Covid-19: medicina e ricerca/Coronavirus, la vitamina D è veramente utile?

Coronavirus, la vitamina D è veramente utile?

 

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«Non è una vitamina, è stata chiamata ‘vitamina’ alla fine della prima guerra mondiale, ma non è una vitamina, ha una struttura che è stata scoperta negli anni '30 da un ricercatore tedesco, che ha dimostrato che la vitamina D possiede il potere e la struttura di un ormone.

 

Sfortunatamente, il nome non è stato cambiato, è ancora chiamata ‘vitamina’. A quel tempo si pensava che fosse solo una sostanza che avrebbe agito promuovendo l'assorbimento del calcio dal cibo e il deposito di calcio nelle ossa, permettendo lo sviluppo delle ossa del bambino e prevenendo così la comparsa di rachitismo [che era endemico in Europa].

 

Tuttavia, nei decenni che seguirono, furono dimostrate diverse altre funzioni per la vitamina D. Ora è noto che non ci sono cellule nel nostro corpo che non subiscono l'azione della vitamina D».

 

Cícero Galli Coimbra, neurologo, PhD


di Fabrizio Verde

 

Parallela alla pandemia causata dalla diffusione del nuovo coronavirus Covid-19 sembra essere esplosa un’altra epidemia: stroncare nel nascere ogni azione terapeutica o preventiva che si affacciano all’orizzonte. E’ noto il caso di farmaci che poi l’OMS ha deciso di inserire tra i possibili trattamenti come la clorochina e l’inteferone cubano. 

 

L’ultima vittima di questa ‘crociata’ è la vitamina D, in particolare la proprietà dei suoi metaboliti, attivamente coinvolti nella regolazione delle risposte immunitarie innate e adattive. Del resto basta cliccare su PubMed: Sul motore di ricerca gratuito, basato principalmente sul database MEDLINE, prodotto dal National Center for Biotechnology Information (NCBI) presso la National Library of Medicine (NLM) dei National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, gli studi sono addirittura migliaia. Chi si ostina a negarlo è intellettualmente disonesto.

 

Per restare sempre negli USA, possiamo vedere cosa scrive su Fox News il dottor Tom Frieden, ex direttore dei Centri Statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) ed ex Commissario del Dipartimento della Salute di New York City. Insomma, non proprio l’ultimo arrivato o un semplice divulgatore scientifico. 

 

«Mentre corriamo per sviluppare trattamenti efficaci e un vaccino contro COVID-19, le persone stanno cercando di ridurre il rischio di ammalarsi. Una cosa che potrebbe aiutare è ovvia come il sole nel cielo e vicina come il tuo armadietto dei medicinali: la vitamina D.

 

I più alti tassi di mortalità COVID-19 tra gli anziani e quelli con condizioni croniche suggeriscono che un sistema immunitario indebolito contribuisce a scarsi risultati. La scienza supporta la possibilità che la vitamina D possa rafforzare il sistema immunitario, in particolare delle persone i cui livelli di vitamina D sono bassi.

 

La supplementazione di vitamina D riduce il rischio di infezione respiratoria, regola la produzione di citochine e può limitare il rischio di altri virus come l'influenza. Un'infezione respiratoria può provocare tempeste di citochine - un circolo vizioso in cui le nostre cellule infiammatorie danneggiano gli organi in tutto il corpo - che aumentano la mortalità per quelli con COVID-19. Un'adeguata vitamina D può potenzialmente fornire una modesta protezione per le popolazioni vulnerabili».

 

L’analisi di Frieden continua raccomandando di integrare la vitamina D: «Al momento, non sappiamo se la carenza di vitamina D abbia un ruolo nella gravità della COVID-19. Ma data l'elevata prevalenza della carenza di vitamina D in questo paese, è sicuro raccomandare alle persone di assumere il corretto dosaggio giornaliero di vitamina D».

 

Interessante quanto scrive il dottor Sergio Luis Menéndez Lucero, medico del Protocollo di Coimbra, che lavora a Barcellona e San Paolo in Brasile, insieme al Dr. Coimbra.

 

«Il nostro sistema immunitario è costituito essenzialmente da 2 linee di difesa: immunità innata e immunità acquisita. La prima linea di difesa, immunità innata, è quella che prima entra in contatto con l'agente patogeno e una volta rilevato (coronavirus), la introduce all'immunità acquisita, seconda linea di difesa, per produrre gli anticorpi, che sono, le nostre difese, in grado di combattere il virus.

 

Beh, quale sarebbe il ruolo della vitamina D in queste condizioni? Aumenta la nostra immunità innata e la nostra immunità acquisita. D'altra parte, la vitamina D stimola la produzione nel nostro corpo di sostanze come la catelicidina e difese che sono potenti antibiotici naturali e antivirali. Con questo, quello che intendiamo è che la probabilità di un paziente che segue il protocollo con alte dosi di vitamina D di infettarsi dal coronavirus, è inferiore rispetto alla popolazione generale (per lo più carente di vitamina D) e nel caso di infezione, anche la probabilità di complicazione sarà bassa». 

 

A questo punto è utile spiegare ai lettori chi è il dottor Coimbra. 

