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A Cuba creati nuovi negozi dove si acquista solo con carte di credito

 

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di Andrea Puccio
 

Tra le varie misure economiche che il governo cubano ha deciso di mettere in atto per combattere la crisi economica causata dalla pandemia da corona virus una in particolare in questi giorni occupa le discussioni dei cubani.

Nella consueta trasmissione televisiva Mesa Redonda trasmessa mercoledì 15 luglio il Presidente della Repubblica Miguel Diaz Canel e i Ministri del governo hanno illustrato le azioni più importanti che saranno messe in campo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane dall’esecutivo per stimolare l’economia cubana in affanno in questi mesi per la mancanza di moneta forte che entrava con il turismo.

Ma una di queste misure fa parlare molto i cubani in questi giorni. Sull’isola saranno aperti una serie di negozi dove si potranno acquistare beni di prima necessità esclusivamente pagando con carta di credito. Si potranno usare carte di credito straniere come Visa o Master Card o una carta di debito cubana precedentemente caricata con Euro o Dollari statunitensi ed i prezzi delle merci saranno espressi in Dollari.

In realtà a Cuba già esistevano vari negozi dove gli acquisti dei prodotti avveniva con questa modalità. Dalla fine dell’anno scorso a L’Avana e successivamente in tutte le principali città dell’isola sono stati aperti punti vendita che accettavano solo carte di credito per il pagamento, ma si tratta di negozi in cui vengono venduti elettrodomestici e articoli elettronici. Adesso questa modalità di acquisto viene estesa anche ai prodotti di prima necessità come alimentari, prodotti per la pulizia e simili.

Proprio il fatto che per acquistare olio, sapone, dentifricio ed altri prodotti di prima necessità occorra una carta di credito ha prodotto nella popolazione molti malumori. Tanto per capirci una persona che decida di acquistare il necessario in questi negozi deve obbligatoriamente disporre di Dollari o Euro da usare per ricaricare la propria carta di credito. Ma la maggior parte della popolazione non ha accesso alla valuta pregiata quindi si troverà esclusa dlla possibilità di recarsi in questi punti vendita.

Parlando con le persone si ha la sensazione che si sia creata una frattura nella società: da una parte coloro che per vari motivi dispongono di valuta pregiata e dall’altra coloro che invece non ne hanno. Dispongono di Dollari ed Euro color che lavorano con il turismo, chi ha un parente all’estero che invia denaro, chi invece lavora nel settore statale ovviamente non dispone di moneta pregiata e quindi resta fuori dalla possibilità di acquistare in questo tipo di negozi, almeno in teoria, perché in pratica sul mercato nero è possibile acquistare Dollari ed Euro.

Uno dei problemi che tale misura potrebbe portare è proprio l’espansione del mercato nero non solo della valuta ma anche dei prodotti. Attualmente alcuni prodotti scarseggiano negli scaffali dei negozi ed occorre sempre fare delle lunghe file per acquistarli. Aver creato una serie di negozi dove, almeno a quanto dichiarato saranno disponibili molti dei prodotti che scarseggiano, potrebbe far scattare l’accaparramento da parte di quei personaggi che si dedicano alla rivendita illegale.

La frattura che questa misura ha prodotto nella società cubana è l’ampliamento di quella faglia aperta anni fa quando fu introdotto nell’ordinamento economico cubano il lavoro per conto proprio. Infatti la creazione della libera professione ha fatto si che una parte della popolazione, soprattutto quella a contatto con il turismo, si sia arricchita a dispetto dei lavoratori statali i cui salari risultano troppo bassi. Negli anni molti lavoratori statali come medici, professori, maestri, personale specializzato hanno abbandonato la loro professione per dedicarsi al lavoro in proprio privando lo stato di molte importanti competenze. Adesso questa misura rischia di allargare ulteriormente questa divisione sociale che ha contribuito a far perdere valore al lavoro professionale statale.

Da parte sua il governo giustifica questa scelta con la necessità di attingere moneta pregiata che sarà usata poi per acquistare altre merci da mettere in commercio nei negozi tradizionali. Infatti solo pochi degli attuali punti vendita sarà convertito in negozio per carte di credito ma anche così facendo nella popolazione aleggia il timore che la rivoluzione abbia perso la sua capacità di rendere tutti i cittadini uguali. Una signora mi dice che nel periodo speciale, anche se le condizioni di vita erano molto peggiori delle attuali, tutti eravamo uguali. Se mancava l’olio o il riso mancava per tutti e non solo per chi non dispone di carta di credito. Aggiunge poi che un sapone non è un lusso come un televisore o un condizionatore d’aria e quindi lo stato deve dare la possibilità a tutti di poterlo acquistare. Come dargli torto.

Per concludere spero che lo stato abbia ragione e che la distribuzione delle merci avvenga in modo uguale in tutti i negozi e non solo in quelli di nuova concezione. Spero poi che i timori della popolazione che si sente divisa tra chi possiede una carta di credito e chi non la possiede restino solo timori altrimenti la controrivoluzione di Miami avrà un buon argomento per attaccare la rivoluzione cubana.

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