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Crollo del ponte di Genova? Per i giornali “la colpa è dei Cinque Stelle”!

 

La “prova”? Una frase - incastonata in un documento - non già del Movimento Cinque Stelle ma del Comitato No Gronda

 

Disastro di Genova. Parte su tutti i media main stream la campagna di solidarietà con i Benetton, gestori della società Autostrade, e contemporaneamente, la campagna diffamatoria contro i Cinque Stelle (si veda ad esempio, qui, qui, qui, qui…) “colpevoli” di non aver voluto l’abbattimento di quel maledetto ponte.

 



La “prova”? Una frase - incastonata in un documento - non già del Movimento Cinque Stelle ma del Comitato No Gronda, ospitato nella sezione “liste civiche” del blog Cinque Stelle del 8 aprile 2013 – che definisce l'allarme su un possibile crollo del viadotto come una "favoletta raccontata a turno da chi invece vuole costruire la Gronda”. Chi volesse leggere il testo completo di quel comunicato del Comitato No Gronda (con la fine del Comitato, scomparso da anni su Internet, lo trovate qui) potrebbe rendersi conto che quella affermazione si limitava a riprendere un documento della società Autostrade “(Il ponte) potrebbe star su altri cento anni (a fronte di) una manutenzione ordinaria con costi standard", considerazione ribadita anche da numerosi articoli del Bollettino degli Ingegneri di Genova.


E allora? Chi, pubblicamente, paventava il crollo del ponte? Di certo non, l’ormai famoso, ingegnere Brencich – pur grande critico di Riccardo Morandi, progettista del ponte – ma soltanto Giovanni Calvini, (laurea in Scienze politiche) nel 2012 quando era presidente della Confindustria genovese, e Alessandro Repetto (laurea in Lettere) allora presidente della Provincia di Genova. Entrambi senza uno straccio di documento tecnico per supportare le loro affermazioni; entrambi per sostenere il progetto della Gronda, sui cui costi, devastazioni ambientali e pericoli (ad esempio, quelli connessi all’amianto) vi invitiamo a leggere qui.


Morale della favola? Paventare una tragedia per supportare qualche iniziativa è sempre una buona idea; basta che l’iniziativa combaci con gli interessi dei padroni e dei loro pennivendoli. Lo sa, ad esempio, Roberto Burioni che - in verosimile attesa del prossimo (inevitabile, vaccino o meno) morto per morbillo - ci assicura che "Al primo morto di morbillo, Giulia Grillo, ministro della Salute, verrà giustamente sbranata". Se, invece, vi viene in mente di ipotizzare la privatizzazione delle autostrade e il conseguente ridimensionamento dei costi di manutenzione e dei controlli statali come possibile causa della tragedia di Genova, o affermare che per la prima volta c'è un governo che non ha preso soldi da Benetton, state pur certi che troveranno nel vostro passato una qualche presunta infamia da mettere in piazza.

 

Francesco Santoianni

 

Articolo già pubblicato su Pecora Rossa

 

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