Due o tre cose da dire a Saviano sulla Libia

Due o tre cose da dire a Saviano sulla Libia

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di Michelangelo Severgnini*

Questa mattina è apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera un articolo a firma di Roberto Saviano, sotto forma di lettera aperta al Premier Draghi, dal titolo: “Libia: lettera aperta a Draghi sull’equivoco guardia costiera”.
Sono citato nell’articolo. Anzi, Saviano suggerisce il mio lavoro a Draghi per farsi un’idea più precisa sulla Libia.
Troppa grazia!
Tuttavia mi sento di dover commentare i passi salienti dell’articolo, per rettificare alcune questioni, per sgombrare il campo a quegli equivoci di cui Saviano parla, ma che in alcuni casi restano equivoci.
<<Caro Presidente, nessun migrante è stato mai «salvato» in mare dalla Guardia costiera libica (finanziata dall’Italia), semmai rapito e mai rimpatriato>>.
Purtroppo questa affermazione è vera solo a metà. Come chiaramente si evince dal racconto del ragazzino del Sud Sudan trasmesso lo scorso sabato su Radio Radicale (testimonianza alla quale Saviano pare rifarsi), quando i migranti sui gommoni sgonfi vengono intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica, siamo di fronte contemporaneamente sia a un salvataggio, sia a un rapimento.
Come raccontava questo ragazzo, ad un certo punto del tragitto, gli stessi migranti hanno girato la prua del gommone e si stavano dirigendo da soli verso la Libia.
Perché? Perché come racconta lui stesso, ormai erano rimasti senza cibo e senza acqua e il gommone cominciava a sgonfiarsi.
Poi sono arrivati i Libici.
Certo, avrebbero preferito essere salvati da un’imbarcazione europea ed essere portati in Europa. Ma sempre di salvataggio si tratta, perché in mancanza dell’intervento dei Libici, quel gommone sarebbe potuto affondare.
<<(La Libia) Ha usato le proprie coste come ricatto estorsivo verso l’Europa e i migranti come bancomat: ha preso soldi per fermare le partenze, soldi dai trafficanti per poter agevolare le partenze, soldi dai familiari dei migranti per interrompere le torture, soldi per riscattarli e permettergli di tornare nei loro paesi>>.
La Libia ha usato e usa i migranti come bancomat (copyright Saviano sulla base delle testimonianze da me raccolte): questo è sacrosanto.
Non credo tuttavia che fermare le partenze sia un favore che la Libia fa all’Italia, tanto meno che i soldi che l’Italia invia al governo di Tripoli siano allo scopo di fermare le partenze.
In questo racconto dobbiamo inserire un altro dettaglio fondamentale per capire fino in fondo la storia: un migrante riportato a terra vale 4 volte più di un migrante in partenza.
Per imbarcarsi su un gommone sgonfio, un migrante paga circa 1.000 euro.
Una volta a terra, gli si può estorcere fino a 4.000 euro sotto tortura.
<<Esistono almeno due tipi di lager: quelli ufficiali, nei quali vige il lavoro forzato, dove migranti che non hanno commesso alcun reato sono detenuti e trattati come criminali e schiavi. E poi ci sono i lager non ufficiali, veri e propri luoghi di tortura; qui i migranti vengono maltrattati a scopo estorsivo, venduti, picchiati, stuprati e uccisi. Le testimonianze sono agghiaccianti e chi ha ascoltato questi racconti non può ringraziare la Guardia costiera libica: se vuole approfondire le questioni di cui le sto parlando, le consiglio di ascoltare su Radio Radicale la trasmissione «Voci dalla Libia – speciale Fortezza Italia», a cura di Andrea Billau e Michelangelo Severgnini>>.
Questo è esattamente ciò che racconta il ragazzo del Sud Sudan nella trasmissione di sabato scorso. Come si evince anche da queste parole, un migrante riportato in un centro di detenzione in Libia, ufficiale o peggio ancora non ufficiale, frutta bei soldi ai Libici.
<<L’opinione pubblica crede che finanziarla e armarla (la Guardia Costiera libica) serva a bloccare migranti, quando in realtà è un’esigenza che risponde alla necessità di salvaguardare le politiche energetiche: si paga la Guardia costiera libica perché i giacimenti Eni in Libia non subiscano ritorsioni. Fino a quando non sarà chiaro a tutti che esiste un nesso tra la sicurezza degli impianti petroliferi in Libia, la Guardia costiera libica e l’affare dei migranti, la partita tra noi non sarà leale; fino a quando non sarà chiaro a tutti che le milizie libiche coprono segmenti legali e illegali, pubblici e privati, ci muoveremo su un terreno che sembra essere quello dei flussi migratori, ma che in realtà riguarda le politiche energetiche del nostro Paese e quante vite siamo disposti a sacrificare sull’altare del profitto o, come direbbe qualche ex ministro, della ragion di stato>>.
In questo passo credo che l’equivoco non sia stato per niente fugato.
Salvaguardare le politiche energetiche è certamente la vera priorità del governo italiano ed è giusto accendere i riflettori su questo punto se vogliamo capire il fenomeno migratorio dalla Libia. Ma non come è spiegato in questo passo.
