Come Reporter senza frontiere "costruisce" il suo Rapporto sulla libertà di stampa

4166
Come Reporter senza frontiere "costruisce" il suo Rapporto sulla libertà di stampa

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Il 3 maggio è la giornata internazionale della libertà di stampa. Come ogni anno vengono diffuse le classifiche mondiali sulla libertà di stampa in ogni Paese, corredate da commenti sul 41° posto dell'Italia e "analizzata" la mappa già pubblicata da World Press Freedom.

Ma chi commenterà, avrà l'onestà intellettuale di spiegare esattamente di cosa si tratta e come viene stilata la classifica?

La classifica è un incrocio tra dati oggettivi, in base a specifici indici, e percezioni soggettive.

Sono due ONG che stilano la classifica annuale: Report Senza Frontiere e Freedom House.

Entrambe utilizzano criteri qualitativi e quantitativi, entrambe fanno coincidere il concetto di libertà di stampa con quello di indipendenza della stampa, cioè non legata a finanziamento privato interessato a influenzare l'opinione pubblica.

Report Senza Frontiere invia un questionario ai suoi partner in vari paesi del mondo: associazioni, gruppi, comitati, altre ONG, singoli giornalisti selezionati ad esclusiva discrezione di RSF.

La lista è secretata, per "tutelare" chi partecipa al sondaggio.

Quindi non è dato sapere di chi siano le opinioni e i voti espressi per giudicare la libertà di espressione della stampa in ogni Paese.

Metodo estremamente discutibile, che nulla ha a che fare con una seria e significativa metodologia sociologica.

Ogni "giurato" ha a disposizione voti da 1 a 10 sui seguenti temi:

Pluralismo, indipendenza dei media, contesto legislativo, censura e possibile autocensura.

Un primo punteggio viene ottenuto attraverso una formula matematica.

È inutile ribadire che si tratta di un metodo assolutamente percettivo, di cui tra l'altro non si conosce il campione né la sua effettiva distribuzione globale, sappiamo soltanto che si tratta di 18 ONG per la libertà di espressione, con circa 150 corrispondenti tra ricercatori, giuristi, giornalisti e attivisti per i diritti umani.

Sul punteggio pesano in modo particolare le sanzioni per i reati di stampa, le querele e le intimidazioni denunciate, l'esistenza o meno di un monopolio di stato, il livello di indipendenza dei media pubblici.

Altre valutazioni verranno poi aggiunte da RSF ai punteggi finali, scaturite da "monitoraggio" su particolari situazioni di censura o gravi reati contro i giornalisti.

È importante specificare che i criteri e gli argomenti, le domande e i voti da assegnare sono cambiati nel corso degli anni, quindi per RSF non è importante il punteggio quanto la comparazione negli anni e con gli altri Stati per evidenziare il miglioramento o il peggioramento generale della situazione generale.

Freedom House invece si limita a confrontare la legislazione di ogni Paese sulla libertà di stampa con il "Paese reale".

Non è dato sapere chi giudica e come, secondo quali criteri, un "Paese Reale" "secondo l'ambiente politico ed economico".

Vorremmo sapere che punteggio viene assegnato alla reclusione di Assange nel Regno Unito su richiesta di estradizione da parte degli USA,  o all'omicidio Khashoggi e se il carcere del truffatore Navalniy è conteggiato.

In Italia il monopolio dell'informazione è in mano a oligarchie e multinazionali con sedi fiscali all'estero che perseguono la propaganda più becera neo-liberista (Ue) e fondamentalista atlantista. Per farlo applicano censura vera e finta (caso Fedez) perché si parli solo di alcuni temi e altre battaglie (giuste) vengano strumentalizzate perché non si parli delle battaglie importanti (i diritti sociali).

Vi basta sapere questo e non fate affidamento sull’obbiettività di Reporters sans frontières e sui suoi finanziatori come vi abbiamo scritto più volte sull'AntiDiplomatico (si veda, ad esempio qui o qui), “Reporters sans frontières è finanziata da Soros ed è molto vicina alla CIA”. Lo aveva scritta un giornalista di prim’ordine: il tedesco Udo Ulfkotte. Il 13 gennaio 2017 fu stroncato da uno strano infarto. Un omicidio (come osarono sospettare alcuni suoi colleghi)? Ma quando mai! La Germania è, da sempre, ai primi posti nella libertà di stampa. Lo assicura il Rapporto di Reporters sans frontières.

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

IL DOCUMENTARIO "SAIF E LA LIBIA" RIPRESO SULLA STAMPA LIBICA  di Michelangelo Severgnini IL DOCUMENTARIO "SAIF E LA LIBIA" RIPRESO SULLA STAMPA LIBICA 

IL DOCUMENTARIO "SAIF E LA LIBIA" RIPRESO SULLA STAMPA LIBICA 

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre   Una finestra aperta Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono di Raffaella Milandri 250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

CIABATTE E GINOCCHIERE di Alessandro Mariani CIABATTE E GINOCCHIERE

CIABATTE E GINOCCHIERE

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento di Giuseppe Giannini L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

"Ruderi" della costa a Bari diventano alloggi per turisti di Antonio Di Siena "Ruderi" della costa a Bari diventano alloggi per turisti

"Ruderi" della costa a Bari diventano alloggi per turisti

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti