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Israele dice no anche alla Freedom. Si conclude la missione della IV Freedom Flottilla

 


di Paola Di Lullo
 

È arrivato venerdì 3 agosto alle 20,06 CEST, 21,06 ora di Gaza, ed a 40 miglia nautiche dalla costa di Gaza, il NO di Israele al passaggio della Freedom, il veliero della IV Freedom Flotilla Coalition.


Dopo l'abbordaggio di domenica scorsa dell' Al Awda, peschereccio battente bandiera norvegese, stavolta è toccato alla Freedom, veliero battente bandiera svedese.


Gli attivisti a bordo della Freedom sono:

John Turnbull, capitano (Canada)

Francisco Canales (Spagna)

Pascal Maureira (France) 

Collan Staiger, Rut Leffler , Karin Sandfridsson, Ellen Hansson, Tobbe Larsson, (Svezia)

Ferry Sarpooshan (nato in Iran con cittadinanza svedese)

Anna Dressler (nata in Germania, residente in Svezia).

A loro vanno ad aggiungersi due reporter di Press Tv London, Richard Sudan e Ian Diaz Young.


Domenica scorsa, le rassicuranti dichiarazioni israeliane che parlavano di dirottamento/ abbordaggio pacifico dell'Al Awda, venivano smentite dai primi attivisti, due israeliani rilasciati su cauzione, Yonatan Shapira e Zohar Chamberlain Regev, che raccontavano di abbordaggio violento, con 12 navi militari israeliane e centinaia di soldati armati contro un'ex barca da pesca disarmata piena di partecipanti pacifici impegnati nella non violenza. Percosse, scariche con le pistole taser, anche alla testa. Ed ancora, pugni , teste sbattute contro muri, polsini con cerniera usati per interrompere la circolazione sanguigna. E poi, attivisti deportati nel carcere di Givon, a Ramla. Oggi tutti risultano espulsi ed a casa propria.


Nessuna risposta da parte della comunità internazionale.


Anche in questo caso non ci sarebbe stato nessun abbordaggio pacifico. Gli attivisti, tutti in arresto, sarebbero stati violentemente malmenati.


La Freedom Flotilla Coalition ha rilasciato un comunicato in cui chiede alle autorità israeliane l'immediato rilascio degli attivisti, del veliero e delle merci confiscate, per lo più medicine.


Sottolineo ancora una volta, come,in queste vicende, tutto sia illegale. Dall'assedio della Striscia, entrato nel dodicesimo anno, al totale controllo delle sue frontiere, nonché delle merci che entrano. Per non parlare delle persone, cui molto spesso è negato il diritto alla salute ed a cure negli ospedali della Cisgiordania. È allo stesso modo illegale abbordare una barca che batte bandiera di un paese sovrano in acque internazionali , è illegale confiscare merci non pericolose destinate a terzi, è illegale detenere cittadini stranieri mentre si trovano in acque internazionali. Non solo è illegale, in realtà, l'abbordaggio, in quanto atto di pirateria marittima, si configura come crimine di guerra.


E conta davvero poco che quanto da me scritto sia sancito dal diritto internazionale. Per Israele è carta straccia, contano solo i loro diritti rubati, la loro autodifesa, la loro sicurezza che, i "terroristi" palestinesi, popolo occupato, devono garantire agli occupanti.


Personalmente, trovo poco saggia la decisione degli attivisti della Freedom di continuare la navigazione dopo l'abbordaggio dell'Al Awda. Non ci sarebbe stata nessuna logica, da parte israeliana, nel bloccare una barca e lasciarne passare un'altra, fosse anche solo per capriccio momentaneo. Queste imprese costano, in termini economici e di risorse umane. Forse bisognerebbe cominciare a chiedersi se val la pena continuare. E forse, dico forse, no, non vale la pena, perché non c'è nemmeno ritorno mediatico, a fronte di tante violazioni. La maggior parte delle persone non sa nulla di ciò che avviene dall'altra parte del Mediterraneo, i media mainstream non trovano nulla di strano, ormai, nei soprusi israeliani e nel loro dispregio del diritto internazionale. Basti pensare che, in diciannove venerdì di marce, con circa 160 morti ed oltre 16.000 feriti da parte palestinese, i media ci hanno raccontato solo dell'unico soldato israeliano ucciso venerdì 20 luglio. Una vita vale quanto 160, peggio dei nazisti, davvero.


"Gaza non è la più bella delle città.
La sua costa non e la più blu tra i litorali delle città arabe.
Le sue arance non sono le più belle del bacino del Mediterraneo.
Gaza non è la più ricca delle città.
Non è la più elegante né la più grande, ma eguaglia la storia di una nazione intera
perché è la più brutta, impoverita, miserabile e infelice agli occhi dei nemici.
Perché, per noi, è la più capace a turbare l’umore del nemico e il suo riposo.
Perché è il suo incubo.
Perché è disseminata di arance,
bambini senza infanzia,
vecchi senza vecchiaia
e donne senza desideri.
Per questo per noi è la più bella,
la più ricca e la più pura
e la più degna d’amore.


Compiamo un’ingiustizia verso Gaza quando cerchiamo le sue poesie,
non deturpiamo la bellezza di Gaza.
La cosa più bella è quella priva di poesia,
nel momento in cui cercammo di trionfare sul nemico con le poesie.
credendo in noi e festeggiando nel vedere il nemico che ci lasciava cantare.
Lo abbiamo lasciato vincere, e quando abbiamo asciugato le nostre labbra dalle poesie
abbiamo visto che il nemico aveva costruito città, fortezze e strade.
Siamo ingiusti con Gaza quando la trasformiamo in mito
perché la odieremo quando scopriremo
che non è altro che una piccola misera città che resiste.
Silenzio per Gaza" - Mahmoud Darwish


 

Per i video registrati dagli attivisti di entrambe le imbarcazioni, prima dell'illegale abbordaggio e dell'illegale detenzione, vi allego il link del sito web della Freedom Flotilla Coalition. È sufficiente cliccare sui nomi indicati : https://jfp.freedomflotilla.org/


 

Per un excursus su quest'ultima e sulle passate missioni della Freedom Flotilla, vi rinvio a questo link :
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gaza_freedom_flotilla_rompiamo_lassedio_rompiamo_il_silenzio_mediatico/13944_24675/


 


 

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