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Prof. Vasapollo: "Dal Pd, passando per LeU, arrivando a Negri. Azzeriamo questa sinistra serva dell'imperialismo dell'Unione Europea"

 

Luciano Vasapollo, direttore del Cestes e docente della Sapienza all'AntiDiplomatico: "La sinistra di governo, come vediamo anche in Tsipras, ha fatto le stesse politiche delle destre. La sinistra cosiddetta radicale alla Negri ha solo servito i grandi potentati, trasformandosi negli utili idioti dell’imperialismo dell’Unione Europea, eliminando l’idea del conflitto in tutte le sue forme. Basta. Bisogna ripartire da zero.



di Alessandro Bianchi



Professore partiamo da questa dichiarazione di Toni Negri a Vanity Fair: «Auspico che Bruxelles prenda le redini del Governo italiano». Cos’è diventata oggi la sinistra in Italia e in Europa?


In quell’intervista a Vanity Fair che citi,  Negri ha ragione su un punto: la sinistra oggi è polverizzata. Ed è polverizzata anche perché una persona che “auspica” che il regime di Bruxelles prenda le redini del governo italiano attraverso una figura come Gentiloni e Padoan – insomma lo status quo – sia ancora ritenuta di riferimento per la sua ricostruzione. Vorrei dare a Negri una notizia: Bruxelles ha già preso le redini del governo in Italia e da tanti anni ormai. Non se ne sarà accorto dall’estero, ma l’Italia è ormai da anni una colonia di quelle corporazioni economiche e finanziarie che controllano le istituzioni di Bruxelles e che utilizzano il nostro paese a loro piacimento. Oggi in Italia ci sono 18 milioni di poveri o a rischio povertà, 11 milioni di persone che non si curano più per motivi economici, 3 milioni di disoccupati, 2 milioni e mezzo di precari, 14 milioni di abitanti nelle periferie, 700mila senza casa, quasi 5 milioni di emigrati all'estero e con i salari di chi lavora tornati al livello del 1995 (dati del Fondo Monetario Internazionale). Chi sono i responsabili? Quelli che Negri auspica prendano possesso del nostro paese. Noi diciamo con chiarezza che la sinistra può rinascere solo se saprà eliminare una ad una queste metastasi del passato e per farlo deve iniziare a combattere frontalmente contro i veri nemici: Unione Europea, euro e Nato.


Da cosa deriva questa specie di sindrome di Stoccolma? Perché chi dovrebbe tutelare gli ultimi non ha il coraggio di attaccare e anzi si aggrappa in modo così vile ai carnefici?

Toni Negri ha fatto solo danni al Movimento rivoluzionario, dapprima negando l’imperialismo e poi arrivando addirittura a negare la lotta di classe, parlando di moltitudini, e infine negando il conflitto tra lavoro e capitale. Ricordo bene che 20 anni fa mi scontrai con lui in un Convegno a Parigi, dove già si esprimeva a favore dell’Europa e dell’Unione Europea. Non è una posizione nuova la sua. Lo conosco bene perché ero in Potere Operaio negli anni ’70. Non è mai cambiato, è sempre stato al servizio dei potenti con una posizione contro il movimento dei lavoratori e contro tutti i movimenti che hanno cercato e cercano di portare avanti la lotta di classe tra lavoro e capitale. Oggi questa lotta è contro un capitale transnazionale e non è un caso che Negri sostenga l’Unione Europea. 


La posizione di Negri riflette alla perfezione quella del Pd e dei finti rivoluzionari oggi confluiti in LeU. Un caso?

Assolutamente no. La sinistra liberista come il Pd, la sinistra fintamente rivoluzionaria come l’hai ben definita hanno proprio questa posizione. C’è un vizio di fondo sfondo:  l’autoreferenzialità di chi vive di protagonismo personale. Se oggi siamo messi così è perché la storia finale del PCI, da Berlinguer compreso in poi, ha creato soltanto mostri, solamente icone e ha prodotto un risultato: la continuità e l’interscambiabilità perfetta con il liberismo e il neo-liberismo. La sinistra di governo, come vediamo anche in Tsipras, ha fatto le stesse politiche delle destre. La sinistra cosiddetta radicale alla Negri ha solo servito i grandi potentati, trasformandosi negli utili idioti dell’imperialismo dell’Unione Europea, eliminando l’idea del conflitto in tutte le sue forme. Basta. Bisogna ripartire da zero.


