Ode ai comici di regime, giullari di corte imbavagliati

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di Frank Iodice*

Premesso che questo discorso vale per tutti i tipi di artista, purtroppo, e non solo per voi comici, perché ormai chi non è allineato alla narrazione governativa viene tagliato fuori come nei paesi più totalitari, ma nel vostro caso, l’attitudine a piegarvi ai dettami dell’attuale regime tecno-sanitario è arrivata a livelli indignitosi, al di sotto della pietà umana. 

Non sarà questo che vi hanno insegnato nelle accademie di recitazione, mi auguro. Avrete imparato a impostare la voce, a controllare ogni muscolo del volto per usarlo in funzione delle espressioni. Non vi hanno mica detto, i vostri maestri, di elogiare i sovrani e insultare il popolo? Perché è questo che sta succedendo, spero ve ne rendiate conto. State leccando il culo ai ministri e ai sottoministri con la speranza di restare sulle loro ginocchia a contarvi gli spiccioletti, e vi state dimenticando che un vero artista non fa mai quello che gli viene ordinato, ma quello che sente di fare, e a volte non conosce neanche lui il motivo perché la sua vocazione è talmente alta da guidarlo al di sopra di qualsiasi ragionamento terreno. Il vero artista sa rinunciare agli ingaggi, sa cancellare interi capitoli, sa restare zitto quando è necessario. 

Voi invece, il motivo per cui ripetete gli stereotipi promossi dal comitato tecnico-scientifico e i diktat dei governanti che hanno diviso per l’ennesima volta gli italiani, lo sapete proprio bene. La vostra paura di perdere la notorietà (che parola schifosa) è talmente grossa che ve la fate addosso dalla paura. E allora meglio adeguarsi alla propaganda, in perfetto stile politico italiano, voltagabbana, trasformista, sempre ad acchiappare la maggioranza. 

Eccovi qua, cari comici di regime, a cantare canzoni che promuovono la campagna vaccinale, disposti a baciare una vecchia attrice – con tutto il rispetto, ma io non avrei mai accettato di mettere la mia lingua nella bocca di una donna anziana che porta la dentiera...  Oppure vi riducete a recitare monologhi che sollevano al rango di Re persino uno che è già Generale e vi assicurano uno spazio in prima serata (uno spazio grosso vista la panza...) O addirittura, per arruffianarvi qualche follower in più, vi permettete di terrorizzare la povera gente mostrando online le foto dei vostri figlioletti ammalati, pare, per un bruttissimo virus sicinziale che potrebbe ammazzare i nostri. Ma non vi preoccupate, ai nostri figli ci pensiamo noi. Non abbiamo bisogno di essere "influenzati".

Una volta c’erano i giullari di corte, erano simpatici perché tutti sapevano qual era il loro ruolo, portavano persino un buffo cappello colorato con i campanelli per farsi riconoscere, ma nessun bavaglio. La loro follia era giustificata dal ruolo, all’interno del quale potevano permettersi anche di essere se stessi, cosa che a voi non è concessa. Ebbene, quei personaggi avevano più dignità di voi, perché non se ne vergognavano e non si nascondevano dietro le tendenze, le mode e il linguaggio finanziati e imposti dalle multinazionali. Difendevano il Re fingendo di prenderlo in giro, qualsiasi cosa farneticasse, e i sudditi sapevano il perché. In questo, il pelato in abito da sera è meglio di voi, almeno il suo ruolo di buffone è ufficiale, nessuna maschera. Nel vostro caso, invece, per riconoscervi bisogna aspettare che abbassiate la mascherina firmata da voi stessi (Mi raccomando, non dimenticate di portarla anche all’aperto, contro ogni principio medico-scientifico, o quando siete seduti sulla tazza... non si può mai sapere chi ci si è seduto prima). 

Non ho molto altro da dirvi; ho scritto questo solo per chiarirvi che in pochi, lì in fondo, in quel buio imperscrutabile di cui avete tanta paura, siamo ancora in grado di ragionare, almeno quel tanto che basta per provare imbarazzo per voi, che vi siete venduti così sfacciatamente sull’altare del potere. Se foste stati veri artisti, ci avreste potuto illuminare, avreste aiutato la gente a riflettere – che poi sarebbe il vostro ruolo in una società normale – e non vi sareste mai piegati al ricatto di Stato. Provate a chiedere agli AC/DC di farsi una foto con il cerottino sul braccio, oppure a Kurt Cobain, o a Jack London, o a Van Gogh. Chi ha tentato di ordinare a Johnny Cash quale canzone cantare, ha ancora male al culo per i calci che ha preso. Altro che Maneskin o i tanti manichini come loro, strumentalizzati per imporre il modello del gender unico alle nuove generazioni.

Forse avreste recitato da soli, o per pochi amici in un teatrino di provincia, ma almeno avreste fatto vera arte anziché elencare i vaccini in commercio. Perché, come diceva Emilio Praga (che di sicuro non avrete letto) noialtri stiamo al mondo "per cantare una misera canzone, ma per cantare il vero". Non stiamo al mondo per servire i potenti (Questo l’ho detto io).


*Frank Iodice (Napoli, 8 febbraio 1982) è scrittore e traduttore. A vent’anni è partito per gli Stati Uniti, dove ha svolto i lavori più disparati. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti, tradotti in diverse lingue. Attualmente vive ad Annecy (Francia) con la sua famiglia

 

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