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"Bella Ciao", un po' di chiarezza storica. Non esisteva durante la Resistenza, debuttò a Praga nel 1947

 

di Gianpasquale Santomassimo

 

Alcune giovani "sardine" sono convinte che Bella Ciao derivi da un telefilm spagnolo, ma sono un'eccezione. Gran parte di coloro che scendono in piazza credono di sapere che Bella Ciao era la canzone dei partigiani che liberavano l'Italia col mitra in pugno. Una leggenda retrospettiva, tipica invenzione di una tradizione, che ha contribuito potentemente alla diffusione del canto, che oggi viene intonato in molte piazze del mondo come inno antiautoritario. 


Per la verità Bella Ciao non esisteva durante la Resistenza e nessuno la cantava, anche se alcuni studiosi sostengono che in qualche sperduta vallata del modenese fosse già nota. Tra le bande partigiane la canzone più diffusa era Fischia il vento, dalla cadenza sovietica. In una guerra povera di canti originali, a differenza della prima guerra mondiale, e dove il canto più memorabile era la tedesca Lili Marlene, malinconica e tutt'altro che guerresca. 


Nella versione che conosciamo, Bella Ciao debutterà a Praga nel 1947, nel Festival mondiale della gioventù, e di lì conoscerà una fortuna sempre maggiore, anche al di là dei confini nazionali. Oggi conosce una fortuna ambigua in Europa, mentre il suo significato è inequivocabile nel resto del mondo. Viene intonata dai deputati che approvano l'Italicum e la riforma costituzionale della Boschi, ieri a Bruxelles è stata cantata in coro dai commissari socialisti che si dispongono a un nuovo ciclo di austerità da infliggere ai popoli europei.




 


Sulla sua vera origine storica e sulle derivazioni da cui scaturisce abbiamo avuto saggi importanti di Roberto Leydi, Cesare Bermani ed altri. Tra i molti filoni individuati, e sui quali le opinioni non sono unanimi, vorrei segnalare la versione "delle mondine" portata a Spoleto nel 1964 da Giovanna Daffini. Che riconduce al mondo del lavoro - femminile - il canto, nel quale si intrecciano tristezza, protesta e un filo di speranza. 


Da notare come in questa versione la frase ricorrente Bella Ciao più che un saluto sia espressione di addio alla bellezza che sfiorisce consumata dal lavoro.

 

«Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar. 
E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far. 
Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar. 
O mamma mia o che tormento
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o mamma mia o che tormento
io t'invoco ogni doman. 
Ed ogni ora che qui passiamo
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ed ogni ora che qui passiamo
noi perdiam la gioventù. 
Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.»

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