La Piattaforma Eurostop che da mesi porta avanti con coraggio la battaglia con i tre NO a euro, Unione Europea e Nato ha deciso di appoggiare per le prossime elezioni del 4 marzo la Lista Potere al Popolo. Perché?

Perché per la prima volta si tenta di uscire dalla polverizzazione e si tenta soprattutto di estirpare tutti i mali del passato che hanno trasformato le varie sinistre in giro per l’Europa nell’essere interscambiabili con le destre liberiste. Potere al Popolo è un tentativo di azzeramento e ripartenza. La possiamo definire come un fronte, una confederazione popolare che vede la presenza di Centri sociali - l’iniziativa nasce proprio da un Centro sociale noto a Napoli per la straordinaria attività che svolge nella città dal punto di vista sociale – ma che al cui interno è animata da tante forze sociali che hanno nella lotta di classe il loro perno di riferimento. Vorrei essere ancora più chiaro su questo punto: la lista nasce da uno sforzo di varie componenti che propongono la rottura, il conflitto, il ritorno alla lotta di classe tra lavoro e capitale. Dove per capitale oggi si intende in primis il capitale transnazionale, quindi l’Unione Europea. In tutto questo le componenti di Eurostop hanno un ruolo importante.  


Che prospettive ha questa Lista in vista delle elezioni?

Fino a ieri ci dicevano che era impossibile raccogliere le firme. Un giornalista Rai ci anche ha deriso apertamente nella sua trasmissione. Abbiamo raccolto il triplo delle firme richieste in pochissimo tempo. Oggi ci dicono che non raggiungeremo mai il 3%. E io vi dico: leggete bene chi sono i nostri candidati, le loro storie e non potrete non votarli. Ci sono lavoratori, disoccupati, precari, casalinghe e attivisti da anni impegnati in difesa del territorio contro i soprusi e le devastazioni di questi anni.
Certo, ci sono anche delle differenze all’interno della Lista come è normale che sia, ma siamo riusciti a creare le premesse per trasformare radicalmente e rivoluzionare il nostro paese. Ripeto leggete bene la storia dei candidati di Potere al Popolo della vostra zona e poi domandatevi: voglio veramente il cambiamento? Sono stufo di dover perdere i miei diritti per decisioni prese da multinazionali a Bruxelles e Washington? Se le risposte sono si, avrete già deciso per il 4 marzo. Dovrete però fare voi uno sforzo di curiosità verso la nostra Lista, perché da qui al 4 marzo faranno di tutto per censurarci.



Leggendo il Programma di Potere al popolo si legge di nazionalizzazioni, diritti sociali e lavoro. Insomma il programma di Lista Potere al Popolo è di fatto l’antitesi dell’Unione Europea e della zona euro. Sulla stessa direzione si sta muovendo Melenchon in Francia. Prendendo a riferimento anche Linke in Germania e il nuovo corso laburista di Corbyn, sempre più forze a sinistra in Europa non hanno più molte remore nell’attaccare frontalmente queste organizzazioni sovranazionali europee. In Italia invece si è sempre molto timorosi e timidi. Perché?

Potere al Popolo è oggi l’unica forza politica che nel programma indica la rottura con l’Unione Europea  in modo chiaro e credibile. Dico credibile perché a parte qualche confusionaria dichiarazione del Cinque Stelle o della Lega - che ha arruolato qualche finto rivoluzionario per convogliare il voto di qualche ingenuo su Berlusconi - Potere al Popolo nei fatti - e ripeto andate a leggere e studiare la storia dei nostri candidati - è l’unica forza che può rovesciare quel tavolo con Bruxelles. Chiunque altro  si trasformerà nel prossimo Renzi o nel prossimo Gentiloni.  E’ la storia che parla chiaramente.
Però sono d’accordo che è necessario uno sforzo in più: c’è troppa timidezza nel contestare apertamente l’Unione Europea. Nonostante sia in corso una campagna elettorale nella quale il tema dell’Unione Europea tiene oggettivamente banco, anche a sinistra si tende a rimuovere la questione, pensando forse che si possano recuperare salari e pensioni dignitose, diritti e garanzie sociali senza mettere in conto una necessaria rottura con la asfissiante gabbia imposta dai trattati europei e dai vincoli previsti dall’Eurozona. Dobbiamo dire con maggiore forza che oggi il nemico numero uno è l’Unione Europea. L’incontro avuto dalla Lista Potere al popolo con Melnechon questa settimana va visto come un importante segnale in questa direzione.

