Milani, Si Cobas: Lavoratori logistica nuova avanguardia delle lotte operaie

Milani, Si Cobas: Lavoratori logistica nuova avanguardia delle lotte operaie

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Le lotte delle maestranze della logistica dei trasporti, le nuove avanguardie delle lotte operaie, il ritorno della solidarietà internazionalista con i portuali che si sono rifiutati di caricare le armi dirette ad Israele da usare contro i palestinesi. Con Aldo Milani, Coordinatore nazionale del Si Cobas, abbiamo fatto un excursus tra passato, le battaglie recenti e le prospettive future, nonostante il panorama frammentato delle battaglie sindacali.

 

Intervista realizzata per L'AntiDiplomatico da Cristina Mirra.

Dove sono finite le lotte sindacali internazionaliste? E I lavoratori con una visione collettiva che procedevano uniti nel raggiungere e tenere fermi i propri diritti?

La maggior spinta ad una solidarietà che andava oltre il proprio campo d'azione, il proprio luogo di lavoro, il territorio nazionale si è determinata negli anni '60 e '70 in concomitanza con un ciclo di sviluppo capitalistico che cominciava però ad invertire la rotta. La conquista dei diritti nei posti di lavoro e nella società si determinava in una situazione nel movimento reale il quale aspirava ad avere condizioni di lavoro e di vita attraverso una politica di riforme che dovevano essere concesse dagli Stati borghesi in modo di ripartire in modo più equo le risorse prodotte dai lavoratori.

Ciò poteva essere richiesto perché le borghesie nazionali potevano attingere le risorse dai sovraprofitti imperialisti con la spoliazione delle risorse dei paesi del "terzo mondo", distribuendone delle briciole ai lavoratori delle metropoli capitalistiche. Un ciclo di lotte negli anni '60 e '70 che, però, avevano la caratteristica di fondo di essere tutt'interne al sistema di produzione capitalistico che vigeva in tutto il mondo capitalistico.

L'illusione, che avevano le masse dei lavoratori, si basavano sul fatto che attraverso le conquiste graduali, le lotte sindacali e l'azione del PCI nelle istituzioni e nel parlamento fosse possibile dare l'assalto al cielo, per migliorare non solo le loro condizioni di lavoro e salariali ma anche di determinare con la loro azione antagonista un radicale cambiamento sociale e politico. In quel periodo le lotte "di liberazione nazionale" che si determinavano nelle aree arretrate del pianeta erano rinforzavano e spronavano le lotte in fabbrica e sui territori alimentando una tensione verso la solidarietà con queste lotte sul piano internazionale, ma tuttavia rimanevano interne ad una dinamica controllata dai paesi del socialismo reale e dai partiti " comunisti" presenti appendici ed influenzati dalla Russia e dalla Cina.

Con l'offensiva del polo capitalistico occidentale schierato intorno agli USA negli anni successivi e la crisi del socialismo reale tutta l'ideologia che ruotava e si riferiva a quest'ultimi paesi si è dissolta contemporaneamente alle conquiste salariali e sociali e l'assalto al cielo si è manifestato per quello che era: una illusione per i lavoratori di poter cambiare le cose attraverso la lotta tradeunionista ed una politica riformista. Ora, oggi, si parte da una situazione dove l'influenza dei partiti riformisti viene sempre meno, in crisi in tutto il mondo, però un progressivo espandersi in modo confuso le lotte contro le politiche liberaliste delle borghesie e degli Stati al loro servizio.

I nuovi proletari si chiamano oggi lavoratori della logistica ed è impensabile ed inutile parlare di comparto industriale per l’Italia, che non esiste più, quali sono gli obiettivi che si pone la nuova classe proletaria oggi o meglio, che dovrebbe porsi?

I lavoratori della logistica-trasporti, in Italia, sono oggi l'avanguardia tra i lavoratori nelle lotte contro il patronato in una situazione dove la stragrande maggioranza della classe è traumatizzata da anni di sconfitte e perdita di diritti. In questo settore vi è stato un risveglio dell'iniziativa proletaria grazie, soprattutto, all'apporto dei lavoratori immigrati che sono arrivati negli ultimi trent'anni nel paese. Nel settore vi è una bassa composizione organica del capitale, se paragonata alla Germania e alla Francia, perché la borghesia ha potuto godere di questa massa di forza lavoro che si è riversata in Italia. Nella logistica-trasporti lavorano circa un milione e trecentomila persone e le condizioni precedenti al nostro intervento, come organizzazioni sindacali SI Cobas e ADL Cobas, quest'ultimo presente soprattutto in Veneto, si basavano sul super sfruttamento della forza lavoro con salari che in media erano di 4,50 euro all'ora.

