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"Più Welfare per arginare la disuguaglianza sociale". James Galbraith

 

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L'intervista all'economista americano autore di Inequality and Instability

La seconda parte dell'Intervista a James Galbraith
Per consultare la prima: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6477

di Alessandro Bianchi

 - Considera le politiche keynesiane il miglior strumento a disposizione oggi ad i governi occidentali per uscire dalla crisi o, riflettendo anche sulla questione del tendenziale esaurimento delle risorse a disposizione e la questione ambientale sempre più urgente, non ritiene piuttosto che sia giunto il momento di elaborare un nuovo modello di sviluppo? 
 
Non c'è nulla di nuovo da dover cercare ed elaborare. Nei modelli teorici economici classici è ben presente la consapevolezza del limite delle risorse a disposizione della macchina economica ed anche lo stesso Keynes ne aveva tenuto conto.

Dopo la seconda guerra mondiale, è vero, i modelli economici di riferimento non si sono più interessati della questione. Per questo, la fase di ricostruzione dopo la crisi deve avvenire in modo organico, incorporando anche questi temi fondamentali per il futuro dell'umanità. Il problema principale riguarda le attività predatorie e discriminatorie che le istituzioni finanziarie possono perpetrare incondizionatamente a danno dell'ambiente. Le autorità devono iniziare a penalizzarle in modo efficace e la questione dell'inquinamento deve tornare ad essere un elemento fondamentale della teoria economica. Sono già stati studiati tutti gli elementi per farlo e, ripeto, un utilizzo diverso delle risorse deve essere al centro del progetto economico post-crisi. Keynes stesso sarebbe oggi arrivato a questa conclusione. 
 
 
- Nel suo ultimo articolo Joseph Stiglitz ripercorre i punti che anche Lei insieme al Prof. Varoufakis avete elaborato nella vostra “Modest Proposal” come ultima possibilità per salvare l'euro. Se la Germania ed i paesi del nord non dovessero accettare di applicarli, questa è la conclusione di Stiglitz, gli altri paesi dovrebbero uscire dalla moneta unica come unica possibilità per salvare il resto del progetto europeo. E' d'accordo?
 
Personalmente non sono favorevole alla dissoluzione della zona euro e sono per il suo mantenimento, ma in un riorientamento completo delle politiche dell'area valutaria. Ritengo, come il prof. Varoufakis con cui abbiamo stilato la “Modest Proposal”, che il prossimo passaggio per la zona euro debba essere la creazione di una specie di governo europeo che abbia l'autorità per portare a compimento una serie di cambiamenti. Riteniamo che quest'iniziativa potrebbe far uscire l'area dalla crisi, anche per i paesi maggiormente in difficoltà come Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia.
Se questi cambiamenti non dovessero essere attuati, la pressione sarebbe tutta nei paesi forti del Nord, per aver impedito la creazione di strumenti che avrebbero invece potuto salvare il sistema. L'intransigenza del Nord Europa deve essere sfidato apertamente. Non penso che sia produttivo per i paesi del sud pensare oggi alla dissoluzione dell'euro, in una fase in cui possono ancora alterare le politiche economiche dell'Unione monetaria. Ne perdono di credibilità nella difficile fase negoziale.
 

- Quali sarebbero le prime misure che attuerebbe da ministro dell'economia italiano?
 
La questione più importante oggi per la leadership politica italiana è quella di coordinare insieme con gli altri paesi dell'euro-zona due passaggi chiave per il futuro del paese: in primo luogo, applicare gli elementi indicati dalla Modest Proposal – Unione bancaria, mutualizzazione dei debiti, un programma di investimenti massiccio ed un programma di solidarietà nell'emergenza sociale - per ridare alla zona euro stabilità. In secondo luogo, cambiare idea e direzione degli obiettivi fissati, pensando a rafforzare e non smantellare il sistema di Welfare in grado di proteggere le fasce più deboli della popolazione, le principali vittime della crisi in corso.
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