Il nuovo attacco al ponte di Crimea e l’accordo sul grano

Il nuovo attacco al ponte di Crimea e l’accordo sul grano

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di Paolo Arigotti

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio il governatore della Crimea Sergej Aksenov ha comunicato l’interruzione della viabilità sul ponte di Kerch, a causa di un’emergenza all’altezza del 145esimo pilone. Il ponte di Kerch è il principale snodo di collegamento tra la Federazione russa e la penisola annessa nel 2014: coi suoi 18,1 chilometri, il ponte più lungo di Russia e d’Europa, inaugurato tra il 2018 e il 2019, dopo circa cinque anni di lavori e costato circa 4 miliardi di dollari.

La sua importanza per i collegamenti con la base di Sebastopoli e i rifornimenti col resto del paese contribuiscono a spiegarne l’importanza, anche sotto l’aspetto simbolico, tanto per i russi, rappresentando in senso fisico il legame della penisola crimeana con la madrepatria (non riconosciuta come tale dalla comunità internazionale, salvo poche eccezioni), quanto per gli ucraini, che con una serie di attacchi si proponevano di rimarcare il mancato riconoscimento dell’annessione del 2014, accompagnati dalle frequenti dichiarazioni di Kiev di volersi riprendere la penisola.

Le cause dell’evento non sono un mistero per nessuno: è stato lo stesso governo ucraino, per bocca di Artem Dechtjarenko, portavoce del servizio segreto di Kiev (SBU), a rivendicare l’azione di forza, per quanto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakarova, abbia parlato di un’azione orchestrata dalle intelligence anglo americane. Analisi Difesa ha ripreso la notizia secondo la quale, nel momento in cui l‘attacco era in corso, i russi avrebbero rilevato la presenza nei cieli del Mar Nero di due velivoli teleguidati statunitensi, per quanto Washington abbia smentito ogni coinvolgimento.

Secondo le prime rilevazioni, il sabotaggio sarebbe avvenuto con un drone sottomarino di fabbricazione britannica, Remus 600, associato all’utilizzo di esplosivo. I danni sono stati tutto sommato limitati, tanto che si prevede il pieno ripristino della viabilità stradale entro tre settimane, mentre il traffico ferroviario – il più importante sotto l’aspetto militare - non ha subito praticamente interruzioni. In attesa del pieno ripristino, con ogni probabilità le forze armate russe dovranno dirottare i rifornimenti lungo vie alternative, come l’autostrada che collega Rostov sul Don con il Dnepr.

Ferma restando la reazione “a caldo” della Zakarova, non si sono fatte attendere le prese di posizione del Cremlino. Vladimir Putin ha convocato una riunione urgente del Consiglio di sicurezza nazionale, mentre Dimitri Peskov, portavoce del capo di stato russo, ha annunciato ufficialmente la sospensione dell’accordo sul corridoio del grano, in scadenza al 17 luglio, comunicando l’intenzione del suo governo di non rinnovarlo. Per la verità, come vedremo meglio più avanti, le ragioni alla base del mancato rinnovo sono precedenti, e nulla hanno a che vedere con il nuovo attentato, costato la vita, ricordiamolo, a due persone, marito e moglie, che andavano in vacanza a bordo di un'auto rimasta schiacciata dal crollo di parte della struttura; si sono contati alcuni feriti, tra i quali la figlia quattordicenne della coppia.

Le prime dichiarazioni delle autorità russe hanno parlato dell’ennesimo attentato terroristico ordito da Kiev, che sarebbe disperata per il sostanziale fallimento della controffensiva, fatto recentemente ribadito anche dal noto giornalista Seymour Hersh: la natura terroristica dell’azione sarebbe dimostrata non soltanto dalla conta delle vittime e dei feriti, ma soprattutto dal carattere civile, e non militare, della struttura. Tra le prime azioni militari russe che sono seguite – difficile dire se collegate o meno con l’attentato – quella della notte tra il 17 e il 18 luglio con attacchi dei droni russi contro i porti di Odessa e Nikolaev, abbattuti dalla contraerea di Kiev, secondo quanto riferito da fonti ufficiali delle forze ucraine (canale telegram di Vittorio Rangeloni, Rageloni News).

