"L'Occidente ha costruito contro di noi, una sorta di 'muro di Berlino'”. Intervista a Sergej Volkov, sceneggiatore e coautore del film “Il Testimone”

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"L'Occidente ha costruito contro di noi, una sorta di 'muro di Berlino'”. Intervista a Sergej Volkov, sceneggiatore e coautore del film “Il Testimone”

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Intervista allo scrittore e giornalista russo Sergej Volkov, sceneggiatore e coautore del film “Il Testimone” sull’ondata di censura da parte delle autorità italiane che ne vogliono impedire la proiezione.

Le domande a Volkov sono state fatte dalla giovane scrittrice del Donbass Faina Savenkova. La traduzione è ad opera di Marinella Mondaini


L'INTERVISTA




Faina: Cosa ci può dire della diffusione e presentazione all’estero del film “Il Testimone”?

Sergej Volkov: Quando abbiamo fatto il film, inizialmente per molti aspetti, l’opera non era orientata allo spettatore ucraino e nemmeno a quello russo. Volevamo raccontare la verità su quanto sta accadendo in Ucraina, e il film parla proprio di questo allo spettatore occidentale che non ha accesso alle stesse fonti di informazione che abbiamo noi. In Occidente la propaganda è molto dura, basti aprire un qualsiasi organo di informazione occidentale, il Washington Post, Le Figaro, lo Stern o un qualsiasi altro portale di notizie online, per vedere come l’informazione sia data in modo unilaterale e molto specifico.

Perciò il nostro compito principale era aprire gli occhi allo spettatore occidentale, di qui la scelta di tale protagonista del film. È uno straniero, un uomo infinitamente lontano dalla politica, dalla Storia. Si occupa di musica, è un musicista, un violinista. Ed ecco che d’improvviso si ritrova ad essere implicato in questa difficile situazione. Attraverso i suoi occhi noi vediamo tutto ciò che accade in questo piccolo villaggio di “Semidveri”, situato da qualche parte nella regione di Kiev, nel periodo iniziale dell'Operazione Militare Speciale Russa. Un aspetto interessante è che il film è stato originariamente girato in inglese, ma poi abbiamo deciso di ridoppiarlo ed è per questo che qualcuno ha detto che l’ucraino nel film è parlato in modo un po' diverso.  Qui bisogna dire che prima di tutto in Ucraina si parla ucraino in modo diverso nelle varie regioni e, in secondo luogo, questa è anche una conseguenza del ridoppiaggio del film dall'inglese all'ucraino. Questa è la storia.

 

Faina: Non molto tempo fa, in Italia, le autorità hanno proposto di vietare la proiezione del film "Il Testimone". Il sindaco di Firenze è intervenuto accusando il film di promuovere l'odio e il genocidio. In realtà, non credo che abbia visto il film.  Qual è la Sua opinione su questa situazione?

Volkov: Il fatto che il film abbia iniziato a essere distribuito in Occidente e che venga distribuito in Italia, che è sempre stato un paese abbastanza amichevole nei nostri confronti per molto tempo, almeno negli ultimi 60 anni, non è un caso. Quindi, molto bene che sia stata l'Italia ad avviare la diffusione internazionale del film. E so che lì c'è un grande interesse per il nostro film, il pubblico vuole vederlo. Però poi ci troviamo di fronte a ciò che in realtà ci aspettavamo di trovare: chi è al potere, ovviamente, ha messo il divieto e non vuole farci entrare. Si definiscono una società democratica e libera. In realtà, i paesi occidentali hanno un numero enorme di divieti, di ipocrisie. Il fatto che l'Italia vieti la proiezione di un film è un'ulteriore conferma di quale libertà abbiano davvero. "Lasciate che questi spettatori lo capiscano da soli", vorrei dire al sindaco di Firenze. Non sono stupidi, sono adulti e vogliono vedere con i loro occhi come e cosa sta succedendo. Ma il sindaco di Firenze può darsi che abbia le sue ragioni per farlo, forse suo nonno ha servito sotto Mussolini e la cosa è di famiglia. Che dire, Dio lo giudicherà.

