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Ronnie Ramirez, il Cile visto dall'Europa: «Dall'acqua alla salute, tutto è stato privatizzato»

 


di Geraldina Colotti


In merito alla rivolta popolare in Cile, abbiamo intervistato il professor Ronnie Ramírez, che da anni vive tra il Belgio e il paese di Allende, il suo luogo di origine.
 
 Chi è Ronnie Ramirez, qual è la tua storia politica?
 
Sono nato nel 1970 in Cile, nel comune di Lo Espejo, a sud di Santiago. Sono andato in esilio con la mia famiglia nel 1975, dopo due anni di prigione politica di mio padre, avevo quattro anni. Pertanto, ho trascorso gran parte della mia vita in Belgio, dove ho studiato e lavorato nel cinema. Per molto tempo abbiamo pensato che saremmo tornati a vivere in Cile e ci siamo preparati per questo: abbiamo militato nelle organizzazioni giovanili, abbiamo partecipato a gruppi del folclore popolare e a tutte le attività di solidarietà con la resistenza in Cile. Abbiamo vissuto con la piena consapevolezza di quel che stava accadendo lì. Per questo abbiamo acquisito una coscienza politica fin da quando eravamo molto giovani e abbiamo conservato la nostra lingua ... Gli anni sono passati e abbiamo messo radici in Belgio. Da allora ho vissuto a cavallo delle mie due culture.
Quando nel 1989 la "democrazia" è tornata in Cile ed è caduto il muro di Berlino, ho deciso di dedicarmi alla cultura con la ferma idea di aiutare a cambiare la mentalità e quindi la società. Ma è stato il cinema a farmi cambiare. Il cinema mi ha permesso di conoscere diverse realtà e aprirmi al mondo. Il cinema mi ha costretto a pensare da solo e ad assumere posizioni radicali nella vita e nella società.
Sono di sinistra ma non milito in nessun partito, non mi identifico in nessun partito. Piuttosto, collaboro e partecipo in modo indipendente ai movimenti sociali, alle organizzazioni di base e alla solidarietà verso molte cause. Ho avuto la fortuna di viaggiare più volte in Venezuela dal 2003 per formare operatori della comunicazione, ho lavorato con media alternativi come ViVe TV. In questo modo ho potuto  collaborare strettamente con il processo bolivariano e assorbire nuove idee rivoluzionarie. L'anno scorso, con altri compagni, abbiamo creato la Rete europea di solidarietà con la rivoluzione bolivariana, nel pieno della guerra mediatica e delle avversità politiche.
 
Tornando in Cile, come hai trovato il paese?
 
Negli ultimi cinque anni ho viaggiato regolarmente in Cile nell'ambito di collaborazioni accademiche, cercando di formare futuri cineasti. Accompagnare i miei studenti, esplorare questioni sociali mi ha permesso di costruire un luogo di osservazione critica della società cilena. È interessante perché il cinema documentario ha la vocazione di andare a vedere dietro lo schermo e di interessarsi all'anonimo.
Due settimane fa, durante il mio ultimo viaggio, un collega che stava visitando il Cile mi ha detto: non vedo di cosa si può lamentare la gente, tutto sembra funzionare bene, le persone non sembrano soffrire la fame, c'è tutto nei negozi ... e all'improvviso scoppia l’insurrezione popolare, così in molti si rendono conto che stavano assistendo a una finzione. Tutto sembrava a posto, ma raschiando un po’, sotto la vernice c’era un'altra realtà. Questa consapevolezza è assai scioccante per chi ha creduto alla storia di un Cile di successo, un Cile "normale".
Per anni, diversi indicatori di malcontento ci stavano allertando e non li si voleva vedere: i manuali di storia che in democrazia negano il passato dittatoriale, le molteplici privatizzazioni dei servizi pubblici e della vita, del diritto all'acqua, alla salute, all'educazione ... tutto è stato privatizzato ... La mancanza di rispetto per l'ambiente in cui criminalmente si distrugge il mare e la terra, la corruzione della classe politica e i suoi legami strettissimi con uomini d'affari corrotti, il comportamento immorale del presidente Piñera, la negazione dei diritti dei Mapuche ... Per vivere, le persone si indebitano, fanno shopping al supermercato ma pagando a rate ... Ci sono molti anziani a cui la pensione non basta e non riescono a pagare i loro debiti, e allora gli portano via tutto ciò che hanno, e finiscono per vivere per strada chiedendo l’elemosina o suicidandosi ... Tante disuguaglianze che venivano sempre mascherate e minimizzate da un tremendo sistema di propaganda televisiva. Molti si sono rassegnati, per paura, perché il ricatto militare è sempre stato presente. In tutti i miei viaggi in Cile ho riscontrato queste contraddizioni.
 
