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Vaticano: dietro le dimissioni del Cardinal Becciu la guerra tra Usa e Cina?

 

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di Giuseppe Masala
 

E' di ieri sera la notizia delle dimissioni del Cardinal Becciu che ha scosso le mura Leonine. Secondo indiscrezioni di stampa il Cardinale sarebbe accusato di una gestione piuttosto disinvolta nell'amministrazione dell'Obolo di San Pietro con addirittura un possibile caso di malversazione riguardante una donazione ad una cooperativa facente capo alla Caritas della Diocesi di Ozieri.


A mio modo di vedere questa ricostruzione è francamente risibile e non aderente alla realtà geopolitica contemporanea nella quale la Chiesa Cattolica gioca un ruolo di primissimo piano nello scacchiere mondiale. Insomma, in parole povere, l'ipotesi che il Monsignor Becciu abbia amministrato non correttamente i danari della Chiesa e per questo allontanato è una verità alla quale può credere solo chi è digiuno di politica internazionale.


Ricostruiamo brevemente (senza pretese di esaustività) le vicende della Chiesa degli ultimi anni anche alla luce dei documenti emersi negli ultimi anni.


Nel 2012 il potentissimo e controverso braccio destro di Hillary Clinton parla di una “primavera cattolica” da organizzare in Vaticano anche attraverso manifestazioni di piazza. Di questa informazione siamo venuti a conoscenza attraverso il famosi “Podesta's Files” pubblicati dall'organizzazione Wikileaks di Assange.


L'11 Febbraio 2013, in una drammatica udienza, Papa Benedetto – il Papa conservatore – annuncia le sue dimissioni dalla Cattedra di Pietro.


Il 13 Marzo 2013, viene eletto Papa, l'argentino Jorge Mario Bergoglio. La svolta è immediatamente evidente con varie aperture al mondo liberal su vari temi etici sui quali il suo predecessore Papa Benedetto aveva sempre mantenuto una posizione intransigente motivata teologicamente con un'avversione al “relativismo etico” che mal si attaglia alla Verità dei Vangeli.


Dal punto di vista politico e diplomatico (che è quello che a noi interessa) il papato di Francesco che concede un'enorme apertura diplomatica nei confronti della potenza mondiale emergente, la Cina. Apertura che si caratterizza concretamente con la firma dell'Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi con Pechino che consente al governo cinese di nominare i vescovi cattolici all'interno del Celeste Impero. Una svolta senza precedenti nella storia plurimillenaria della Chiesa Cattolica. Sia detto per inciso, credo che peraltro anche la firma del trattato sulla Via della Seta tra la Cina e l'Italia non sarebbe mai avvenuta senza l'appoggio della potentissima diplomazia vaticana.


Svolta “filocinese” che però non piace a tutti né all'interno delle gerarchie vaticane né a livello internazionale. In particolare a Washington non hanno mai fatto nulla per nascondere il loro disappunto per questo disallineamento del Vaticano e del governo italiano rispetto alle posizioni atlantiche che vedono nella Cina un avversario strategico al quale non fare concessioni.


A fare asse con l'amministrazione Trump contro la svolta del Vaticano è stato il Monsignor Viganò – già Nunzio Apostolico a Washington – che in più di una circostanza non ha esitato ad accusare apertis verbis Papa Francesco di eresia invitandolo a dimettersi. Questo asse tra Washington e Viganò si è circostanziato anche in una clamorosa lettera diretta a Trump e scritta dell'ex alto diplomatico del Vaticano. Credo sia sbagliato peraltro vedere Viganò come una personalità indipendente e priva di appoggi potenti all'interno della gerarchia ecclesiastica.


Che ultimamente le cose dentro le Mura Leonine si stessero particolarmente surriscaldando era abbastanza evidente. Ciò può essere colto per esempio dall'inusuale attacco del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che ha chiesto abbastanza bruscamente al Vaticano di non rinnovare l'accordo sulla nomina dei vescovi con Pechino.


Un altro piccolo segnale che mi ha colpito è di qualche giorno fa. Il giornalista Marco Tosatti - esperto di cose vaticane - sul suo informatissimo blog ha pubblicato un pezzo dai toni alquanto oscuri e oracolari dove addirittura si parla di possibili dossier che gli americani potrebbero rendere pubblici e che danneggerebbero il pontificato di Bergoglio.


E' in questo contesto complesso - e anche avvelenato - che sono maturate le dimissioni del Cardinal Becciu che peraltro, va ricordato, è un altissimo diplomatico della Santa Sede e quindi non certamente estraneo agli accordi tra il Vaticano e Pechino.


Ora la prossima settimana il Segretario di Stato Mike Pompeo sarà a Roma e avrà un incontro con le massime autorità diplomatiche del Vaticano. Non è necessario essere degli oracoli per immaginare che voleranno parole grosse anche considerato il carattere ruvido dell'americano.


Una cosa credo sia certa: se Trump vincerà le elezioni del 4 Novembre è probabile un riallineamento della politica estera del Vaticano. In caso contrario assisteremo ad uno scontro senza esclusione di colpi che avrà ripercussioni anche sul Governo italiano.

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