Le nostre organizzazioni hanno dato voce e forza a questi lavoratori la cui sofferenza veniva contenuta e controllata dalle tre centrali sindacali confederali che apertamente collaboravano con i padroni delle cooperative. Quest'ultime aziende agivano intermediando il loro rapporto con i committenti nell'utilizzo della forza lavoro in modo di rendere più flessibile il loro utilizzo a bassi salari. Noi abbiamo dato voce ed organizzazione a questi sfruttati, grazie anche al fatto che avevano pochi legami, anche culturali, con i sindacati e partiti asserviti alle cooperative, ponendoli in agitazione con scioperi e picchetti che avevano un effetto devastante per le controparti: se le merci non arrivano sugli scaffali degli esercizi commerciali o non sono a disposizione per essere assemblate nelle fabbriche, sono la condizione perché i datori di lavoro concedono aumenti salariali e diritti.

Non è un caso che con la FEDIT, l'associazione della logistica-trasporti che rappresenta le maggior società del settore, abbiamo contrattato ed ottenuto, attraverso 8 scioperi nazionali di settore, tre importanti accordi che hanno migliorato le condizioni salariali, lavorative e ridotto l'orario di lavoro. Un esempio oggi di lotta che tiene testa a tutti i "padroni del vapore", al governo Draghi che nella crisi strutturale  attraversata dall'economia mondiale intrecciatasi con la crisi epidemica cerca di soddisfare le esigenze del profitto capitalistico con ristrutturazioni e licenziamenti dei lavoratori. Politica governativa che ha accentuato le forme di repressione nei confronti dei lavoratori in lotta preparandosi così a mettere in campo una stagione di ulteriori licenziamenti con il pugno di ferro, esempio dell'oggi è quello che è avvenuto a San Giuliano nei confronti dei lavoratori di Fedex-tnt in sciopero perché licenziati in massa, dove una squadra di mazzieri travestiti da operai hanno assaltato il picchetto, armati di bastoni, pistole taser, tirapugni, facendo diversi feriti; poi un centinaio di poliziotti e carabinieri pronti ad identificare gli operai licenziati, comminando denunce, fogli di via e multe.

Parliamo di scuola, negli anni ’70 gli insegnanti scendono in piazza e ottengono il tempo pieno, l’introduzione di laboratori, il collegio dei docenti… Oggi andiamo avanti con tagli incredibili nel mondo della scuola ma anche della sanità, manca completamente il valore delle rivendicazione con ricadute sugli alunni e sui pazienti nei relativi ambiti, cosa è cambiato?

La crisi epidemica, con le sue conseguenze per le tasche dei meno abbienti ha risvegliato l'attività di un parte esigua di lavoratori ed è per questo che come SI Cobas abbiamo promosso il 27 settembre "L 'ASSEMBLEA DELLE LAVORATRICI e LAVORATORI COMBATTIVI", la quale nel tempo si e ampliata e divenuta un punto di riferimento per alcuni dei lavoratori della sanità, scuola, del settore alberghiero, dello spettacolo, dei raider. È questa una realtà che ha nei lavoratori della logistica la sua avanguardia, insieme ad un vasto settore di disoccupati organizzati che ha il maggior centro d'azione a Napoli e che nei mesi ha promosso iniziative significative a Roma al Mise diretto da Giorgetti e di fronte alla sede della Camera dei deputati.

C’è un ambito di lavoratori oggi fuori dalla logica e dallo spirito del tempo, i lavoratori dei porti: Genova, Napoli adesso Ravenna i portuali dicono di no all’imbarco di armi per la guerra in Yemen e al governo israeliano che sta mettendo in atto una feroce occupazione della Palestina. Ci racconti questa meravigliosa realtà italiana?

Una realtà particolare è quella dei porti marittimi dove negli ultimi mesi c'è stata un'opposizione organizzata contro l'esportazione di armi ad Israele, in solidarietà al popolo palestinese che sta subendo una aggressione sistematica con bombardamenti del territorio di Gaza. Una solidarietà che non si esprime solo nei porti italiani ma a scala internazionale insieme a milioni di persone che partecipano alle iniziative contro la guerra per l’occupazione che storicamente Israele conduce nel Medio Oriente. In particolar modo sono i giovani che gremiscono le piazze contro la guerra, che vede da una parte i maggior paesi imperialisti a fianco di Israele, dall'altra una massa enorme che denuncia i crimini che vengo perpetrati e portati avanti da decenni contro i palestinesi. I portuali in seguito a questa prima iniziativa stanno mettendo in campo un'azione di coordinamento a livello internazionale a fianco degli oppressi rafforzando così il sentimento internazionalista dei lavoratori contro la guerra: guerra alla guerra, contro la politica dei propri governi.

 

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