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Ilva, la soluzione efficace per lavoratori e ambiente esiste e il modello è l'Eni di Mattei

 


di Fausto Sorini


Esiste una soluzione concreta, possibile,realista della vicenda ILVA, capace di salvaguardare gli interessi nazionali, quelli dei lavoratori e quelli di natura ecologica?

Io credo di sì, se ve ne fosse la volontà politica.


La soluzione sarebbe una sostanziale nazionalizzazione dell'ILVA, che coinvolga partner privati e pubblici, italiani e/o esteri, non predatori ma disponibili ad accettare le condizioni poste dal potere politico nazionale. Quando dico nazionalizzazione non intendo necessariamente una proprietà pubblica al 100%, ma con una proporzione e qualità tale (51% o anche meno, ma con una golden share) che garantisca al potere pubblico nazionale un capitale di comando sufficiente a non perdere il controllo delll'impresa.

Con un management qualificato e di alto profilo che garantisca efficienza e professionalità. Una soluzione efficace (e non meramente assistenzialistica) che garantisca anche ai lavoratori e ai loro rappresentanti una presenza nel Consiglio di ammistrazione: incidente e non meramente simbolica.

Se debbo fare un paragone storico e in linea generale, mi viene in mente l'esperienza originaria dell'ENI di Enrico Mattei, con tutte le varianti richieste dal contesto concreto attuale. In una logica che è pure presente in modo esplicito in alcuni articoli della nostra Costituzione, che prevede nazionalizzazioni e partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, soprattutto se pubbliche o a partecipazione statale.

Si trattarebbe di una esperienza, sia pur limitata ma altamente simbolica, di una gestione pubblica o a partecipazione statale, sorretta da una volontà politica progressiva che ne farebbe una esperienza emblematica (e non solo) di politica economica e industriale alternativa alle logiche del liberismo nazionale e di matrice Ue. Non credo che il governo attuale, nella sua maggioranza, possa esprimere una volontà politica conforme, ma una parte delle sue componenti forse sì. Credo che i comunisti e le forze progressive più avanzate dovrebbero perfezionare e fare propria una proposta di questa natura, e su quella base incalzare il movimento sindacale e le forze politiche che dichiarano di avere a cuore l'interesse nazionale e quello del mondo del lavoro. Vorrei invitare compagni e amici più competenti di me in materia ad elaborare in proposito una proposta adeguata e praticabile.

Essa potrebbe, tra l'altro, contribuire a far crescere tra i lavoratori e nel popolo una coscienza anti-liberista e, in prospettiva, socialista: sulla base non di una propaganda astratta, ma a partire dalla loro esperienza concreta.
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