Alcuni leader studenteschi, protagonisti delle lotte degli anni passati, sono ora in parlamento, come Camilla Vallejo, che ha denunciato l'esistenza di torture nella metropolitana. Come valuti l'attività di questi leader, considerando che, secondo una certa stampa, Vallejo è ora critica nei confronti di Maduro? Qual è il loro peso nelle proteste?
 
C’è stato un tentativo di smantellare il potente movimento studentesco, di soffocare le sue legittime richieste di una educazione libera e di qualità invischiandolo nella burocrazia parlamentare. Le aspettative create dall'ingresso dei leader studenteschi nelle sfere del potere erano grandi, così come è stata grande la delusione di questa sterile partecipazione alla vita politica. Illusione, poche conquiste, rivendicazioni adulterate ... Nonostante alcuni atteggiamenti molto coraggiosi, questa pattuglia parlamentare studentesca è apparsa impotente rispetto ai cambiamenti che ci si sarebbe aspettati. Quella lotta parlamentare si è logorata nel tempo e ha perso via via non solo la sua forza di altri tempi, ma soprattutto il suo legame con i movimenti sociali. E così, molte volte, quei deputati sono caduti nella trappola feroce dei media, che a un certo punto hanno usato lo spaventapasseri del Venezuela, obbligando tutti a sbarazzarsi di Nicolás Maduro per non finire definitivamente screditati.
Anche il fatto di vedere i dirigenti studenteschi sotto un aspetto diverso da quello delle lotte popolari ha avuto la sua influenza.
Molte persone hanno perso i loro parenti negli ospedali pubblici per essere stati mal curati, o non curati affatto. I drammi familiari sono grandi quando non hai i soldi per pagare una chemioterapia o un futuro professionale per un figlio o una figlia ... In un modo molto perverso, la vita intima di questi deputati è stata messa in piazza dalla stampa, è accaduto in particolare con Camila Vallejo, e questo ha contribuito ad allontanarla dalla sua base sociale.
Prima che scoppiasse la rivolta, il Partito Comunista ha stretto un accordo con la Democrazia Cristiana nelle primarie municipali di Talca ... Una mossa politica che conferma il posizionamento istituzionale, per non dire opportunista, del PC. Ora, quando scoppia l'insurrezione popolare, la gente sembra rifiutare l'intera classe politica, accusandola di decenni di tradimento. In queste condizioni è difficile avere un peso politico. Inizialmente, i deputati provenienti dal movimento studentesco hanno svolto un ruolo di osservatori, ora che la repressione colpisce i militanti delle loro organizzazioni politiche stanno assumendo una visibilità pubblica, in particolare la deputata comunista Carol Kariola. Va notato che, sia un leader come Daniel Jadue, sindaco comunista del popolare comune di Recoleta, che  Jorge Sharp, sindaco del Frente Amplio della città di Valparaíso, sono riusciti a mantenere una loro credibilità con i cittadini. Ma il movimento sociale così com'è, si caratterizza per essere trasversale.
 
 
 Quali settori popolari partecipano alle proteste, con quali obiettivi e direzione politica?
 
