Marco Travaglio: "Chi ha stilato e girato al Corriere la lista di dossieraggio?"

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di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

 

9 GIUGNO 2022

 

Lo scandalo dei dossieraggi contro chi dissente dal governo Draghi sulla guerra, oltre allo stato comatotoso della nostra democrazia, dimostra che c’è una sola categoria peggiore dei politici: i giornalisti.

Infatti tre leader della maggioranza – Conte, Salvini e Bersani – hanno bollato con parole di fuoco quei dossieraggi, mentre i tg Rai e i grandi giornali continuano a ignorare lo scandalo: anche dopo che il sottosegretario Franco Gabrielli ha rotto il silenzio per assicurare che “l’intelligence non ha mai stilato liste o svolto attività di dossieraggio”.

Ed è la seconda smentita che piove sul Corriere della Sera, che domenica ha pubblicato la lista di una dozzina di “putiniani” come “materiale raccolto dai servizi” per un’“indagine avviata dal Copasir”.

La prima era giunta lunedì dal presidente del Copasir Adolfo Urso, che rivelava di aver ricevuto un rapporto (ma senza liste) dai Servizi solo dopo averlo letto sul Corriere.

Quindi, stando a Gabrielli e Urso, la lista non è nel rapporto del Dis al Copasir. Ma, essendo improbabile che il Corriere se la sia inventata, con tanto di citazioni virgolettate, la lista esiste e qualcuno l’ha trasmessa al quotidiano più venduto.

Chi l’ha stilata e girata al Corriere? E perché?

È ciò che dovrebbe accertare il Copasir (un tempo si sarebbe mossa la magistratura, ma ormai è una battaglia persa), che ha appunto il compito di controllare i Servizi perché non deraglino dai binari della legalità costituzionale: proprio il caso di quella lista, che calpesta la libertà di espressione di alcuni liberi cittadini colpevoli soltanto di avere un pensiero dissenziente (nessuna prova di putinismo o di fake news, che comunque non sarebbero reato).

Ma il cortocircuito paradossale è che il Copasir, anziché controllare la legalità della condotta dei Servizi, sta usando i Servizi per raccogliere notizie su politici, professori, giornalisti, privati cittadini e decidere chi abbia diritto di parlare in tv della guerra in Ucraina e chi no.

Cioè per stabilire qual è la verità: la verità di Stato di orwelliana memoria, decisa a maggioranza da chi governa, tipica dei regimi autoritari che fingiamo di combattere.

Come può il Copasir bloccare i dossieraggi, se ne è l’istigatore e l’utilizzatore finale? Visto che i giornaloni (lasciando solo in questa battaglia il presidente della Fnsi Raffaele Lorusso) tacciono e acconsentono (almeno finché qualche futuro governo non userà i Servizi per spiare i loro giornalisti), non resta che sperare nei pochi politici rimasti vigili: disertino il Copasir finché non smetterà di indagare sulle idee altrui, poi chiamino il governo Draghi e i capi dei Servizi a spiegare al Copasir chi ha fabbricato e diramato l’immonda lista.

Perché l’unica disinformatija finora accertata in Italia non parte da Mosca, ma da Roma.

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