In Colombia non si placa la protesta. Duque militarizza il paese

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Nonostante la parziale retromarcia del presidente Duque sulla riforma tributaria non accenna a placarsi la rabbia popolare in Colombia. Il presidente fascio-liberista ha quindi deciso di inasprire le misure repressive con la militarizzazione del paese. Esercito e forze armate saranno mandate in strada per controllare e reprimere con ancora maggiore brutalità le massicce proteste nelle principali città del paese.

Questo è quanto ha reso noto Duque in un comunicato in cui ha spiegato che si affiderà alla figura dell'"assistenza militare", che proseguirà in vigore fino al termine delle proteste contro la riforma fiscale. Una riforma particolarmente avversata perché colpisce principalmente la classe media e i ceti meno abbienti, lamentano i cittadini in sciopero. 

Duque ha quindi deciso di affondare con la repressione affermando che l'assistenza militare è sancita dalla Costituzione e ha aggiunto che sarà mantenuta in coordinamento con sindaci e governatori.

La figura dell'Assistenza militare nasconde il tentativo di militarizzare il Paese per far fronte alla mobilitazione sociale contro il presidente Iván Duque, ribattono i settori popolari.

L'annuncio del presidente Duque è arrivato poco dopo che sono state registrate nuove manifestazioni nella capitale Bogotá, Cali e in altre città. Il quarto giorno di manifestazioni contro la riforma fiscale promossa dal governo. 

Nella città di Pasto, capitale del dipartimento di Nariño al confine con l'Ecuador - riporta teleSUR - un gruppo di manifestanti ha demolito la statua dell'eroe Antonio Nariño, considerato il Precursore dell'Indipendenza della Colombia.

Organizzazioni che difendono i diritti umani e movimenti sociali hanno denunciato la repressione brutale delle forze dell’ordine, in particolare degli squadroni anti-disturbo (ESMAD) contro i manifestanti.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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