L’attacco dei giorni scorsi contro il ponte di Kerch fa seguito a quello dell’ottobre 2022, quando un attentato con un camion bomba, organizzato sempre dagli ucraini, fece crollare alcune parti della struttura, bloccando il traffico ferroviario per diversi mesi; ricordiamo, inoltre, che a giugno di quest’anno un’azione fu imbastita contro il ponte Chongar.

Alcuni giornalisti ed esperti militari russi, ripresi dal portale d’informazione Giubbe Rosse News, hanno commentato l’accaduto. Alexander Kots, corrispondente di guerra, ha parlato di un chiaro intento ucraino di porre fine all’accordo sul grano, per poter mettere in atto una serie di attacchi strumentali; Timofey Yermakov, giornalista e fotoreporter, ha preannunciato nuovi attacchi russi contro la capitale ucraina; il corrispondente Alexander Sladkov e il collega Andrei Rudenko hanno pronosticato una dura reazione del Cremlino.

Le reazioni degli occidentali si sono concentrate quasi esclusivamente sulla decisione di sospendere l’accordo sul grano. Vari esponenti di ONU, Nato e UE hanno duramente condannato la decisione russa sull’intesa mediata circa un anno fa dal presidente turco Erdogan, che per parte sua ha promesso di affrontare quanto prima la delicata questione col collega russo.

Il bilancio dell’accordo del 2022, che in sostanza ha consentito il transito dei cereali ucraini nonostante il conflitto in corso, tramite la creazione del cosiddetto corridoio umanitario, ha permesso sinora il passaggio di più di trenta milioni di tonnellate di grano (e fertilizzanti) di produzione ucraina, allontanando così lo spettro della crisi alimentare per molti paesi di Asia e Africa (tra i quali l’Egitto), fortemente dipendenti da Kiev per gli approvvigionamenti. Sotto questo profilo l’Italia sembra messa meglio: il nostro paese, tuttavia, resta il quarto importatore di cereali dall’Ucraina, senza dimenticare i potenziali riflessi sul mercato dei cereali, con un aumento dei prezzi che rischia di penalizzare anche la penisola.

Tralasciando le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo il quale le esportazioni non si bloccheranno, devono essere esaminate più da vicino le ragioni alla base della decisione di Mosca, che poco o nulla hanno a che vedere con l’attentato dell’altro giorno, come ha ribadito lo stesso Peskov.

Le contestazioni principali, già mosse in precedenza, investono una serie di punti dell’accordo che non sarebbero mai stati rispettati. Tra questi la riconnessione della banca agricola russa, Rosselkhozbank, al sistema di pagamenti internazionale SWIFT (bloccato per effetto delle sanzioni) e la revoca delle misure restrittive concernenti i pezzi di ricambio per le macchine agricole, assieme allo sblocco della logistica dei trasporti e delle assicurazioni e alla ripresa del gasdotto per l'ammoniaca Togliatti-Odessa (fatto esplodere lo scorso 5 giugno dagli ucraini). Tutti questi aspetti avevano formato oggetto di un memorandum firmato tra la Russia e le Nazioni Unite, che il Cremlino considera conditio sine qua non per la riattivazione dell’accordo sul grano; Maria Zakarova ha criticato duramente il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, scagliatosi contro la decisione russa, appunto per non aver vigilato sulla violazione di tali clausole.

