La lista degli antifascisti prigionieri politici del regime di Kiev

La lista degli antifascisti prigionieri politici del regime di Kiev

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Dopo essere stata messa al bando oltre un anno fa, l’opposizione ucraina è ancora sotto il tallone di ferro della junta di Kiev. Mentre sul fronte l’Ucraina subisce gravi perdite per un’offensiva che in due mesi non ha prodotto i risultati sperati, le forze di sicurezza ucraine (SBU) intensificano le persecuzioni degli esponenti dei partiti avversari di Zelensky.

Nelle ultime settimane è stato arrestato per collaborazionismo Oleksandr Ponomarev, deputato di Piattaforma di Opposizione – Per la Vita, il partito di Viktor Medvedchuk. Il leader del partito Nash (Nostro), Yevgeny Muraev, è indagato in contumacia per tradimento, mentre venerdì la procura di Vinnytsa ha intentato una causa contro il blogger Anatoly Shariy, capo dell’omonimo partito di Shariy, fuggito da tempo in Spagna come dissidente, già colpito da una nuova indagine agli inizi di luglio.

A pagare il prezzo più caro della repressione sono ancora una volta i membri del Partito Comunista di Ucraina (KPU), perseguitato già dai giorni del Maidan e messo definitivamente al bando il 7 luglio 2022. Sono almeno tre gli esponenti del KPU arrestati da fine maggio ad oggi: Yuri Petrovsky, Georgy Buyko, Igor Nekrasov. Allo stesso tempo la giustizia si accanisce contro gli antifascisti, come Farohd Abdullaev e Anatoly Miruta, invalido grave, condannato a 10 anni di carcere duro per aver distribuito aiuti umanitari nel distretto di Bucha, mentre era sotto il controllo delle forze russe.

 

L’appello dei Kononovich per Buyko



“Buyko Georgiy Vladimirovich è un comunista e antifascista, Dottore in scienze storiche, docente senior presso l'Università Statale di Donetsk, due volte Deputato del Popolo dell'Ucraina per il Partito Comunista dell'Ucraina, capo del Comitato Antifascista dell'Ucraina. Nel settembre 2022 ha subito 4 perquisizioni in casa, nel luglio 2023 è stato incriminato ai sensi dell'articolo 110 del Codice penale dell'Ucraina, che prevede da dieci a quindici anni di carcere o l'ergastolo con confisca dei beni. Il vero crimine del compagno Buiko davanti al regime di Zelensky è quella di essere comunista e antifascista in Ucraina. Buyko Georgiy Vladimirovich è un comunista che, dopo la messa al bando del Partito Comunista e il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, è stato il primo a issare la bandiera rossa del Partito Comunista di Ucraina nel nostro Paese. È stato lui a creare un comitato per ripristinare il Partito Comunista di Ucraina e a lottare per la sua riabilitazione e nel 1993 il Partito Comunista è stato riabilitato e di nuovo autorizzato, ha iniziato a operare legalmente ed è entrato in Parlamento. Conoscendo il suo carattere indomito, il regime vuole ucciderlo con il carcere perché ha 76 anni. Compagni il nostro compagno e amico ha urgente bisogno di un avvocato dobbiamo lottare ma purtroppo per questo i comunisti ucraini non hanno soldi, amici vi chiediamo di aiutarci a raccogliere i soldi per un avvocato per un vero comunista e antifascista Buiko Georgiy Vladimirovich!”.

Questo è l’accorato appello lanciato dai fratelli Mikhail e Aleksandr Kononovich, dirigenti dell’organizzazione giovanile del KPU Komsomol, raccolto dal PST/POP (Parti Suisse du Trabaille/Partito Operaio Popolare) che provvederà alla raccolta fondi per le spese legali. La prima udienza del processo si terrà il 15 agosto.   

L’ex deputato è stato incriminato ai sensi dell'art. 110 parte 1 del codice penale dell'Ucraina, “violazione dell'integrità territoriale e inviolabilità dell'Ucraina”, per “aver invocato con appelli pubblici azioni volte a modificare i confini del territorio o il confine di Stato dell'Ucraina”. Per questo crimine sono previsti dai 10 ai 15 anni di carcere con confisca dei beni.

I “reati” a cui si riferisce la procura sono alcune dichiarazioni rese da Buyko alla televisione russa nel 2014-15. Inoltre, "i discorsi dell'indagato sono stati distribuiti sul canale Youtube per un numero illimitato di utenti", riferiscono indignati i pm di Kiev. Le “conclusioni di un esame linguistico forense” delle dichiarazioni dell’imputato costituiscono la principale prova per l’Ufficio del Procuratore Generale.  

