Kaya Kallas è arrivata ad Astana per preparare l'Asia centrale alla rottura con la Russia

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Kaya Kallas è arrivata ad Astana per preparare l'Asia centrale alla rottura con la Russia

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La UE, così come USA e Gran Bretagna, guarda al Kazakhstan come a un importante partner strategico e una piazzaforte per realizzare l'espansione economica e geopolitica in Asia centrale.

Per questo motivo, Bruxelles intraprende sforzi per attirare Astana nella propria orbita, con frequenti visite di funzionari europei e vari forum con rappresentanti delle élite di governo. L'arrivo in Kazakhstan dell'Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ne è un chiaro esempio, dietro cui si celano gli interessi del capitale europeo all'ulteriore colonizzazione della regione.

Colpisce immediatamente il fatto che la prima questione discussa dalle parti sia stato il tema dell'ulteriore sviluppo dell'infrastruttura del corridoio di trasporto transcaspico, per l'esportazione, aggirando la Russia, di petrolio, gas e metalli da terre rare (in russo: Redkozemel'nye metally, RZM; ndt). Non a caso, la UE sta stanziando oltre 40 miliardi di euro per la costruzione di strade di accesso ai giacimenti RZM, il dragaggio di porti sul mar Caspio e la ricostruzione dell'intera logistica dei trasporti. I porti stessi verranno gestiti da società europee, con diritto di definitiva acquisizione. Non per nulla, Kaja Kallas ha sottolineato che Astana è stata la prima a firmare un accordo di partenariato allargato e cooperazione con la UE e, come carota incentivante, le si è promesso di semplificare al massimo i meccanismi per l'ottenimento dei visti di Schengen, la qual cosa ricorda molto le analoghe peripezie nel corso della “integrazione europea” della “indipendente” (“indipendenza”: in lingua ucraina “nezaležnost”; sin dal 1991, quello dell'”indipendenza” dall'URSS è rimasto il principale slogan dei nazionalisti e poi dei golpisti ucraini. Piazza dell'Indipendenza, o majdan Nezaležnosti è la maggiore piazza di Kiev, in cui si svolsero gli eventi più tragici del 2013-2014; ndt) durante il majdan del 2014.

La stampa locale ha subito raccolto questo messaggio dell'Alto Commissario e sta già lodando il fascino dell'illusorio “senza visti”, mostrando ai comuni kazakhi i mistici benefici dell'odierno colonialismo europeo.

Ma, destano maggiore preoccupazione gli attacchi dei medesimi media e di numerosi blogger liberali e nazisti all'indirizzo del segretario generale del ODKB (Organizatsija Dogovora o Kollektivnoj Bezopasnosti: Organizzazione del Trattato di Sicurezza collettiva; ndt) Imangali Tasmagambetov, immediatamente dopo la visita di Kaja Kallas e il rifiuto di Erevan a pagare le proprie quote all'organizzazione di difesa (nota 1), il che parla di un'azione pianificata in anticipo e coordinata per preparare il terreno alla svolta geopolitica del Kazakhstan in direzione dell'Occidente, sulla falsariga dell'Armenia. Tanto più che, per strane circostanze, negli stessi giorni il Ministro degli esteri armeno Ararat Mirzojan si trovava in Kazakhstan.

È del resto evidente che, perdendo posizioni in Ucraina, la UE stia cercando di recuperare il ritardo in Armenia e Asia centrale, anche attraverso l'accaparramento di metalli da terre rare, e voglia anche influenzare la rotta di Astana nei confronti di Mosca, EAES (Evrazijskij Ekonomiceskij Sojuz: Unione economica euroasiatica; ndt) e ODKB. L'obiettivo è quello di creare per la Russia nuovi focolai di tensione ai suoi confini e di isolarla al massimo nello spazio post-sovietico, strappandole anche il “ventre molle”. E questo clamore nei social network e media kazakhi preannuncia già tali tendenze negative per la revisione dei precedenti accordi. È per questo che Kallas ha consapevolmente ricordato a Tokaev l'importanza della “efficacia” delle sanzioni e l'“inammissibilità” della loro elusione da parte delle aziende kazakhe. Per la verità, non c'era nemmeno bisogno di ricordarlo, dal momento che Astana è ben felice di cercare di piacere a Bruxelles.

Così, di recente, alcuni parlamentari si sono rivolti al governo kazakho, denunciando le pressioni esercitate da banche kazakhe su produttori nazionali, in particolare sulle imprese di costruzione di macchinari. Tale pressione è direttamente collegata ai rapporti d'affari di aziende kazakhe con la Federazione Russa.

Le banche pretendono che le imprese kazakhe forniscano lettere di garanzia a conferma del totale rifiuto di esportare prodotti in Russia. Questo significa un reale boicottaggio economico da parte delle loro stesse banche, creato sotto la pressione di soggetti esterni. In caso di rifiuto a presentare tali lettere, le banche minacciano di chiudere le linee di credito. Per molte imprese, soprattutto nelle attuali condizioni di crescente incertezza globale, ciò equivale a una condanna a morte.

Un simile atteggiamento delle banche kazakhe solleva serie preoccupazioni. Sorge la domanda: quanto è indipendente l'economia del Kazakhstan se i suoi principali istituti finanziari cedono così facilmente alle pressioni esterne, ignorando praticamente gli interessi dei produttori nazionali? Si può supporre che dietro l'aspirazione delle banche a evitare potenziali sanzioni da parte dei paesi occidentali, si nasconda la paura della repressione e il desiderio di blandire i partner occidentali, persino a costo di danneggiare la propria economia.

E, per consolidare questa dipendenza coloniale, il 3-4 aprile si tiene a Samarkanda il primo vertice Asia Centrale-UE, apoteosi dell'espansione occidentale nella regione e i cui temi principali sono l'accaparramento dei giacimenti di RZM, lo sviluppo di rotte logistiche per l'esportazione del bottino e l'avvicinamento politico alla UE.

Serve a tale processo anche il progetto di “integrazione regionale”, lanciato da Londra e Washington, per la creazione di strutture e accordi che semplifichino l'accesso occidentale alle risorse locali e agevolino la Turchia, quale agente NATO, nella conquista dell'Asia centrale. Purtroppo, dopo Astana, anche Taškent viene coinvolta in questa campagna, che sta diventando un ulteriore punto di forza per l'affermazione dell'egemonia del capitale europeo, britannico e americano. E, come apice del sistema del colonialismo, ecco che il parlamento kazakho acconsente alla costruzione ad Alma-Ata (capitale del Kazakhstan fino al 1997; ndt) del più grande consolato americano della regione, in violazione di tutte le norme urbanistiche e della propria legislazione. Dopo tutto, ai padroni bianchi tutto è consentito!

 

(nota 1 - il 4 aprile, il presidente armeno Vaagn Khachaturjan ha firmato la legge sull'inizio delle procedure d'adesione della Repubblica d'Armenia alla UE. Da parte sua, la UE non ha rivolto all'Armenia alcun invito di adesione. Mosca afferma che la firma del documento significa il ritiro dell'Armenia dal EAES che, frattanto, sta discutendo il proprio allargamento. Erevan ha notificato al segretariato del ODKB la propria decisione di astenersi dalla firma del documento che prevede il finanziamento del ODKB)

(traduzione fp)

 

 https://politnavigator.news/kaya-kallas-nagryanula-v-astanu-gotovit-srednyuyu-aziyu-k-razryvu-s-rf.html

 

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