Con la sua morte, Ibrahim Gokcek dei Grup Yorum ha vinto. La sua eredità in questa sua ultima lettera

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Con la sua morte, Ibrahim Gokcek dei Grup Yorum ha vinto. La sua eredità in questa sua ultima lettera

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di Sara Reginella

 
Ibrahim Gokcek, bassista dei Grup Yorum, nonostante due giorni fa avesse interrotto lo sciopero della fame dopo 323 giorni di digiuno, ci ha lasciato.

La decisione di sospensione dello sciopero era avvenuta dopo che la resistenza della band turca Grup Yorum, accusata di terrorismo dal regime di Erdo?an e impedita nell’espressione artistica, aveva avuto eco in tutto il mondo. Di fronte a ciò, il Governo turco aveva ceduto, concedendo la possibilità di un concerto ai Grup Yorum il prossimo 3 luglio.
Prima di ?brahim, ad aprile, erano deceduti per sciopero della fame Helin Bölek, cantante della stessa band, e Mustafa Kosak, prigioniero politico, torturato e condannato all'ergastolo, in protesta per un giusto processo e contro la repressione in Turchia.

Di fronte al cedere da parte del Governo turco, la decisione di ?brahim Gökçek e dei Grup Yorum di sospendere lo sciopero della fame era avvenuta il 5 maggio, nello stesso giorno in cui ventinove anni prima Robert Gerard Sands, detto Bobby, attivista nord irlandese, era perito dopo uno sciopero della fame condotto all’interno dell’istituto penitenziario in cui era stato rinchiuso, in protesta contro la violenza del regime carcerario.
 
"Ero soltanto un ragazzo della working class, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà”, scriveva Bobby Sands nel suo libro “Un giorno della mia vita”.
 
Similmente, ?brahim Gökçek, in una sua recente lettera, comunicava così il suo pensiero:

“Mi esprimo per fame, mi hanno tolto il basso e per esprimermi uso il mio corpo come strumento (…).
Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e in tutto il mondo. In questo paese, coloro che combattevano per i propri diritti, gli oppositori, coloro che sognavano un paese libero e democratico e anche noi che cantavamo canzoni, venivamo, imprigionati, i nostri concerti erano proibiti, la polizia invadeva il nostro centro culturale e distruggeva i nostri strumenti. E per la prima, volta con l’AKP al Governo in Turchia, venivamo inseriti nella lista dei “terroristi rcercati” (…).
Questo è il motivo per cui oggi ho deciso, anche se ti sembrerà folle, di smettere di mangiare. Perché, nonostante l’attribuzione che mi è stata data, non mi sento assolutamente un terrorista (…).
Il motivo per cui siamo stati inseriti nella lista di terroristi è il seguente: nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sotto terra, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti dei villaggi il cui ambiente naturale viene distrutto, di intellettuali bruciati, di case distrutte nei quartieri popolari, dell’oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono. Parlare di tutto ciò in Turchia è considerato terrorismo”.
 
Se in psicologia analitica l’individuazione è la via per diventare unici, il fine stesso dell’esistenza, un percorso individuale che si esprime nel collettivo, donne e uomini come ?brahim Gökçek hanno mostrato di saper compiere questo percorso nel sacrificio, fino alla morte e alla loro rinascita.

La morte di ?brahim Gökçek, infatti, come un'opera d'arte eterna, oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e indica a tutti noi la strada, quella della resistenza per la tutela dei diritti umani, quella del sostegno e della lotta per gli oppressi e quella dell'unione in nome della libertà di opinione e di espressione.
La sua battaglia è stata ed è la nostra battaglia.

?brahim Gökçek ha vinto per tutti noi.
 
 

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