A tutto questo va aggiunto che, sebbene alcuni media nostrani denuncino i pericoli per i rifornimenti alimentari diretti verso i paesi del cosiddetto terzo mondo, imputabile alla sospensione dell’accordo – rifornimenti che non è escluso potrebbero proseguire per altre vie, come già ipotizzato da Peskov[1] – non si deve dimenticare che larga parte dei cereali in teoria destinata alle nazioni più bisognose, sarebbe finita appannaggio dei paesi europei. Il primo a denunciare tale fatto, già lo scorso anno, era stato Putin, che aveva accusato in particolare gli europei di essersi accaparrati buona parte del grano (e soprattutto del mais) destinato ai Paesi più poveri. E non dimentichiamo, al proposito di umanitarismo da salotto, che come riferisce la testata Politico[2] ci sarebbero tonnellate di grano, stipate nei depositi degli Stati firmatari del famoso accordo, non adatte al consumo umano, ma solo ad essere utilizzate come mangimi per gli animali,

I dati ufficiali, in particolare quelli forniti dal Joint coordination center di Istanbul, il centro operativo dell’ONU per l’iniziativa sul grano (di cui fa parte anche la Russia), e dei trasportatori sembrerebbero dare ragione al leader russo, visto che sono stati registrati aumenti significativi dell’export verso l’Europa rispetto a prima della guerra. Tuttavia, per correttezza, occorre precisare come la situazione sia molto più complessa, venendo in luce una serie di ragioni economiche e di mercato, a cominciare dagli interessi degli operatori privati, che però finiscono pur sempre per penalizzare – come gli aumenti dei prezzi, del resto – i paesi più poveri. In pratica, il bene – come avviene sempre quando a comandare è il mercato – si dirige pur sempre dove le condizioni economiche sono più favorevoli per l’operatore privato, il quale persegue ovviamente fini di lucro.

Ma la denuncia circa i presunti accaparramenti non provengono solo da Putin, con tutte le accuse di parzialità facilmente intuibili. Una conferma arriverebbe pure da alcune ONG, come la Oxfam, che ha recentemente denunziato che i paesi ricchi si sarebbero impossessati di circa l'80 per cento del grano e dei cereali ucraini, lasciando a quelli più poveri le briciole (circa il tre per cento). La Oxfam, ad ogni modo, ha dovuto riconoscere come gli accordi del 2022 abbiano contenuto la crescita dei prezzi, per quanto il bilancio non possa dirsi del tutto favorevole, visto e considerato che la fame globale colpisce oggi circa 122 milioni di persone in più rispetto al 2019! La Coldiretti ha diramato una serie di dati, secondo i quali le importazioni italiane di grano dall’Ucraina sarebbero cresciute del 430 per cento e quelle di mais del 71, rispetto allo stesso periodo (primo quadrimestre) del 2022.

Del resto, sarebbe un errore imputare alla guerra il blocco di ogni negoziazione economica o commerciale. Tenendo sempre a mente il vecchio adagio secondo il quale “gli affari sono affari”, ricordiamo che il conflitto non ha paralizzato l’accordo quinquennale (in scadenza al 2024), che prevede il transito del gas russo attraverso il gasdotto ucraino “Progress”; lo stesso ministro di Kiev per l’Energia, German Galushchenko, non ne ha escluso un rinnovo.

A questo punto, appare assai più verosimile che Mosca abbia voluto giocare questa carta per mettere l’Occidente in difficoltà, costringendolo ad accettare almeno in parte le clausole tanto care ai russi. E si badi bene che lo stesso Occidente non sarebbe in ansia per la fame del mondo, ma per la difesa di certi suoi interessi, l’unica e sola ragione che potrebbe indurre molti paesi ad accogliere le richieste del Cremlino.

A riprova di questo basterebbe forse fare un rapido confronto tra le somme stanziate in armamenti, rispetto a quelle destinate agli aiuti umanitari[3]: ai governanti di questi paesi, inoltre, potrebbe essere suggerito di dedicare un po’ di tempo a un veloce ripasso della storia (dello sfruttamento) di molte nazioni di Asia, Africa e/o America Latina, perpetrato indovinate da chi?

Pochi elementi certo, che però sono (o dovrebbero essere) alla portata di tutti, a cominciare da coloro che fanno finta di ignorare certi fatti, ricordandosi di talune questioni solo quando sono funzionali ai loro interessi, magari tentando maldestramente di camuffarli, indossando i panni dei difensori dei deboli e degli oppressi.

