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I dati sui morti Covid-19 della protezione civile che politici e "esperti" analizzano in TV sono di una settimana fa

 


di Agata Iacono

Da sociologa specializzata in metodologia della ricerca e statistica sanitaria avevo già avanzato dubbi sulla modalità di rilevazione dei dati sul covid19 in Italia. Per un epidemiologo è fondamentale e imprescindibile la trasparenza sul "come" viene raccolto un dato, sia esso casuale o causale, sulla correttezza di ogni protocollo perché quel dato sia solido, significativo, riproducibile.

Solo appurate le modalità di rilevazione è possibile comparare i dati nel tempo (rispetto al giorno o al mese precedente, rispetto agli anni precedenti) e nello spazio (paragonando le curve tra regioni o con altri Stati).
E queste premesse di significatività statistica non ci sono. Ma non basta.
Facendo parte di un gruppo "Matematici e fisici contro il covid19", ho trovato conferma che i dati sui decessi che ogni giorno comunica la protezione civile sono quelli che l'ISTAT ha già pubblicato 8 giorni prima.
I dati dei decessi sono i soli "dati solidi" su cui si può fare affidamento.
Non sono dati "solidi", cioè sicuri, i numeri dei contagiati, perché dipendono dalla quantità di tamponi e dal tempo di processamento e responso.
Non lo sono perché non considerano i sintomatici a domicilio, non testati, e con possibilità di moltiplicare la positività nella convivenza con i familiari.
Non sono dati solidi i guariti, perché non comprendono i positivi non ospedalizzati e sono aggregati ai dimessi.
Restano i morti.
La dottoressa Dorina Precetti pubblica un post che riportiamo integralmente, con la sua l'autorizzazione.

"I DATI DEI MORTI DELLA PROTEZIONE CIVILE ARRIVANO CON UN RITARDO SISTEMATICO DI 8 GIORNI CIRCA RISPETTO AI DATI ISTAT 

Grazie a due membri del nostro gruppo Fabio Colombari e Matteo Domenico Rotta (che hanno svolto due analisi indipendenti e sono arrivati allo stesso risultato) abbiamo rilevato che i dati dei morti della protezione civile arrivano con un ritardo di SISTEMATICO di 8 giorni circa rispetto ai dati dei morti ISTAT, che sono scaricabili qui https://www.istat.it/it/archivio/240401 

Guardate le curve. C'è uno shift evidente fra le distribuzioni dei morti giornalieri ISTAT e i morti giornalieri forniti dalla Protezione Civile. Includo nel post i due grafici di Fabio e Matteo. 

Devono darci una spiegazione sensata di ciò! Mi permetto di taggare nel post uno dei nostri membri, Daniele Rubatti giornalista dell'edizione italiana di Forbes, affinchè la notizia possa diffondersi. 

In base a questo studio i morti che ci vengono comunicati ogni giorno da Borrelli si riferiscono ai morti di 8 giorni fa! Perchè la protezione civile ci comunica i morti con questo forte ritardo?"

Ho verificato personalmente la correttezza di quanto afferma il post e ho chiesto alla dottoressa "un'ipotesi sul motivo per cui la popolazione italiana ogni giorno apprenda dalle labbra di Borrelli in conferenza stampa il numero dei morti di una settimana prima?"

R "L'ipotesi su cui stiamo convergendo", ha risposto la dottoressa Precelli, "è che scientemente la Protezione Civile abbia deciso (ovviamente col Governo) di comunicare i dati dei decessi nella maniera più solida possibile. L'unica maniera è quella di comunicare l'eccesso dei morti rispetto alla baseline. Ecco che la protezione civile aspetta una settimana (che è il tempo di raccolta dei dati da parte dell'ISTAT) e poi li comunica. Io penso sia una scelta saggia perchè la maniera più precisa per mappare un'epidemia è attraverso i morti e questi dati hanno bisogno di essere solidi"

D: Invece i dati sulla positività non sono attendibili?

R: I tamponi sulla positività risentono molto di mille ritardi ed errori sistematici.
E c'è anche il grosso problema dei positivi nei propri domicili, che non vengono tamponati per la negativizzazione ufficiale, quindi continuano a essere annoverati tra i positivi, qualora abbiano fatto il tampone"

D: Ma il ritardo rispetto ai deceduti potrebbe essere dovuto anche all'attesa di una conferma sulle cause della morte?

R: "No. Non si fanno tamponi sui morti ed è pericoloso comunque disporre autopsie. E sarebbe impossibile, considerando l'intensità della letalità in determinate aree geografiche".

D:Ma perché Borrelli annuncia i dati dicendo "oggi"?

R: "Temo che sia inconsapevole. La Protezione Civile è un'ottima unità operativa, ma non certo statistica"
E aggiunge:
"Di sicuro il decisore politico (che poi sappiamo essere un comitato tecnico) sia al corrente dello shift temporale"
"A parziale discolpa però io direi che la situazione è talmente grave, in un lasso di tempo così ristretto, che qualsiasi sistema andrebbe in crisi"

D: E il numero dei guariti?
Perché non viene considerato un dato "solido"?

R: "Perchè la percentuale, rispetto agli infetti, non è costante come ci si aspetterebbe ma ha un trend di decrescita, come se molti entrassero nella categoria dei malati ma non riuscissero ad uscirne.
Un'interpretazione dello strano trend potrebbe essere che i tanti ex-positivi in isolamento domiciliare non riescono ad entrare nella categoria dei guariti, perché non più controllati con test"

D: Cosa si augurano i matematici, i fisici, gli epidemiologi che stanno studiando i dati e ne evidenziano le criticità sulle metodologie di rilevazione e comunicazione?

R: "Speriamo che nella fase 2, quando la parte più grave dell'epidemia sarà passata, incominceranno a raccogliere i dati in una maniera meno rozza e più veritiera"
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