Partito comunista del Benin:  “La vaccinazione anti-Covid obbligatoria è guerra contro la popolazione”

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Partito comunista del Benin:  “La vaccinazione anti-Covid obbligatoria è guerra contro la popolazione”

 

 

Dal Benin, il Partito comunista, che edita il settimanale La Flamme, scrive questa riflessione che divulghiamo volentieri (M.C.)

 

Il Consiglio dei Ministri nella sua sessione del 21 luglio 2021 "raccomanda fortemente alle persone di 18 anni e oltre, di sottoporsi alla necessità della vaccinazione anti-Covid. In ogni caso la partecipazione a eventi che coinvolgono un gran numero di persone sarà subordinata all'avvenuta vaccinazione". Questo, con molta chiarezza, significa che d'ora occorrerà essere vaccinati per partecipare a qualsiasi raduno di una certa importanza (mercati, scuole, messe, preghiere in moschea, anfiteatri, spettacoli culturali e sportivi, funerali, feste nazionali come il 1° agosto, pellegrinaggi, ecc.

Del resto, giornali ufficiosi e governativi come "La Nation" e "Le Matinal" non esitano a concludere che si tratta di una vaccinazione obbligatoria per la popolazione beninese. Come cerca di giustificare questa decisione il governo di Talon? Con il fatto che il nostro paese, il quale conta quasi dodici milioni di abitanti, dall'inizio della crisi ha avuto 8324 casi positivi e 107 morti (dati fino al 20 luglio 2021). Il governo afferma: "È chiaro, dice, che da diverse settimane si è registrata una tendenza all'aumento con casi gravi riportati nei centri ospedalieri dedicati”. Ridicolo! le altre malattie, quanti danni causano al giorno nel nostro paese? Su questo, silenzio! L'unica giustificazione plausibile alla mossa governativa è la decisione presa la settimana scorsa in Francia dal presidente Macron: obbligare il personale medico alla vaccinazione obbligatoria, e tutto il resto della popolazione a presentare un "pass sanitario" per poter accedere a luoghi pubblici. Il provvedimento sta incontrando forti proteste, ma ecco che non appena Macron decide a Parigi queste misure cogenti, Talon deve applicarle a spron battuto a Cotonou.

In realtà, la decisione beninese di imporre nei fatti la vaccinazione al popolo e ai giovani dai 18 anni in su è una dichiarazione di guerra alla popolazione. Una guerra silenziosa, ma di rara violenza contro il popolo. Ecco perché.

Anche in paesi come la Francia, dove sono stati massicciamente somministrati i vaccini Covid-19, i contagi continuano e colpiscono anche i vaccinati. I vaccini in questione non si rivelano quindi del tutto efficaci contro il Covid-19 e le sue varianti, le quali si moltiplicano all'infinito. Inoltre, i sostenitori della vaccinazione a ogni costo sono presi nella loro stessa trappola con vaccini come quello di AstraZeneca, che sviluppa gravi effetti collaterali al punto che alcuni paesi europei hanno dovuto sospenderne la somministrazione. E pensiamo all'iniziativa Covax per l'Africa: l'Unione Europea rifiuta l'ingresso sul suo suolo agli africani che sono stati vaccinati con Astra Zeneca.

Diciamo che questa è una guerra contro la popolazione nella misura in cui l'Africa, la meno colpita da questa pandemia, ha ben altre questioni sanitarie rispetto alla vaccinazione di massa anti-Covid. Il principio dell'uguaglianza dei vaccini in tutto il mondo non ha senso; è come dire che l’intera popolazione del pianeta deve essere sottoposta a farmaci antimalaria quando una gran parte di questa popolazione non è colpita da questa malattia. E’ una guerra perché provocherà morti inutili. Chi sarà responsabile? Ci rifiutiamo di essere cavie per le grandi industrie farmaceutiche.

In ogni caso, invitiamo il presidente Talon a prendere la giusta misura delle cose annullando la decisione di vaccinare a ogni costo, visto che esistono farmaci per trattare Covid-19. Altrimenti, il presidente e il governo saranno colpevoli di un crimine contro l'umanità per i danni che potranno derivare dall'imposizione del vaccino.

 

Partito comunista del Benin, Cotonou, 22 luglio 2021

 

Traduzione di Marinella Correggia

 

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