FONTI

www.limesonline.com/notizie-mondo-oggi-17-luglio-guerra-ucraina-russia-crimea-polonia-corea-usa-blinken-wang-cina-india-ue-tunisia/132950

edition.cnn.com/2023/07/17/europe/crimea-bridge-putin-explainer-intl/index.html

www.lindipendente.online/2023/07/17/attacco-contro-il-ponte-di-crimea-due-vittime/

www.ilfattoquotidiano.it/live-post/2023/07/17/esplosioni-sul-ponte-di-crimea/7231485/

www.lantidiplomatico.it/dettnews-lattacco_terroristico_al_ponte_di_crimea_cronologia_completa_e_tutte_le_ultime_notizie_di_queste_ore/45289_50428/

ilsimplicissimus2.com/2023/07/16/ceravamo-tanto-armati-2/

www.analisidifesa.it/2023/07/controffensiva-in-stallo-gli-ucraini-colpiscono-ancora-il-ponte-di-crimea/

“L'attacco al ponte di Kerch affossa l'accordo russo ucraino sul grano” - Giacomo Gabellini Marco Pata – Canale YouTube Il vaso di Pandora (link: www.youtube.com/watch?v=mqIkSDLwtpE)

“Addio all’accordo sul grano” – Canale YouTube Nicolai Lilin (link: www.youtube.com/watch?v=RuNVq5EUlPE)

tg24.sky.it/mondo/2023/07/17/guerra-ucraina-ponte-crimea-attacco

www.lindipendente.online/2022/10/10/lattacco-al-ponte-di-crimea-alza-il-livello-di-tensione-e-mosca-cambia-strategia/

giubberosse.news/2023/07/13/hersh-sul-voltafaccia-di-erdogan-e-il-fallimento-della-controffensiva-ucraina/

www.politico.eu/article/eu-poland-deal-clear-grain-glut-ukraine-eastern-europe/

www.limesonline.com/cartaceo/la-posta-in-gioco-e-la-crimea

it.insideover.com/guerra/un-solo-passaggio-vicino-al-fronte-gli-effetti-dellattacco-al-ponte-di-kerch.html

www.limesonline.com/cartaceo/la-crimea-tornera-ucraina

www.lindipendente.online/2023/06/23/missili-ucraini-colpiscono-ponti-tra-la-crimea-e-kherson/

www.agi.it/estero/news/2023-07-17/ucraina-mosca-accordo-grano-22273833/

europa.today.it/fake-fact/dove-finisce-grano-ucraino-europa.html

www.ilfattoquotidiano.it/2023/07/17/scaduto-laccordo-del-grano-ma-mosca-tace-cosa-vuole-la-russia-e-quali-sono-le-conseguenze-sullafrica/7231843/

www.avvenire.it/mondo/pagine/mosca-stop-all-accordo-su-grano-il-cremlino-accu

www.avvenire.it/mondo/pagine/accordo-grano-oxfam

www.ilfattoquotidiano.it/2023/07/17/prezzo-del-grano-in-aumento-dopo-il-mancato-rinnovo-dellaccordo-mosca-kiev-a-rischio-i-paesi-piu-poveri/7232146/

www.rainews.it/articoli/ultimora/Peskov-pronti-grano-gratis-Paesi-poveri-d01b7625-cbef-41e0-8224-99e2dcd35afe.html

europa.today.it/attualita/accordo-grano-ucraino-mangimi.html

www.lantidiplomatico.it/dettnews-guerra_energetica_lultima_disperata_mossa__in_mano_allucraina/29296_50431/

www.info-cooperazione.it/2023/02/dopo-un-anno-di-guerra-gli-aiuti-umanitari-restano-al-palo-spese-militari-alle-stelle/

[1] www.rainews.it/articoli/ultimora/Peskov-pronti-grano-gratis-Paesi-poveri-d01b7625-cbef-41e0-8224-99e2dcd35afe.html

[2] www.politico.eu/article/eu-poland-deal-clear-grain-glut-ukraine-eastern-europe/

[3] www.info-cooperazione.it/2023/02/dopo-un-anno-di-guerra-gli-aiuti-umanitari-restano-al-palo-spese-militari-alle-stelle/

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