 
Quindi l’Unione Europea è oggi un nemico più pericoloso anche di Trump?

 
Si più di Trump e per due motivi principalmente. Primo perché, lo ribadisco, è evidente come senza sovranità popolare ed economica non esista alcuna realistica possibilità di impedire nuovi sacrifici a senso unico, di invertire la tendenza ed iniziare davvero a contrastare e se possibile a cancellare, le controriforme dettate negli ultimi anni, ai vari governi italiani, dal meccanismo di governance continentale.
I trattati europei sono incompatibili con la Costituzione, mentre il Fiscal Compact, l’introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio e in generale i diktat imposti dall’Eurozona e dall’Ue aumentano le diseguaglianze sociali, promuovono lo smantellamento del welfare e producono la svendita dei beni comuni e delle risorse del paese. 
Secondo perché che Trump sia un mostro lo sappiamo tutti. Ma è molto più pericoloso oggi per il futuro dei nostri diritti, delle nostre libertà e del nostro futuro l’imperialismo dell’Unione Europea e i finti progressisti che addirittura chiedono “Più Europa”. Il nemico numero uno, più di Trump e delle destre liberiste, sono le finte sinistre che all’atto pratico compiono disastri maggiori. E’ stato Berlusconi o il PD a fare jobs act, alternanza scuola lavoro e aver cercato di distruggere su mandato di JP Morgan la nostra Costituzione? E al suo fianco Renzi, non dimenticate, aveva sempre quei finti rivoluzionari che oggi hanno fatto un nuovo partito ma già sono pronti a confluire nuovamente nel PD quando ci sarà da doversi spartire qualche poltrona.


 
Stiamo parlando di LeU?

Si chiaramente di LeU. Con la Boldrini che chiede “più Europa”, con D’Alema che dopo aver dato il via ai bombardamenti in Ex Jugoslavia e avallato tutti i crimini dell’imperialismo della Nato negli ultimi anni, mi chiedo e vi chiedo: dovrebbero essere loro il futuro della sinistra? Lo ripeto sono alla stessa stregua del Pd, della sinistra di governo in Europa e della sinistra liberista e neo-liberista. Sarebbero la prossima stampella al nuovo governo di larghe intese. E’ una corrente del PD. Per questo ogni voto dato a Grasso, D’Alema e Bersani è un voto dato a Renzi e Berlusconi.

 
Veniamo all’America Latina, il suo principale tema di studio, e restiamo inizialmente alla politica italiana.  Com’è possibile che Pepe Mujica, con una storia rivoluzionaria come la sua, sostenga apertamente in un video D’Alema e la compagine che in Italia è responsabile di tutte quelle nefandezze di cui parlava prima?


Pepe Mujica è un grande rivoluzionario, un uomo di pace e che ha speso tutta la sua vita a lavorare contro l’imperialismo e perché venisse rispettata la sovranità, l’autodeterminazione dei popoli e perché, infine, prevalesse nel mondo un modello di sviluppo diverso, migliore. Non nego che mi ha stupito molto vedere na figura che stimo molto come Mujica fare campagna elettorale per chi in Italia è l’opposto esatto di quello che lui rappresenta e ha rappresentato. Credo che molto abbiano influito i legami che negli anni DAlema, da premier prima e da ministro degli esteri poi, ha saputo costruire con l’internazionale socialista. Chiaramente Mujica non conosce le vicende italiane e non sa che Liberi e Uguali non è affatto la forza politica che persegue le sue stesse visioni del mondo. Non sa che Liberi e Uguali ha al suo interno chi ha lavorato attivamente per la distruzione, attraverso la Nato, di intere popolazioni. Non sa che Liberi e Uguali ha al suo interno chi negli anni ha lavorato per abbattere i diritti sociali e il Welfare. Non sa e non può sapere che Uguali sta per Uguali al Pd.


Restando in America Latina e in un paese che segue da vicino, il Venezuela. Le sanzioni dell’Unione Europea, da un lato, per abbattere il dialogo. Dall’altro, il governo che persegue in tutti i modi il dialogo per una via pacifica che porti ad elezioni condivise dall’opposizione. Eppure sui media leggiamo esattamente l’opposto. Com’è possibile?