Facciamo un semplice ragionamento: le milizie della Tripolitania farebbero un favore all’Italia proteggendo gli impianti Eni e farebbero un favore all’Italia fermando i migranti. Quindi, dove sarebbe lo scambio di favori? Qui sembra che siano solo i Libici a fare favori all’Italia.
Si potrebbe rispondere che entrambi i favori (discutibili) sono in cambio di soldi.
Se così fosse, quale sarebbe il nesso tra petrolio e migranti? Se così fosse, sarebbero due questioni distinte, due priorità distinte, entrambe risolte dall’Italia inviando soldi.
Al contrario però, invece, petrolio e migranti sono strettamente collegati.
Perché il favore che l’Italia fa alla Libia è quello di chiudere gli occhi, è quello di riconoscere le milizie (bande armate di estremisti mafiosi), è quello di riconoscere loro impunità circa i traffici di esseri umani.
Non si tratta solo di difendere gli impianti dell’Eni.
Si tratta che (come raccontato anni or sono, inascoltato, dall’AD del National Oil Corporation, Mustafa Sanalla), le milizie rivendono fino al 40% del petrolio libico sotto banco a Italia, Europa e soprattutto Turchia, attraverso l’indispensabile mediazione delle mafie maltesi, libiche e italiane.
Pertanto la Guardia Costiera libica fa un favore a se stessa quando intercetta i migranti in mare, è una lauta forma di auto-finanziamento.
Certo, ringraziano per l’addestramento e per le motovedette fornite dall’Italia.
Ma quelle, diciamo, facevano parte della richiesta dei Libici e facevano parte del conguaglio con cui il governo italiano, attraverso gli accordi con il governo di Tripoli, retribuisce le milizie per il petrolio illegale (e quindi sottocosto) immesso nel mercato italiano.
<<Perché, allora, andare in Libia e, con tutte le informazioni che abbiamo – grazie soprattutto alle Ong e ai giornalisti intercettati dalla procura di Trapani – ringraziare la Guardia costiera libica?>>.
Perché ci fa 2 favori: ferma i migranti (e su questo siamo d’accordo sia noi che loro) e ci assicura una parte del petrolio libico sotto costo, posto che, come si dovrebbe sapere, dire Guardia Costiera libica e dire milizie è praticamente la stessa cosa.
<<L’immagine dell’Europa con il cappello in mano, a farsi umiliare – inaccettabile il trattamento riservato a Ursula Von Der Leyen, evidentemente colpevole di non aver preferito la cura della casa e dei figli alla politica – dal despota turco, che ha contribuito alla destabilizzazione della Libia e che non nasconde le sue mire sul Mediterraneo, che conta di spartirsi con Putin, ha senz’altro fatto rivoltare nella tomba i padri fondatori, che si citano sempre più a sproposito>>.
Il despota turco è risentito con l’Europa, perché dopo aver fatto il lavoro sporco di fermare l’Esercito Nazionale Libico di Haftar che stava liberando Tripoli dalle milizie, ora l’Europa pretende che Erdogan smobiliti esercito e mercenari e se ne torni buono in Turchia senza aver potuto coprire le spese della propria campagna militare, visto che i pozzi di petrolio sono rimasti sotto controllo di Haftar.
Giustamente Saviano dice che Erdogan ha contribuito alla destabilizzazione della Libia. Di fatti: impedendo ad Haftar di riunificare la Libia. Ma l’Italia e l’Europa intera erano dalla parte della Turchia a difesa delle milizie e del governo di Tripoli.
Abbiamo inviato soldi e appoggio alla campagna militare turca in Libia. I soldi freschi inviati nel luglio 2020 al governo di Tripoli, sono stati girati da questo per finanziare l’anemica campagna militare turca. In quel caso i migranti c’entravano ancora meno del solito.
<<ogni mediazione deve avere l’orizzonte del diritto, ogni negoziazione non deve violare i principi primi su cui si fonda il nostro essere e il senso del nostro scegliere. Anche quando siamo costretti ad agire non come vorremmo, se neghiamo ciò che siamo, non sarà una mediazione la nostra, non un accordo, ma una resa incondizionata, una sconfitta ammantata di apparente vittoria. Presidente, come è accaduto ad altri prima di Lei, può scegliere se sulla vicenda migranti far vincere la bestia o l’uomo>>.
Perfettamente d’accordo.
Ma sulla base di quanto scritto sopra, i migranti non devono essere in mare, per i rischi e per la cinica funzione che il mare rappresenta: un’esca mortale.
La maggior parte di loro chiede di essere rimpatriata nei propri Paesi, dal momento che sono in trappola da anni, gli ingressi in Libia dall’Africa subsahariana sono crollati e chi si trova in Libia oggi fa parte di un’ondata che si è mossa anni fa e ora non riesce ad andare più né avanti né indietro.
Infine, i 43.000 rifugiati aventi diritto già presenti sul suolo libico, vanno evacuati via aereo verso le principali capitali europee, aggirando gli accordi di Dublino, con un principio di redistribuzione a monte, non a valle a beneficio dei soli sopravvissuti, altrimenti questa si chiama “selezione naturale”.
Per fare tutto questo è preliminarmente necessario che l'Italia ritiri il proprio sostegno alle milizie di Tripoli.
Che invece Draghi ha ringraziato.
Dal suo punto di vista è tutto logico.
 
(*da Facebook)

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