I tagli alla sanità in Campania per cui non si indigna lo 'sceriffo' De Luca

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I tagli alla sanità in Campania per cui non si indigna lo 'sceriffo' De Luca



di Fabrizio Verde
 

I suoi comizi a dir poco pittoreschi hanno il pregio allietare le lunghe giornate da passare tra le quattro mura domestiche a causa dell’epidemia. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è ormai rappresentato in tutte le forme possibili, tramite meme e video divertenti che imperversano in rete, mentre con i suoi modi da sceriffo ‘invita’ la cittadinanza a rispettare il decreto del governo che invita le persone a restare in casa per arginare i contagi da coronavirus. 

 

L’ultima sua ‘provocazione’ è dedicata ai giovani laureandi: se hanno intenzione di festeggiare il traguardo raggiunto, violando le prescrizioni governative, sappiano che il presidente è pronto a inviare carabinieri dotati di lanciafiamme. In altre occasioni ha dichiarato che le persone devono usare il cervello visto che non si tratta di un mero distanziatore delle orecchie. Spingendosi fino a invocare - ironicamente - improbabili fucilazioni. 

 

Una strategia comunicativa aggressiva. Ma che sembra funzionare bene. Applausi a scena aperta per lo ‘sceriffo’ salernitano’. Il popolo impaurito dal Covid-19 invoca la massima repressione contro chi si ostina a non rimanere in casa, non rispettando quanto decretato dal governo. 

 

Fermo restando la giustezza degli inviti anche forti a restare in casa per evitare che l’infezione si diffonda a macchia d’olio nell’intera penisola vien da chiedersi come mai De Luca abbia scelto un approccio tanto aggressivo e puntando solamente sulla colpevolizzazione dei cittadini. 

 

Forse è cosciente che i tagli drammatici operati nei confronti del sistema sanitario campano lo rendono inadeguato ad affrontare un eventuale diffusione di massa del nuovo coronavirus Covid-19?

 

La risposta è probabilmente questa. Il sistema sanitario della Regione Campania ha subito tagli, soprattutto del personale medico e infermieristico, draconiani. A tal proposito il portale Truenumbers.it scrive: «La regione Campania è stata quella che ha ridotto di più la spesa per il personale nella sanità dal 2009. Se alcune regioni hanno risanato i conti in deficit tagliando la spesa generale, la Campania si è concentrata in gran parte su medici e infermieri».

 

«La Campania è - prosegue l’analisi - la regione che più di tutte ha tagliato le risorse per pagare il personale dipendente, in gran parte medici e infermieri naturalmente. Dal 2009 al 2018 il calo è stato di ben il 19,7%. Si è scesi da 3 miliardi e 265 milioni a 2 miliardi e 590 milioni del 2017, risaliti poi di circa 31 milioni nel 2018, primo anno con un piccolo incremento. Mediamente in Italia il calo è stato del 3,9%, e in diverse regioni c’è stato invece un aumento». 

 

Con il risultato che in Campania si è verificato un calo ragguardevole del numero dei medici in servizio. 

 

 

In un articolo del gennaio 2017, il quotidiano Il Mattino, evidenzia cosa abbia prodotto il commissariamento della sanità campana: «Null’altro che un Piano di risanamento contabile che ha agito con la scure, e senza andare troppo per il sottile, indiscriminatamente, su tutte le voci di spesa della sanità regionale. Spesso in maniera ragionieristica - e senza alcuna valutazione di merito riguardo ai servizi essenziali, ai reali sprechi, salvaguardando quello che funzionava per gettare alle ortiche ciò che era inutile, ovvero ridondante e inappropriato - i tagli hanno colpito duro il personale, la spesa farmaceutica, le forniture di beni, servizi, le tecnologie, gli investimenti di edilizia sanitaria, il budget dei centri accreditati. Tutto è finito nel tritacarne che serviva per il pareggio di bilancio nel superiore interesse della tenuta dei conti pubblici».

 

Insomma, forse alla luce di questi dati inconfutabili risulta più chiara la strategia aggressiva del presidente De Luca. Colpevolizzare i cittadini con fare da sceriffo, con toni sinceramente fuori luogo vista la drammaticità del momento, per nascondere lo scempio effettuato negli anni della sanità campana. 

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