam. Questo è il modello di sviluppo che abbiamo promosso e che si è consolidato negli anni di governo della Rivoluzione Cittadina. Purtroppo, dopo il tradimento di Moreno, molte di queste conquiste sono andate perdute. Era impensabile che venissero distrutte persino le infrastrutture scolastiche, ma è successo anche questo. Il 13 agosto è circolato un video dalla mia città natale, Guayaquil, che mostrava una scuola che avevamo costruito, completamente smantellata, dal tetto alle fondamenta. In due mesi è stata vandalizzata, e lo stesso è accaduto con ospedali e altre strutture pubbliche. Il modello neoliberista non si preoccupa del benessere della popolazione. D'altra parte, eravamo consapevoli che il nostro modello economico, che implica lo sviluppo di un piccolo paese sudamericano come l'Ecuador, era molto difficile da attuare se non ci integravamo a livello regionale. Abbiamo vissuto in un mondo dominato dal modello monopolistico degli Stati Uniti, accompagnato dall'Unione Europea e dal Giappone, il cui potere, nell'ultimo decennio, è stato sfidato dal potere economico della Cina e dal potere militare della Russia e da altri fattori internazionali. Era molto improbabile che il Paese potesse svilupparsi in modo endogeno su un territorio di 256mila chilometri quadrati e una popolazione attuale di 18 milioni di abitanti. Ciò ha richiesto e richiede l’inserimento in un processo di integrazione sudamericano, latinoamericano e caraibico che consenta di consolidare un progetto nazionale autonomo. Insieme ad altre nazioni, abbiamo costruito, quindi, ALBA, UNASUR e CELAC. In termini autocritici posso dire che il nostro progetto avrebbe dovuto rispondere in modo diverso al tradimento di Moreno; che, durante quel decennio proficuo, mentre lavoravamo per costruire maggiori capacità produttive e infrastrutture ed espandere i diritti, avremmo dovuto rafforzare molto di più la nostra organizzazione politica e promuovere ulteriormente l'organizzazione sociale e l'economia popolare e solidale. Lì abbiamo avuto dei limiti.  Il nostro progetto ha trascurato la questione organizzativa, sia politica che sociale. Avremmo dovuto fare di più anche a livello ideologico. È molto difficile per una società avanzare verso la costruzione di un nuovo modello egualitario, socialista, se non c'è una reale coscienza nella popolazione. Queste sono debolezze che dobbiamo riconoscere e correggere in modo autocritico.

Lei, come molti altri personaggi pubblici legati alla Rivoluzione Cittadina, a cominciare dal vicepresidente Jorge Glas e dallo stesso ex presidente Correa, è stato perseguitato attraverso la pratica del lawfare, l'uso della magistratura per scopi politici. Com’è nato un tale meccanismo e quanto pesa oggi?