Per l’età e le condizioni fisiche Georgy Buyko non sarebbe in grado di sopravvivere al carcere.


Igor Nekrasov


I servizi di sicurezza ucraini hanno arrestato giovedì l'ex segretario regionale di Lvov del KPU, Igor Nekrasov. Il suo unico crimine è quello di essere un dirigente del partito messo al bando definitivamente il 7 luglio 2022. Il pretesto per la sua incriminazione sarebbero alcune pubblicazioni apparse sui social network, presumibilmente sotto account falsi, in cui ripropone la "propaganda russa", cioè una versione della situazione in Ucraina differente da quella imposta dal regime di Kiev.

Sulla base delle prove raccolte, gli investigatori del servizio di sicurezza hanno informato il sospettato di sospetto ai sensi di cinque articoli del codice penale dell'Ucraina:

? Parte 2 dell'art. 110 (violazione dell'integrità territoriale e inviolabilità dell'Ucraina);

? Parte 1 dell'art. 161 (violazione della parità dei diritti dei cittadini in ragione della razza, della nazionalità, delle convinzioni religiose, della disabilità e per altri motivi);

? art. 436 (propaganda di guerra);

? Parte 2 dell'art. 436-1 (diffusione ripetuta di simboli comunisti e nazisti e propaganda dei regimi totalitari comunisti e nazionalsocialisti).

? parte 2, parte 3 dell'art. 436-2 (giustificazione, riconoscimento come legittimo, negazione dell'aggressione armata della Federazione Russa contro l'Ucraina, glorificazione dei suoi partecipanti).

Al momento non è noto se siano state adottate misure cautelari, il caso è stato inviato in tribunale. Rischia sino a 10 anni con la confisca dei beni.

Yuri Petrovsky





La mattina di lunedì 29 maggio la SBU ha comunicato l’arresto di un esponente di spicco del KPU della regione di Zaporozhye, Yuri Pestrosky, ex deputato del consiglio comunale e responsabile dell’ideologia nel comitato regionale.

E’ accusato di essere un agente del FSB e di essere un “regolatore del fuoco” per le forze russe, cioè avrebbe inviato le immagini degli obiettivi da colpire e le informazioni sul punto di arrivo dei missili.

Come prova dei suoi crimini l’SBU mostra alcuni busti di Lenin e Stalin, libri e tazze con simboli sovietici.




Sulla base di questi sospetti è stato arrestato per tradimento, art.111 parte 2 del codice penale ucraino. Rischia oltre 10 anni di carcere. Attualmente non si hanno notizie delle sue condizioni.

In modo analogo lo scorso 21 luglio un altro uomo è stato arrestato dall’SBU ai sensi dell’ articolo 436-2 del codice penale dell'Ucraina, “giustificazione, riconoscimento come legittimo, negazione dell'aggressione armata della Federazione Russa contro l'Ucraina, glorificazione dei suoi partecipanti”. Le immagini mostrate dagli inquirenti come prove dei crimini sono bandiere dell’URSS e materiale comunista. Non è da escludere che gli agenti abbiano un vero e proprio kit di “oggetti proibiti” da collocare nelle case degli indagati per incastrarli come “spie di Mosca”.

Le condanne agli antifascisti

Le carceri ucraine si riempiono di antifascisti. Lo scorso marzo sono stati condannati due membri del comitato antifascista dell’Ucraina, sorto dopo i primi divieti imposti dalle autorità di Kiev al KPU. Si tratta di Farohd Abdullaev, professore e scienziato di origini tatare, condannato a 15 anni, e Anatoly Miruta (nella foto assieme a Mikhail Kononovich durante un’udienza), invalido grave, condannato a 10 anni in regime di carcere duro.




Era stato nominato capo di un villaggio nel distretto di Bucha i primi giorni di marzo 2022, prima dell’entrata in vigore della legge contro il collaborazionismo. È stato arrestato dopo il ritiro delle forze russe sul fronte di Mosca come collaborazionista per la sua attività di distribuzione degli aiuti umanitari. L’Alto commissariato per i diritti umani dell’ONU, nel suo rapporto sulle detenzioni di civili in Ucraina, ha rimarcato come questo tipo di detenzioni viola il diritto internazionale umanitario.

Miruta, che ha solo 35 anni, potrebbe morire in carcere a causa della sua disabilità, se non viene sottoposto ai controlli e alle cure prescritte dai medici.

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