L'Express, "l'Ucraina deve vincere" e quell'ambiguo pugno chiuso

L'Express, "l'Ucraina deve vincere" e quell'ambiguo pugno chiuso

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Le strade di Parigi sono piene del manifesto del settimanale "L'Express", che, come mostra la fotografia, inneggia e incita alla "vittoria" dell'Ucraina, con un ambiguo pugno chiuso: "L'Ucraina deve vincere".




Nel numero in edicola ci sono firme considerate "prestigiose" o che tali si auto-considerano, in testa a tutti il solito Bernard Henry-Lévy, l'eterno esponente dell' "armiamoci e partite", un personaggio ormai a dir poco patetico.

Contemporaneamente, solo tre giorni fa, il quotidiano tedesco "Suddeutsche Zeitung" pubblicava una bella intervista a un filosofo autentico, Juergen Habermas, che certo non è un pacifista, ma che sulla guerra in Ucraina dice cose sempllicemente ovvie. Incitare alla vittoria dell'Ucraina significa essere irresponsabili. Kiev non ha alcuna possibilità di battere Mosca, e pensarlo significa essere imbecilli, gridarlo significa essere in malafede; ma soprattutto insistere con armi e propaganda per la continuazione della guerra, vuol dire esporre l'Europa e il mondo al rischio serio della catastrofe nucleare.


Morale? Esistono intellettuali che hanno preservato autonomia di giudizio, e sono in grado di esercitare un pensiero critico, e tentanto di accendere il faro dell'intelligenza nella buia notte dell'ignoranza; ma sono una esigua minoranza in un mare di pappagalli ammaestrati che ripetono le bestialità ispirate dai loro pregiudizi (antislavi, antirussi e pure antcomunisti dato che comunque costoro identificano Putin con Lenin, a dispetto di ogni evidenza e di ogni logica), oppure eseguire gli ordini di scuderia, provenienti dai loro padroni. E sostenere a spada tratta l'irresponsabile Zelensky, presentarlo come un eroe, concedergli la parola ovunque, dedicargli copertine di riviste, dargli premi e via seguitando, implica volere che continui il massacro del popolo ucraino e la distruzione di un territorio.

Eppure basta un Habermas che prende parola a darci un minimo di speranza: forse non tutto è perduto. Persino dai circoli pollitici USA è arrivato, per ora a mezza voce, l'invito agli ucraini a "perseguire solo obiettivi irraggiungibili"; ossia toglietevi dalla testa che potete riconquistare Crimea e Donbass, o addirittura sconfiggere la Federazione Russa.
Insomma, a dispetto degli "intellettuali" dell' "Express", foglio nato come "laico e progressista", qualche elemento per rincuorarci c'è, e nella prospettiva dell'anniversario del 24 febbraio, inizio della seconda fase del conflitto (la prima fase è incominciata nel 2014, ricordiamolo sempre: ora persino quel tristo figuro di Stoltenberg - nomen omen! - lo ha ammesso, candidamente) facciamo di tutto per fermare la guerra. Questo deve essere il nostro imperativo, questa la nostra lotta.
Dunque, basta propaganda bellica, basta invio di armi, basta scherzare col fuoco. Il nostro motto deve essere oggi più che mai: STOP THE WAR.

Angelo D'Orsi

Angelo D'Orsi

Laureato, in Filosofia del Diritto, con Norberto Bobbio, nel 1972. Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all'Uuniversità di Torino. Autore di "Gramsci. Una nuova biografia."

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