Il Lawfare, l'uso del sistema giudiziario per attaccare alcuni settori politici di sinistra e progressisti, appare oggi come una pratica diffusa in America Latina, una strategia attuata dall'imperialismo, ma diligentemente applicata dalle élite latinoamericane. In Ecuador, è stato utilizzato sistematicamente dall'inizio della presidenza di Moreno, nel maggio 2017. Ad agosto, Moreno aveva già iniziato a distribuire il potere ai settori più corrotti dei precedenti governi. Il vicepresidente, Jorge Glas, aveva espresso il suo disaccordo, denunciando pubblicamente la consegna del settore elettrico, degli ospedali e delle istituzioni pubbliche ai ladri in colletto bianco in cambio di sostegno politico. Poi, Moreno ha utilizzato i media e il sistema giudiziario per attaccare Jorge Glas che, nell'ottobre 2017, è stato imprigionato con vari artifici, ed è rimasto incarcerato per cinque anni e quattro mesi, ingiustamente, mentre tre personaggi si sono succeduti alla vicepresidenza: uno più incapace dell'altro. L'accusa principale contro Jorge Glas si basava sulle dichiarazioni di un funzionario coinvolto nel caso di corruzione contro la ditta brasiliana Odebrecht, che la Corte Suprema brasiliana ha ora ritenuto false. Il sistema giudiziario ecuadoriano, o quel che ne resta, dovrebbe riconoscerlo. Tuttavia, in questo modo, Moreno ha eliminato coloro che denunciavano il processo di spartizione del potere con i nemici della Rivoluzione Cittadina: le banche, i grandi media, i monopoli, l'imperialismo. Quindi, hanno consegnato Julian Assange, hanno riaperto la porta alle forze armate statunitensi consentendo loro di utilizzare l'aeroporto delle Galapagos e sono quasi riusciti a creare una base militare Usa, proibita dalla Costituzione. La consultazione popolare convocata all'inizio del 2018 era incostituzionale, ma l'hanno vinta e ciò ha permesso loro di sequestrare praticamente tutti gli organi dello Stato. Sono riusciti persino a nominare illegalmente i rappresentanti della Corte Costituzionale, della Corte Nazionale di Giustizia, del Consiglio di Giustizia, della Procura generale, della Corte dei Conti, del Consiglio nazionale elettorale, delle sovrintendenze, tutto. In questo modo, senza contrappesi minimamente imparziali, avendo in mano tutte le principali funzioni dello Stato, compresa l'autorità elettorale, sono riusciti a consolidare il lawfare. Quindi, prima ci hanno portato via il partito, poi ci hanno impedito di formarne un altro, perseguitando persone e istituzioni politiche. Nel 2019, abbiamo potuto partecipare alle elezioni amministrative appoggiandoci a altro partito e quasi clandestinamente, perché ogni volta che ci avvicinavamo a un partito lo cancellavano o cambiavano la direzione. Quello che hanno fatto contro il presidente Correa non ha precedenti. Prima hanno inventato il suo presunto coinvolgimento in un sequestro e lo hanno condannato, poi lo hanno accusato di aver chiesto denaro in cambio di contratti. Non potendo provare nulla di tutto ciò, hanno inventato il reato di "influenza psichica". Per impedirgli di candidarsi alle elezioni del 2021, visto che il processo per presunte tangenti non si era ancora concluso e la sua difesa aveva appena presentato ricorso per annullamento, hanno risolto in soli 17 giorni un iter giudiziario che solitamente dura anni, per via dei riscontri e delle necessarie verifiche. Hanno respinto l'appello tre giorni prima della scadenza per la presentazione delle candidature, quindi Rafael non ha potuto candidarsi alla vicepresidenza. E lo hanno fatto con tante altre persone, ad esempio l'ex presidenta del Parlamento Gabriela Rivadeneira, una giovane e brillante politica, o Paola Pabón, prefetta della provincia di Pichincha e Virgilio Hernández, direttore del partito, imprigionato per un tweet in cui diceva che il governo Moreno violava i diritti dei lavoratori, e con altri ancora, le cui vite sono state rovinate dal lawfare. Chi non è andato in galera ha dovuto lasciare il Paese, e questo ci ha fatto molto male perché conosciamo bene l'importanza, per un movimento politico, di avere i dirigenti sul territorio. La dirigenza storica della Revolución Ciudadana è invece fuori dal Paese da sei anni. Nel mio caso, hanno emesso un provvedimento di carcerazione provvisoria per un intervento in una riunione interna della nostra organizzazione in cui ho chiesto alla militanza di accompagnare il nostro popolo, senza usare la violenza, in difesa dei propri diritti. Ho ricevuto asilo politico dal Messico, come Rafael Correa dal Belgio, perché riconoscono la nostra condizione di perseguitati politici. Allo stesso modo, l'Interpol ha negato la richiesta ecuadoriana di includerci nell'allerta rossa perché ci sono prove di persecuzione, non c’è un processo imparziale.

Come è nata la proposta di consultazione sul Parco Yasuní il giorno del voto e che influenza può avere sui risultati elettorali?

La discussione è nata durante il governo della Rivoluzione Cittadina, quando il presidente Correa ha proposto al mondo che l'Ecuador non estraesse petrolio da una piccola porzione del parco Yasuní, che si trova nell'ITT, il giacimento con il maggior potenziale petrolifero in Ecuador. Per rinunciare a miliardi di dollari di entrate, proponevamo un indennizzo del 50 per cento, per continuare a proteggere la natura: la metà del sacrificio. La proposta non ebbe però un riscontro internazionale positivo e il governo decise di avviare lo sfruttamento di soli 250 ettari, una piccola porzione del parco, e di farlo con tutte le precauzioni ambientali possibili. Così, un'organizzazione chiamata Yasunidos ha deciso di proporre un referendum, che però non ha avuto luogo. Ora ripropongono la questione, lo stesso giorno del voto, per ovvi motivi di campagna elettorale: per provocare una reazione avversa da parte di settori della gioventù ambientalista alla nostra candidatura, che comunque ha dichiarato che rispetterà l'esito della consultazione.

Riguardo all'assassinio di Fernando Villavicencio, candidato del Movimento Construye a succedere a Guillermo Lasso, Rafael Correa ha parlato di cospirazione contro la Rivoluzione Cittadina. Qual è la sua lettura?