 

Il dottor Cicero Galli Coimbra è un medico laureato presso l'Università federale di Rio Grande do sul (1979), è spacializzato in medicina interna (1981) e neurologia (1983) dalla stessa istituzione in adulti e pediatria del Jackson Memorial Hospital presso l'Università di Miami, USA. Ha ottenuto il titolo di Master (1988) e medico (1991) in neurologia presso l'Università federale di San Paolo e post-dottorato (1993) presso l'Università di Lund, attualmente è professore libero presso il Dipartimento di neurologia dell'Università federale di San Paolo, dove gestisce il laboratorio di neuropatologia.

 

È presidente fondatore dell'istituto di ricerca e trattamento nel campo della medicina (neurologia e clinica medica), con accento sulle malattie neurodegenerative e autoimmuni.

Ha sviluppato il protocollo Coimbra per il trattamento delle malattie autoimmuni (protocollo ad alta dose di vitamina D). 

 

Accanto al Dr. Michael Holick (USA), è considerato la più grande autorità sulla vitamina D al mondo. Nel gennaio di quest'anno, dopo l'arrivo del coronavirus in Brasile, il Ministero della Salute - di quello stesso governo Bolsonaro che si ostina a definire il Covid-19 alla stregua in un banale raffreddore - ha bollato come "fake news" un'intervista del Dr. Coimbra dove spiegava gli effetti benefici dell’integrazione di vitamina D per prevenire il contagio da Covid-19.

 

Per chi volesse approfondire il protocollo del dottor Coimbra e il ruolo fondamentale giocato dalla vitamina D nelle patologie autoimmuni consigliamo la visione di questa intervista molto interessante ed esauriente realizzata al dottor Coimbra. 

 

Esistono inoltre altri studi scientifici dove si evince il ruolo protettivo della vitamina D nelle infezioni virali e le polmoniti, come scrive il dottor Sami Farid in un interessante e documentato post pubblicato su Facebook:

 

Vitamina D e stato antivirale.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21242105

L'interazione tra vitamina D e infezioni virali.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30614127

 

Scientificamente parlando, questo virus si attacca alle cellule umane mediante una proteina o un enzima chiamato ACE2 (enzima 2 di conversione dell'angiotensina):

La morte per edema polmonare dopo infezione da coronavirus è dovuta all’uso della proteina ACE2 come recettore del virus

https://www.vitamindservice.de/death-pulmonary-edema-after-

Ma la vitamina D riduce facilmente questa proteina.

La vitamina D allevia il danno polmonare acuto indotto dai lipopolisaccaridi attraverso la regolazione del sistema dell'angiotensina renina.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=28944831

E quindi riduce l'eccessiva infiammazione che sarà catastrofica e fatale, specialmente negli organi strategici o vitali (polmoni, cuore e reni, ecc.): Asfissia, arresto cardiaco, insufficienza renale, ecc.


Un'iniezione IM relativamente debole di vit D (300.000 UI) migliora la prognosi e il destino dei pazienti e riduce la mortalità di oltre la metà:

 

Effetto della supplementazione di vitamina D sulla procalcitonina come biomarcatore prognostico nei pazienti con polmonite associata al ventilatore complicata da carenza di vitamina D.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29201115

 

Valore prognostico della vitamina D nei pazienti con polmonite: una revisione sistematica e una meta-analisi

https://www.ajol.info/index.php/tjpr/article/view/161868

 

Effetto della grave carenza di vitamina D all'ammissione sull'inversione di shock nei bambini con shock settico: uno studio osservazionale prospettico.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28335672

 

La dose ottimale:

Per un paziente affetto da Covid-19 in difficoltà, la dose iniziale iniettata il 1° giorno, sarà visibilmente:

- 400.000 UI (per peso troppo magro o infantile)

- 600.000 UI (per un peso ridotto)

- 800.000 UI (per un peso medio)

- 1.000.000 UI (per un peso elevato)

Per i giorni seguenti: una dose di 200.000 UI / giorno è sufficiente per raggiungere un dosaggio ematico appartenente al range di trattamento per quasi tutte le malattie (83-130 ng/ml).

 

E non mancano le prove:

La vitamina D ogni giorno per tenere lontano l'infezione? (Un po 'di vitamina D al giorno toglie l'infezione?)

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26035244 

 

Qui è possibile leggere un appello sottoscritto da 48 scienziati da tutto il mondo dove viene lanciato l’appello a intervenire per fermare l’epidemia da grave carenza di vitamina D. In questa vera e propria chiamata all’azione leggiamo che «esistono nuove apprezzate associazioni tra insufficienza di vitamina D e molte altre malattie, tra cui tubercolosi, psoriasi, sclerosi multipla, malattie infiammatorie intestinali, diabete di tipo 1, ipertensione, aumento della insufficienza cardiaca, miopatia, mammella e altri tumori che si ritiene siano collegato alle azioni non calcemiche della vitamina D».

Infine, risulta molto interessante il video pubblicato dal dottor Massimo Orlandini dove parla delle possibilità di trattamento delle complicanze della polmonite interstiziale con la Vitamina D.

 

Non si tratta di creare false speranze, ma offrire un’informazione responsabile e completa, citando sempre luminari nel campo della medicina. Questa è la linea de l’AntiDiplomatico e in queste righe si è cercato di dimostrare che è quantomeno irresponsabile gettare la scure della censura su un ormone così potente come la vitamina D la cui efficacia nel rafforzare il sistema immunitario è certo.

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