Zelensky a Roma: tra ipocrisie e bugie

Zelensky a Roma: tra ipocrisie e bugie

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di Vincenzo Brandi


Oggi 13 maggio il presidente ucraino, l’ex mediocre guitto Zelensky, è in visita a Roma tra grandi misure di sicurezza. Sarà ricevuto da vari esponenti politici, tra cui anche il presidente Mattarella. La visita di Zelensky è accompagnata da una serie di falsità e bugie alimentate da giornalisti come Mentana e da gran parte dei nostri mass media opportunamente condizionati.
 
Si dice che Zelensky rappresenterebbe un paese democratico aggredito dai soliti cattivissimi Russi e che – come tale – andrebbe sostenuto con il continuo invio di armi ed addestrando le sue truppe nei paesi europei occidentali. In realtà Zelensky (che di fatto rappresenta solo una parte centro-occidentale dell’Ucraina posta sotto il controllo del governo di Kiev) è un presidente la cui elezione, come quella del suo predecessore Porosenko, è stata resa possibile da un colpo di stato sponsorizzato dagli USA ed attuato da squadracce armate ultranazionaliste e di chiara ispirazione nazi-fascista nel 2014 (cosiddetta “rivoluzione” di Euromaidan che ha abbattuto il precedente governo legale).
 
Quando si parla di ispirazione nazi-fascista non si fa tanto per dire. I cecchini che hanno agito a Maidan appartenevano a due formazioni apertamente naziste (Pravi Sector e Svoboda). Dopo il colpo di stato è stato dichiarato eroe nazionale il criminale Stephan Bandera che durante la Seconda Guerra Mondiale guidò le milizie filonaziste e i reparti di SS ucraine che combattevano dalla parte dei Nazisti contro l’Armata Rossa sovietica. Queste formazioni sono state responsabili dell’assassinio di oltre un milione e mezzo di Ebrei, in collaborazione con le SS tedesche, oltre che di centinaia di migliaia di Comunisti e cittadini sovietici. La data di nascita di Bandera è diventata festa nazionale. Recentemente è stata abolita la festa del 9 maggio che celebrava la vittoria dell’URSS sui Nazisti ed un progetto di legge prevede addirittura l’abolizione della Festa dei Lavoratori il 1° maggio, considerata troppo “sovietica” (in realtà nata nel 1887 negli USA in ricordo dei 7 anarchici di Chicago condannati a morte in seguito ai disordini dell’anno precedente).
 
Tra le prime azioni portate avanti dai golpisti sono state la messa fuori legge dei partiti della sinistra, la persecuzione (ed in alcuni casi il massacro, come nel caso del Palazzo dei Sindacati di Odessa assalito e dato alle fiamme) di militanti e sindacalisti, il divieto della lingua russa (parlata da metà della popolazione). Le regioni dell’Est e del Sud, abitate prevalentemente da Russi si sono ribellate. Gli abitanti russi della Crimea (che era stata trasferita solo amministrativamente all’Ucraina dall’ucraino Kruschev ai tempi dell’URSS) hanno votato in un referendum a larga maggioranza per l’adesione alla Russia, mentre gli abitanti del Donbass si sono dichiarati indipendenti raggruppandosi in due repubbliche (Donetsk e Lugansk). Ciò ha provocato il bombardamento e l’attacco delle milizie di destra contro le due repubbliche, fatto costato quasi 15000 morti, per la maggior parte civili.
 
Questi avvenimenti evidenziano la seconda grande bugia dei nostri governanti e mass media secondo cui la guerra in Ucraina sarebbe nata solo lo scorso anno con l’intervento russo. In realtà si combatte da 9 anni ed alcune città come Donetsk ed altre città del Donbass hanno subito enormi danni. I Russi si sono sentiti minacciati dal colpo di stato nel paese fratello e limitrofo. L’hanno giudicato l’ultimo atto di quella politica di accerchiamento militare da parte della NATO durata 30 anni. nonostante le assicurazioni che erano state fatte dagli USA all’ingenuo Gorbacev dopo che questi aveva sciolto il Patto di Varsavia tra URSS e paesi alleati. La Russia ha cercato di trattare, ed era stato raggiunto un compromesso con gli Accordi di Minsk che prevedevano una larga autonomia del Donbass, pur rimanendo nello stato ucraino, ed il mantenimento della neutralità dell’Ucraina. Questi accordi non sono mai stati rispettati da Kiev che ha continuato ad attaccare, mentre la stessa cancelliera Merkel, che era stata la mediatrice degli accordi, ha recentemente confessato che gli accordi erano stati presi solo per prendere tempo e permettere all’Ucraina di riarmarsi, come di fatto è avvenuto. Dopo aver inutilmente cercato di trattare fino alla fine del 2021, il governo russo ha ritenuto che non vi era altra scelta che intervenire, pur ficcandosi coscientemente in una trappola preparata da USA e NATO.
 
A questo proposito occorre fare un discorso sul governo Putin. E’ utile ricordare la posizione del Partito Comunista della Federazione Russa che è di gran lunga il principale partito di opposizione al governo Putin, avendo circa il 15% dei voti. I Comunisti russi criticano aspramente il governo per la sua politica economico-sociale basata sul capitalismo degli oligarchi, ma si schierano a favore dello sforzo bellico del paese, così come la maggior parte dei partiti russi, tranne qualche piccola formazione liberale filo-occidentale. I Russi si sentono accerchiati e minacciati e si stringono intorno alla politica estera del governo, sentendo che si tratta di una questione di sopravvivenza stessa della Russia. Questo significa che una possibile seria trattativa di pace deve tener conto delle esigenze di sicurezza della Russia e i diritti dei Russi della regione ucraina. Se prevarrà l’ostinazione bellicista dell’estrema destra ucraina, degli USA e dei loro servi sciocchi europei, la principale vittima sarà proprio l’Ucraina che subirà distruzioni, perderà centinaia di migliaia di giovani soldati (come già sta avvenendo) e alla fine dovrà cedere ampi territori. L’alternativa è l’intervento diretto della NATO, ma ciò significherebbe la Terza Guerra Mondiale combattuta con armi atomiche. Speriamo che non avvenga, ma l’arroganza e la scarsa lucidità mostrata da personaggi come Biden, la Von Der Leyen, Borrell e Stoltemberg fa temere il peggio.
 

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