Giorno della Memoria: l'ipocrisia di celebrazioni senza il paese che ha liberato Auschwitz

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Giorno della Memoria: l'ipocrisia di celebrazioni senza il paese che ha liberato Auschwitz

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Nel generale clima di frenesia bellicista si arriva ad estremi assurdi come quelli per le celebrazioni del Giorno della Memoria. Questa ricorrenza è stata fissata nella data della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. Oggi che forze dichiaratamente naziste o antisemite sono tornate al potere in diversi paesi, appare assurdo che alle celebrazioni di Auschwitz (che si trova in Polonia) non sia stata invitata proprio la Russia che continua a lottare contro i nazisti. Ad Auschwitz ci saranno riuniti invece quegli ipocriti rappresentanti di paesi che a parole rinnegano il nazismo, ma che nei fatti lo sostengono.


La Polonia non è un Paese nazista, ma ultra nazionalista e clerico-reazionario. 

Nelle Repubbliche Baltiche dell’ex-URSS vige un regime segregazionista che cerca di cancellare la memoria storica e riabilita i collaborazionisti nazisti che vengono eletti ad eroi nazionali. In Ucraina dei nazisti sono al potere. Sebbene Zelensky sia ebreo, non ha fatto nulla per contenere i nazisti, anzi gli ha dato maggiori spazi dei suoi predecessori. Il famigerato Battaglione Azov è stato più volte insignito di riconoscimenti da parte di Zelensky che lo ha anche osannato con la macchina mediatica di regime. Zelensky non si fa nessuna remora a comparire in pubblico in mezzo a simboli nazisti, il caso più grottesco è quello di una guardia addetta alla sua sicurezza personale che indossava un distintivo con il Totenkopf, il teschio delle SS. Zelensky non è nazista, ma un collaborazionista. 

In questa Giornata della Memoria dovremmo però riflettere non solo sul nazismo in Ucraina, ma sulla profonda natura di quello Stato, del terreno cioè su cui ha potuto attecchire il nazismo. Lungi dal voler accusare gli ucraini di simpatie naziste (anzi, si tratta di un popolo con una diffusa coscienza antifascista), ricordiamo chi siano i due “padri della Patria” del moderno Stato ucraino. Il primo è Symon Petljura nazionalista ucraino che combatté la Guerra Civile contro i Bolsevichi e fu responsabile di numerosi Pogrom di ebrei. Il Secondo è Stepan Bandera, sterminatore di ebrei (oltre che di polacchi, russi, comunisti e di tutti gli altri che non gli piacevano), un feroce fantoccio nelle mani di Hitler.

Dopo l’Olocausto la comunità internazionale si è raccolta nel motto “Never again” (Mai più). Una frase che in troppi stanno svuotando di significato, in Europa il nazismo è ricomparso e gode di numerosi alleati che lo usano -anche stavolta- per laidi fini geopolitici. Ci sono degli antifascisti che non staranno alle celebrazioni per la liberazione del Campo di Auschwitz, ma che si battono perché davvero non sia mai più.

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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