I media sono il braccio armato più pericoloso dell’imperialismo e perseguono per conto delle corporazioni finanziarie che le controllano l’agenda loro assegnata. Non lo sapete probabilmente perché i media che si auytodefiniscono liberi qui in Italia non l’hanno raccontato ma proprio ieri le delegazioni del governo venezuelano e dell'opposizione si sono incontrati nel Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Dominicana per avanzare in un accordo di convivenza e pace che dovrebbero firmare lunedì se Unione Europea e Stati Uniti non riusciranno nel loro intento di sabatoralo. Il capo della delegazione del governo bolivariano, Jorge Rodríguez, ha riferito che dei sei punti discussi nel quinto ciclo di dialogo manca l’accordo solo in due ma che siamo vicini anche in quelli. Perché invece di puntare al dialogo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti cercano di sabotarlo? I sei punti in programma nel dialogo sono: la sovranità del Venezuela (contro le azioni interventiste dei governi della regione); il programma elettorale, la Convivenza pacifica e il riconoscimento dell'Assemblea nazionale (AN - Parlamento), con una maggioranza di opposizione, e dell'Assemblea nazionale costituente (ANC), convocato dal presidente Nicolás Maduro ed eletto da otto milioni di venezuelani; la fine dei piani violenti dell'opposizione (guarimbas); garanzie economiche con la fine della guerra economica indotta; infine, richiesto dall’opposizione, la liberazione dei politici prigionieri per le responsbilità nelle violenze dell’aprile scorso che hanno portato a 130 morti circa. Si tratta, si dialoga e si cerca una via pacifica. Come reagisce l’Unione Europea? Con le sanzioni che sono sanzioni contro il popolo venezuelano per fomentare un rovesciamento violento e contro il dialogo. Voglio che sia chiaro che le sanzioni dell’UE sono non contro il governo ma contro l’autodeterminazione popolare, con l’obiettivo di non dare spazio al popolo di sopravvivere.
Ma il Venezuela ha resisistito con Chavez: quando nel 2002 hanno tentato di rovesciarlo con un colpo di stato è stato il popolo a salvaro. Ha resistito con Maduro nel 2015 alle prime guarimbas. Ha resistito con Maduro nel 2017 con le seconde guarimbas con il popolo che in massa è andato a votare per l'Assemblea costituente. E resisterà anche alla guerra economica dell’imperialismo di Trump e quello di Tajani e Mogherini. Il popolo del Venezuela non rinuncerà mai alla democrazia popolare e ai diritti sociali conquistati. Sa bene e si ricorda bene di cosa succede nel paese quando a governare sono i lachhé dell’imperialismo come oggi in Colombia o Messico.
 

Torniamo all’Italia. Quale futuro aspetta al nostro paese?


E’ chiaro qual è il destino dell’Italia nei prossimi anni nella gabbia europea. La Grecia ci offre il quadro preciso se non spezziamo queste catene. Solo due settimane fa i sindacati greci con cui siamo in contatto quotidiano hanno realizzato l’ennesimo sciopero generale: decine di migliaia di lavoratori, giovani e disoccupati hanno manifestato nel centro di Atene contro quel governo Tsipras che ha tradito le aspettative rivolte dal popolo al momento delle elezioni. Nonostante ci sia ancora chi a sinistra guarda con speranza con la “svolta” Tsipras, il tradimento del referendum popolare del giugno 2015 è stata la resa ai diktat della Troika. E oggi in Grecia si protesta contro la pignorabilità e la possibilità di mettere all’asta (via web, per evitare le contestazioni delle sinistre e dei sindacati) le prime case di quelle famiglie che non siano in grado di pagare i debiti contratti con le banche. Di nuovo, Tsipras (come Samaras prima di lui) ci giura che si tratta dell’ultimo sacrificio uscire dal tunnel. Le ultime gocce di sangue del popolo greco. Ma ormai nessuno gli crede e tutti questi sacrifici sono serviti non certo ai cittadini ellenici ma alle banche – i creditori internazionali pretendono un’altra severa “riforma delle pensioni”, l’aumento dell’Iva, nuove leggi restrittive sul lavoro e l’innalzamento di alcune imposte indirette. 
Quanto sta accadendo ad Atene non ha ricevuto, però, la sufficiente attenzione nel nostro paese. E quello che sta accadendo in Grecia è il frutto di quelle riforme imposte in Italia per volere della Troika e votate da molti di chi oggi cerca una verginità con LEU per poi da “finti rivoluzionari” ripiombare nel PD. Non credete sia giunto il momento di voltare pagina?
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