Renzi e la codardia di non esprimere una posizione netta contro le sanzioni alla Russia

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Renzi e la codardia di non esprimere una posizione netta contro le sanzioni alla Russia

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di Eugenio Cipolla

 
Quando la settimana scorsa è andato a San Pietroburgo, Matteo Renzi si è riempito la bocca di tanti buoni propositi. Il premier italiano ha provato a fare da paciere tra Russia e Occidente, smorzando i toni di uno scontro sempre più duro. «Sembra riduttiva la questione delle sanzioni: c'è un problema molto più grande che riguarda il rapporto tra l'Europa e la Russia, tra la comunità internazionale e la Russia», aveva detto l’ex sindaco di Firenze in Russia. «Noi – aveva continuato - stiamo lavorando per costruire ponti. Questo è l'obiettivo dell'Italia. Pensiamo che occorra il dialogo non la chiusura, occorrano le occasioni di incontro, non lontananza e da questo punto di vista trovo importante che ci sia questo appuntamento di San Pietroburgo e che il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker sia venuto a San Pietroburgo e che si riaffermino le ragioni che ci uniscono, che sono più di quelle che ci dividono».
 
Tante belle parole che sono andate in frantumi l’altro giorno, quando gli ambasciatori dei paesi Ue riuniti a Bruxelles hanno deciso di estendere le sanzioni economiche contro la Russia per altri sei mesi, fino alla fine di gennaio 2017. «Possiamo confermare che il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti) ha accettato di prorogare le misure restrittive in relazione alle azioni della Russia volte a destabilizzare l'Ucraina», avevano detto fonti diplomatiche europee ai giornalisti. Tra i paesi ad aver detto di sì, ovviamente c’era anche l’Italia, nonostante i proclami del suo presidente del Consiglio.
 
Oggi, a nemmeno 48 ore di distanza dalla decisione ufficiosa dell’Unione Europea, la vicenda si tinge di giallo e ha per protagonista proprio il nostro paese. Secondo Radio Free Europe/Radio Liberty (l’agenzia per le comunicazioni fondata dal Congresso Usa e molto vicina all’estabilishment europeo), l’Italia sta tentando di ritardare l’estensione delle sanzioni, nonostante martedì abbia detto di sì senza alcuna esitazione. «Fonti comunitarie  – ha scritto Rikard Jozwiak – dicono che l’Italia vuole un impegno scritto, inserito nelle conclusioni del vertice Ue del 28-29 giugno prossimo, per fare in modo che l’anno prossimo Bruxelles riveda la politica sulle sanzioni alla Russia».
 
Un comportamento piuttosto controverso quello del nostro paese, che ha fatto storcere il naso sia a Mosca che a Bruxelles. Gli eurocrati, da sempre abituati alle opposizioni sterili dei singoli paesi, avevano concesso a Regno Unito e Francia di concedere un sì con riserva. «Ciò significa – ha scritto RFE/RL – che gli ambasciatori devono consultare prima i propri parlamentari nazionali sulla questione». Il punto è che «l’Italia non ha indicato alcuna condizione durante la riunione del 21 giugno con gli ambasciatori».
 
Una mossa simile a quella del dicembre 2015, quando Roma aveva accettato di estendere le sanzioni attuali fino alla fine di luglio e che dunque fa pensare come dietro le azioni di Renzi ci sia una certa codardia nel prendere una netta presa di posizione a favore o contro le sanzioni alla Russia. Ad ogni modo, il tira e molla di Roma non avrà alcun effetto sulle politiche suicide di Bruxelles. «I diplomatici Ue – continua Jozwiak – non hanno alcun dubbio circa l’eventuale estensione delle sanzioni che prendono di mira i poteri bancari ed i colossi energetici russi, così come gli individui vicini a Putin».
 
La richiesta italiana, spiega l’organizzazione vicina a Washington, avrà il solo effetto di ritardare la decisione di qualche settimana. «La revisione delle politiche Ue nei confronti della Russia si terrà in ogni caso in autunno, quindi è un po’ strano che Roma voglia per iscritto una cosa del genere già adesso», hanno detto a RFE/RL fonti diplomatiche europee. A spiegare i continui ripensamenti italiani ci potrebbe essere la paura di Renzi di rimanere isolato in Europa. Probabile che il premier cerchi una sponda in Vladimir Putin per rimettersi in gioco sulla scena internazionale, soprattutto dopo il risultato deludente delle amministrative e la probabile sconfitta al referendum di ottobre, elementi che stanno sbiadendo la sua immagine di vincente. Ma in politica estera tutto è fluido e inevitabile. E le mosse di Renzi potrebbero innervosire tutti gli attori in gioco, isolandolo completamente e condannandolo a un lento declino. 

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