Chi omaggia la Brigata Edelweiss offende l'Italia e la sua memoria storica

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Chi omaggia la Brigata Edelweiss offende l'Italia e la sua memoria storica

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di Alberto Fazolo

Il 20 novembre scorso si è tenuta a Leverkusen (Germania) la partita di calcio tra la nazionale italiana e quella ucraina, incontro valido per le qualificazioni al prossimo campionato europeo. Allo stadio è successo un fatto inaccettabile: a bordo campo, nella parte centrale e maggiormente visibile, era affissa e ben distesa una bandiera che non poteva passare inosservata. Dai televisori la si è vista nitidamente in tutto il mondo, chi era presente in campo la deve aver vista ancora meglio.

La bandiera in questione è quella della 10° Brigata da Montagna “Edelweiss” dell’Esercito ucraino, unità speciale fondata nel 2015, nel pieno della guerra in Donbass. Il nome è stato scelto in omaggio alla 1° Brigata da montagna “Edelweiss” della Germania nazista. Quest’ultima fu determinante durante l’invasione dell’Unione Sovietica per la conquista da parte dei tedeschi dei territori dell’attuale ucraina. In particolare, la Edelweiss tedesca si distinse nelle battaglie nella regione di Donetsk, per questo l’omonima dell’Ucraina adotta lo stesso nome, in quanto operativa nello stesso settore. Ovviamente, la convergenza non è solo geografica, ma soprattutto ideologica. La Brigata Edelweiss ucraina rende omaggio ai nazisti, in quanto è nazista anch’essa. Inoltre, fino a poco tempo fa al suo interno era confluito il famigerato Battaglione Aidar, noto per la sua ideologia nazista e per i crimini commessi in Donbass.

Già così la cosa sarebbe grave, ma non inedita, è noto che in Ucraina ci sono molti nostalgici del nazismo. Oltretutto, non si trattava dell’unico riferimento a quell’ideologia presente nello stadio.

Il fatto più grave e inaccettabile è però un altro, il messaggio che si è voluto lanciare con quella bandiera.

Nella primavera del 1943, con il ritiro dall’Unione Sovietica delle truppe nazifasciste, la Brigata Edelweiss tedesca, venne mandata nei Balcani, operando anche nelle isole greche. Dopo l’armistizio, a settembre del 1943 proprio nelle isole di Cefalonia, Corfù e Zante, diverse migliaia di militari italiani vennero massacrati dalle truppe tedesche, prevalentemente per mano della Brigata Edelweiss. La Divisione “Aqui” venne annientata, vennero trucidati anche numerosi finanzieri, carabinieri e marinai. Molti dei militari italiani vennero assassinati dopo la resa ai tedeschi, in quello che è uno dei peggiori eccidi subiti nella Seconda Guerra Mondiale. Un fatto così grave non può essere dimenticato né tanto meno perdonato.

Per molti, quanto successo a Cefalonia è stato il primo slancio della Resistenza contro i tedeschi. Un grande gesto di riscatto dopo il servilismo del periodo fascista.

Chi omaggia la Brigata Edelweiss offende l'Italia e la sua memoria storica.

Esporre a centro campo la bandiera di quelli che hanno massacrato gli italiani non era un caso, era una chiara provocazione e un oltraggio ai nostri morti. Per questo, la partita non andava giocata di fronte a quel vessillo.

Chi acconsente a tale affronto non è degno di rappresentare l’Italia, tanto nelle organizzazioni sportive, quanto nella politica. La nazionale di calcio e la Federazione dovrebbero porgere le scuse al Paese. Il Governo dovrebbe chiedere conto agli ucraini, smettendola di foraggiare chi ci usa e poi ci schernisce offendendo i nostri morti. Le vittime erano militari, quindi il Governo -e in particolar modo il Ministero della Difesa- è chiamato a tutelarli di fronte a certi disgustosi oltraggi, non li si può solo usare per raccattare voti. Se quella del Governo sui militari non è solo opportunistica e falsa retorica, allora dovrebbe prendere provvedimenti.

 

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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