Il popolo si è ribellato per esprimere la rabbia contro decenni di ingiustizie sociali e la scintilla è stata accesa dal movimento studentesco, stanco di vedere i propri tutori sacrificarsi per pagare i suoi studi, per l’aumento del prezzo dei trasporti, dovuto alla riforma precedente, e da lì si è aperto un fronte di lotta. Il movimento studentesco è stato all'avanguardia di questa insurrezione, ma non per miracolo: prima ci sono stati due anni di rivoluzione femminista che hanno paralizzato le università, diversi anni di lotta contro il sistema pensionistico AFP che ha condannato gli anziani alla miseria, c'è stato il furto spudorato del presidente Piñera che ha evaso milioni di tasse, una serie di collusioni tra le élite imprenditoriali e il mondo politico, in breve ... un insieme di attacchi alla qualità di vita dei cileni.
Sebbene le marce siano pacifiche, i media mostrano solo il caos (spesso causato dai militari), giustificando la militarizzazione. Di fatto, i media non danno notizia delle sparizioni, ripetono, come un disco rotto, semplicemente un discorso che chiede il ritorno alla "normalità". Il popolo è organizzato in federazioni, in giunte di quartiere, movimenti studenteschi e lavoratori, è inclusivo, giacché via via aderiscono i settori più colpiti della società civile. È tempo di far convergere le lotte. Al momento, non c'è una guida politica. Se qualche partito avesse osato mettersi alla guida del movimento come avanguardia nello stile marxista- leninista, sarebbe stato respinto come opportunista. Forse, il popolo creerà i propri organismi politici ... nessuno lo sa.
 
Le piazze dell'America Latina sembrano indicare un nuovo risveglio dei popoli. Qual è la tua posizione, considerando le diverse valutazioni esistenti, ad esempio rispetto all'Ecuador, dove l'apparato è riuscito a bloccare l'ondata di protesta proponendo un finto dialogo?
 
È interessante osservare come l'insurrezione in Ecuador abbia influenzato l'insurrezione in Cile. Oserei dire che ci ha aiutato a rimuovere la paura e pensare che nulla è definitivo. Non vi è male che duri cent’anni, diciamo noi... e questo vale anche per l’Ecuador. La fine del neoliberismo dipende dalla resistenza dei popoli che vi si oppongono, e in Cile come in America Latina i popoli non hanno mai smesso di combattere. Sebbene a volte cadano nelle trappole tese dal potere costituito, che tende loro zuccherini per comprarli, alla fine sono i movimenti sociali a essere diventati protagonisti dei cambiamenti. Altrimenti non verrebbero ammazzati i militanti in Colombia e ora in Cile. Nonostante tutto, resto ottimista perché ciò che sta accadendo fa parte dei momenti di apprendimento popolare essenziali per raggiungere le vittorie che stanno arrivando e questo avviene lontano dalle telecamere, dai giornalisti e dagli analisti politici.
 
Il copione messo in atto con le violenze delle destre in Bolivia o in Ecuador è lo stesso che abbiamo visto agire in Venezuela contro il governo bolivariano, al centro degli attacchi imperialisti e di quelle organizzazioni “umanitarie” che tacciono sulle torture di Piñera ma sanzionano Nicolas Maduro. Cosa pensi di ciò che sta accadendo in Venezuela e del tentativo imperialista di creare istituzioni artificiali a livello internazionale?
 
In questo momento, se il Cile fosse il Venezuela, la "comunità internazionale" sanzionerebbe il governo di Piñera e il Parlamento europeo consegnerebbe il premio Sakharov al movimento popolare. Risolveremmo tutti i nostri problemi economici perché faremmo della solidarietà un commercio redditizio. Forse dovremmo travestirci da oppositori venezuelani per essere finalmente ricevuti al parlamento europeo ... Dobbiamo reinventare nuovamente la solidarietà internazionale. Adesso, però, è urgente fermare il terrorismo di stato per salvare vite preziose.
 
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