 

Faina: Pensa che sia possibile che anche in altri paesi si ripetano tali divieti?

Volkov: Sono sicuro al cento per cento che succederà. E più il Paese è piccolo, come per esempio l'Estonia o, non so, la Repubblica Ceca e più la censura è forte. Lì c'è una democrazia tale che nessun totalitarismo può starle accanto. Penso che il prossimo Paese in cui cercheranno di proiettare "Il Testimone" sarà la Francia. Non so, ma ho questa sensazione. O forse la Spagna. Questi Paesi sono sempre stati in qualche modo vicini a noi, nello spirito, nella mentalità. E credo che anche lì la gente voglia capire, voglia conoscere la verità. Forse la Germania. Ma ovunque le autorità cercheranno di vietare il nostro film. Di questo sono assolutamente sicuro. Per vietarlo e per farlo odiare. Probabilmente ci saranno delle provocazioni in tal senso. Non bisogna essere dei grandi veggenti per prevederlo.

 

Faina: Film come "Il Testimone" sono necessari nella società di oggi? Possono cambiare qualcosa all'interno e all'esterno del Paese?

Volkov: Certo che sì. Inoltre, film di questo tipo escono periodicamente in diversi Paesi. E se ricordiamo, ad esempio, il regista Oliver Stone, che tra l'altro ha vinto tre Oscar, è l'autore dei famosi film "Platoon", "Nato il quattro luglio" e così via. Una volta ha girato un film simile su Salvador. Si intitola Salvador. Uno Stato in cui era al potere una dittatura fascista. Uno Stato in cui la gente veniva uccisa, gli squadroni della morte e tutto il resto. E ha cercato di usare il linguaggio del cinema per mostrare allo spettatore come e cosa stava realmente accadendo lì. E anche in quell'occasione ha dovuto affrontare un'ondata di critiche e di opposizione alla distribuzione del film. Tra l'altro, ha girato anche un film su Snowden, che hanno cercato di vietare in America e che è stato accolto in modo molto ambiguo dalla società americana, perché hanno detto che si trattava di propaganda, di propaganda russa e così via. Anche se il regista è americano. Anche lui sta cercando di combattere. E questo non è l'unico esempio, ci sono molte cose simili nel mondo. Il cinema, come diceva Lenin, è la più importante delle arti. La percezione visiva è la più vivida per l’uomo. Per questo motivo, ovviamente, il cinema non potrà mai essere escluso da questi processi globali che si stanno verificando nel mondo.

 

Faina: Cosa può dire ai tanti italiani che hanno visto il film nonostante i divieti?

Volkov: Innanzitutto, li ringrazio molto per essere venuti, per aver trovato in effetti il coraggio civile di andare a vedere il film. Non mi stupirei se presto venissero perseguitati per aver simpatizzato con la Russia, anche solo per aver voluto capire cosa sta succedendo da noi adesso. E li ringrazio anche per aver insistito, per aver preteso di conoscere la verità. Sono questi i momenti che valgono molto. E ancora una volta voglio ribadire che è molto bello che sia stata l'Italia a iniziare questo processo, di voler conoscere la verità. Si tratta in sostanza di processi sociali molto preziosi. E non si può dire certo dire che è stato Putin a costringerli a vedere questo film. Perché sappiamo bene che in Occidente “è sempre colpa di Putin” … “ Putin vi ha costretto a fare questo, Putin è questo, ha fatto quest’altro" ecc.. Non ha costretto gli italiani a vederlo e non ha costretto noi a fare questo film. Ecco perché è un bene ciò che sta accadendo. Stiamo sfondando la nuova cortina di ferro che l'Occidente ha costruito contro di noi, una sorta di “muro di Berlino” che hanno costruito da soli per isolarsi da noi, dal resto del mondo che invece ci sostiene. E vediamo che questo muro viene sfondato dall'interno in Italia. E questo va benissimo.

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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