"Non è solo stravaganza propagandistica. È sconsiderato". Anche il NYT si smarca dalle mire belliciste della NATO

"Non è solo stravaganza propagandistica. È sconsiderato". Anche il NYT si smarca dalle mire belliciste della NATO

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Stevenson firma un articolo pregno di ragionevolezza, ancora più significativo per il fatto che il cronista (specializzato in energia, difesa e geopolitica) è stato corrispondente di guerra per il giornale della Grande Mela nelle prime settimane del conflitto. Ne riportiamo alcuni brani.

 

“All’inizio, il sostegno occidentale all’Ucraina era immaginato principalmente per difenderla dall’invasione. Ora ha un’ambizione molto più grande: indebolire la stessa Russia . Presentata come una risposta di buon senso all’aggressione russa, il cambiamento, in realtà, rappresenta una significativa escalation“.

Espandendo il sostegno all’Ucraina su tutta la linea e accantonando la via della diplomazia per fermare gli scontri, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno notevolmente incrementato il rischio di un conflitto ancora più grande. Si stanno assumendo un rischio di gran lunga maggiore di qualsiasi guadagno strategico realistico“.

Non si vuole più difendere l’Ucraina, “[…] la nuova strategia – chiamatela far sanguinare la Russia – è diversa. L’idea di fondo è che gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero cercare di ottenere di più delle macerie di Kharkiv e Kramatorsk o della sopravvivenza dell’Ucraina come sistema politico o della frustrazione simbolica dell’aggressione russa”.

“[…] Questa è sia un’espansione del campo di battaglia che una trasformazione della guerra. Mentre in precedenza l’obiettivo principale dell’Occidente era difendersi dall’invasione, ora si è passati a un attrito strategico permanente con la Russia”.

“Lo schema della nuova politica è iniziato a emergere il 13 aprile, quando il Pentagono ha convocato le otto maggiori compagnie americane di armamenti per preparare trasferimenti di armi su larga scala. Il risultato è stato l’impegno del presidente Biden, espresso il 28 aprile, sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero fornito all’Ucraina un aiuto militare quattro volte superiore a quello che avevano inviato dall’inizio del conflitto, promessa mantenuta attraverso la proposta di un pacchetto di aiuti per l’Ucraina del valore $ 39,8 miliardi di dollari”, approvata ieri dal Congresso.

“[…] Quando ero in Ucraina, durante le prime settimane di guerra, anche i più devoti nazionalisti ucraini esprimevano opinioni molto più pragmatiche di quelle che oggi sono diventate di routine in America. I discorsi sullo status neutrale dell’Ucraina e sulla possibilità di svolgere dei referendum a Donetsk e Luhansk, monitorati da organismi internazionali, sono stati abbandonati per lasciare campo libero all’arroganza”.

“[…] Il rischio che le città siano ridotte in cenere [da un’escalation nucleare] rimane basso senza il dispiegamento della NATO in Ucraina, ma non è possibile escludere incidenti ed errori di calcolo. Va considerato, infatti, che il conflitto si svolge in un momento nel quale la maggior parte degli accordi sul controllo degli armamenti, siglati durante la Guerra Fredda tra Usa e Russia, sono stati lasciati decadere”.

Quindi, dopo aver snocciolato i vari successi fin qui conseguiti dalla campagna in difesa dell’Ucraina, come l’indebolimento della Russia e l’imminente ingresso della Svezia e della Finlandia nella Nato, ne accenna uno che ci riguarda da vicino: “È in atto un riarmo generale dell’Europa, spinto non dal desiderio di autonomia dal potere americano, ma al servizio di esso. Per gli Stati Uniti, questo dovrebbe essere un successo sufficiente. Non è chiaro cosa ci sia di più da guadagnare indebolendo ulteriormente la Russia, al di là delle fantasie di un cambio di regime“.

“[…] Gli sforzi diplomatici dovrebbero essere il fulcro di una nuova strategia per l’Ucraina. Al contrario, i confini della guerra vengono ampliati e la guerra stessa riformulata come una lotta tra democrazia e autocrazia, in cui il Donbass è la frontiera della libertà. Questa non è solo stravaganza propagandistica. È sconsiderato. I rischi connessi non hanno bisogno di essere sviscerati”.

 

Si tratta di una variazione di temi già affrontati su queste pagine. E però ci sembrava interessante sia la sede della denuncia, sia la descrizione della discrasia tra le aspettative degli ucraini comuni – che ovviamente vogliono che la guerra finisca (anche quanti sono ostili alla Russia) – e quelle di quanti dicono di volerli aiutare, che invece li stanno usando come carne da macello (civili e militari).

Tale discrasia non può emergere nelle sedi ufficiali, perché i report di guerra mainstream sono filtrati da una pesante censura. Non solo la censura passiva, cioè l’elusione di notizie o opinioni discordi, ma anche più attiva, con una regressione temporale alquanto bizzarra: tale attivismo, infatti, si sostanzia attraverso il dinamismo (costoso) della caccia alle Fake News, che riecheggia la caccia alle streghe di infausta memoria (o il più recente e analogo maccartismo).

Una discrasia che non emerge anche perché la voce degli ucraini non interessa né è riferita, se non quando essi descrivono gli orrori della guerra, e quindi le responsabilità di Mosca, o i veri e/o presunti crimini dell’esercito russo, A parlare per loro, infatti, è solo Zelensky e i suoi fedelissimi, a loro volta sotto stretta gestione americana, avendo tacitato ogni forma di dissenso interno, con le buone o con le cattive… A proposito di lotta tra democrazia e autocrazia.

A quest’ultimo proposito si può citare anche il piccolo caso della colonia Italia, dove la maggioranza dei cittadini non ritiene ragionevole inviare armi all’Ucraina, orientamento che non è preso neanche in considerazione dai media mainstream e dal governo, al quale peraltro nulla importa della Costituzione italiana, che recita che l’Italia ripudia la guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, norma che non consente interpretazioni di sorta per quanto riguarda la sua applicazione nel conflitto ucraino.

Peraltro, sempre a proposito di democrazia contro autocrazia, tali armamenti sono inviati per decreto, cioè bypassando l’approvazione del Parlamento, iniziativa di una gravità inaudita dato il tema tanto sensibile.

Servirebbe, miracoli a parte, anche un cenno di vitalità da parte del Quirinale, che i decreti della presidenza del Consiglio deve avallare e la cui funzione primaria è quella di essere garante della Costituzione…

 

Ps. Peraltro, nel legittimare l’invio di armamenti, il ministro della guerra italiano ha dichiarato che l’Italia “continuerà a supportare l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa”. Il punto che, come dettaglia il Nyt, stiamo inviando armi in Ucraina per sconfiggere la Russia, tale la missione che l’America ha conferito alla Nato, ed è tutt’altro.

 Piccole Note

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a cura di Davide Malacaria

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