Ilias Contreas (BAR Wars): "Diciamo NO al Green Pass. E' una dichiarazione di guerra agli italiani"

Ilias Contreas (BAR Wars): "Diciamo NO al Green Pass. E' una dichiarazione di guerra agli italiani"

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"No al "certificato verde" per bar e ristoranti, misure prese al fine di costringere alla vaccinazione gli irriducibili". Abbiamo letto la posizione di Ilias Contreas, cofondatore e Presidente insieme a Luca Malizia di Bar Wars, un osservatorio che collega oltre 1500 imprenditori del settore HORECA in tutto il Paese: "Facciamo parte di un comparto che rappresenta il 13% del PIL. Con l'obbligo del Green Pass si sta dichiarando guerra al mondo della ristorazione, tra i tanti ingiustamente colpiti oltremodo, che ha già dovuto subire 9 mesi di chiusure forzate con dei ristori che non sono stati sufficienti nemmeno a coprire le spese per la carta igienica", denuncia l'Osservatorio.

Dal 15 ottobre, sarà obbligatorio il green pass anche per i gestori e i dipendenti del settore bar, ristoranti, birrerie, enoteche, pub, paninoteche, trattorie. E gli stessi gestori dovranno controllare i propri dipendenti e i clienti. Abbiamo contattato Contreas per un'intervista.

 


E' possibile quantificare i danni che ha comportato questa misura al settore in estate e come si prevede di affrontare la stagione fredda con l'obbligo del green pass per consumare al ristorante?

Considerando che oltre la metà degli esercizi NON possiede degli spazi all’aperto per la somministrazione, e che quindi non hanno avuto alcuna possibilità di ospitare i clienti senza green pass – a meno di qualche “fuorilegge”, per modo di dire -, direi che i danni sono stati ingenti. Nell’ultimo anno si è parlato della chiusura di oltre 100mila attività e, di sicuro, questa iniziativa non ha aiutato tutti. E’ chiaro che un minor numero di concorrenti ha favorito che era nelle condizioni di servire più clienti sia al chiuso che all’aperto, ma molti si sono visti tagliare le gambe per l’ennesima volta, come se i lockdown del recente passato (mentre la gente poteva continuare ad ammassarsi negli autobus e nei vagoni della metro) e i finti ristori non fossero stati abbastanza.

 

Cosa sta succedendo a queste piccole e medie imprese che sono il tessuto economico e di socializzazione dell'Italia?

La sensazione che ho, personalmente, è che nelle ultime settimane il settore si stia piegando alle richieste del Governo anche nell’assurdità di questo “Pass”, che paradossalmente permette ad una persona malata di circolare senza restrizioni solo in virtù di un QR code che non tiene conto dello stato di salute attuale di chi lo possiede. I gestori sono convinti, o forse sperano soltanto, che questo sacrificio e questa evidente rinuncia alle proprie libertà sia un prezzo giustificato rispetto alla prospettiva di non subire altri lockdown. Ma sarà davvero così? O il fatto che il limite per le terapie intensive per entrare in zona rossa sia stato abbassato al 30% dei letti disponibili vuol dire che con la nuova stagione influenzale finiremo comunque tutti chiusi in casa, con o senza Green Pass?

 

Che cosa potrebbe succedere?

Chi vorrebbe dover scegliere tra altre chiusure o perdere a priori almeno il 40% del potenziale fatturato? Chi potrebbe mai desiderare di essere boicottato e denunciato dai propri stessi clienti per aver chiesto di mostrare un documento con dei dati sensibili, violando una lunga serie di articoli del codice penale e della costituzione di gran lunga superiori al valore di un DPCM o decreto legge che sia? Magari sapendo di dover restituire chissà quanti debiti accumulati per restare ancora in piedi? Se falliscono gli imprenditori delll'HORECA chiudendo per sempre i loro locali, gli entusiasti del Green Pass dove andranno a socializzare e vantarsi della loro apparente libertà? Qualcuno evidentemente vuole riportarci al Medioevo facendoci credere che è per il nostro bene, ma siamo certi che i ristoratori, così come le altre categorie coinvolte, saranno d'accordo a lasciarglielo fare? La rivolta popolare sarà incontenibile perché il settore risponderà alla dichiarazione di guerra.

 

Avete avuto possibilità di incontrare le associazioni del settore? Vi è stato dato modo di presentare le vostre istanze ai ministri del governo di competenza? E i sindacati, cosa stanno facendo per tutelare il settore?

La nostra missione è aiutare gli imprenditori del nostro settore ad accrescere le proprie competenze per affrontare qualsiasi difficoltà sopraggiunta, da quelle tipiche del nostro lavoro a quelle straordinarie, come le vicissitudini che hanno avuto inizio a partire dal 2020. Non abbiamo alcun rapporto e non siamo interessati ad averlo né con la politica, né con i sindacati perché non è lì che noi, come BAR WARS, possiamo fare la differenza. Ma possiamo farla per ogni imprenditore che grazie al nostro aiuto imparerà a massimizzare i risultati della propria attività riducendo al minimo l’impatto di certi problemi, economici e non.

 

È reale il pericolo, che abbiamo più volte paventato, della possibilità che la mafia approfitti della situazione di gravissima crisi e si possa infiltrare nel tessuto economico attraverso l'usura e l'acquisto di licenze? 
Quando si creano difficoltà economiche e quindi condizioni di debito, non trovo difficile immaginare che la mafia possa trovare terreno fertile per le proprie attività. E’ anche per questo che chi gestisce un locale deve imparare a restare in piedi da solo, e a crescere nonostante le zone rosse e i bastoni messi tra le ruote dallo Stato, come è già successo a diversi nostri studenti che da quando ci seguono hanno ottenuto i migliori fatturati e soprattutto i migliori utili dall’inizio delle loro attività ristorative. Questo è un canovaccio su cui potete lavorare, non è indispensabile rispettarlo, soprattutto se avete aggiornamenti e dati, se avete proposte di lotta, se c'è qualche trattativa in corso.

 

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa, antropologa, giornalista certificata Wrep Blockchain

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