L'omicidio di Villavicencio è un crimine efferato, da condannare sotto tutti i punti di vista, e i cui mandanti restano ancora da scoprire. Ciò che è evidente è la responsabilità dello Stato per una violenza che prima non c'era. Correa ha lasciato un paese considerato il secondo più sicuro del continente e uno dei più sicuri al mondo, che ora è il più insicuro del continente e uno dei più insicuri al mondo. Si è diffusa anche la criminalità politica, che prima non esisteva, non era mai successo che venissero uccisi sindaci, rappresentanti o candidati. Prima dell'assassinio di Villavicencio, nel solo mese di luglio 2023, sono stati uccisi tre politici, tra cui il sindaco di Manta, e pochi giorni dopo, un dirigente della Rivoluzione Cittadina, Pedro Briones, assassinato a Esmeraldas. Assassinii politici che continuano, e purtroppo stanno diventando la norma. Secondo le sue stesse denunce, Villavicencio era stato minacciato dal capo di una banda criminale in carcere. Perché, nonostante il dispiegamento di forze di sicurezza dotate di armi di grosso calibro, che lo circondavano, non è stato protetto dai suoi aggressori? Il giorno dell'attentato, quando il capo della sicurezza, arrivato con qualche minuto di ritardo, è andato a prenderlo con l'auto blindata, Villavicencio era già stato caricato su un comune veicolo, senza rispettare alcun protocollo di sicurezza. La polizia ha parlato di tre anelli di sicurezza per la sua protezione, ma il capo della sicurezza di Villavicencio nega e assicura che il governo non lo ha protetto il giorno dell'omicidio. È un reato con evidente responsabilità di governo. Tuttavia, tale è il cinismo dei media, di Lasso e di alcuni candidati presidenziali, che sono arrivati ad accusare la Rivoluzione Cittadina. Abbiamo dimostrato nel corso della nostra carriera un alto senso etico nella condotta politica. Quando siamo stati accusati ingiustamente, abbiamo risposto politicamente, mediaticamente e giudizialmente, ma non siamo mai ricorsi alla violenza. E, mettendoci nella testa maliziosa di chi ci accusa, è assurdo anche solo pensare che una candidatura che si trova al primo posto, con un vantaggio di oltre 25 punti sugli avversari, possa compiere un'azione criminosa che potrebbe modificare le intenzioni di voto. Ricordiamo che Villavicencio, prima di essere assassinato, faceva parte di un gruppo di candidati ben distanziato da Luisa González, e si era classificato 4° o 5° in tutti i sondaggi.

In che modo la politica per la sicurezza proposta dalla Rivoluzione Cittadina differirebbe da quella della destra o dal “modello Bukele”, che trova molti seguaci in America Latina?

La politica di sicurezza di Rafael Correa si è basata su una visione d'insieme, integrale, che ha dato ottimi risultati contro la criminalità e la violenza esistenti nei precedenti governi. Voglio richiamare nuovamente i dati. Prima della Rivoluzione Cittadina, il tasso di omicidi era di 18 persone ogni 100.000 abitanti all'anno. Con noi quel livello è sceso a un tasso di 5,5. Con Moreno e poi con Lasso siamo ormai a 32 omicidi ogni 100.000 abitanti. La Rivoluzione Cittadina ha ideato una politica globale per risolvere i problemi a livello strutturale e comunitario. Per cominciare, fu creato un ministero appositamente incaricato di coordinare la sicurezza dei cittadini, soppresso da Moreno e Lasso. Alla polizia sono state fornite armi, veicoli, strumenti tecnologici e alloggi adeguati, che prima non avevano. Nei quartieri sono state create unità di sorveglianza, composte da dirigenti di quartiere e polizia comunitaria. È stato creato un complesso sistema di sorveglianza e attenzione ai crimini e alle emergenze (ECU-911) con la partecipazione coordinata di rappresentanti della polizia, delle forze armate, delle agenzie di intelligence, della gestione del rischio, del Ministero della Salute e dei vigili del fuoco. Le unità disponevano di infrastrutture e tecnologie avanzate in cui le informazioni venivano raccolte dalle telecamere installate in tutto il paese, per proteggere la popolazione. Sono state attuate riforme giudiziarie per evitare che i criminali detenuti venissero rilasciati dopo poche ore a causa della collusione con giudici e pubblici ministeri. Per prestare attenzione alle questioni giudiziarie, è stato creato il Ministero della Giustizia, un organismo che si occupava anche della politica penitenziaria, che ha ridotto notevolmente la sovrappopolazione e il sovraffollamento delle carceri e ha fatto progressi nella politica di riabilitazione dei detenuti. Tutti questi progressi sono stati smantellati negli ultimi sei anni.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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