I migranti in Libia: “Riportateci a casa”

I migranti in Libia: “Riportateci a casa”

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Da alcune settimane è in corso in Tripolitania un’operazione di polizia che ha già portato all’arresto di migliaia di lavoratori subsahariani. Le stime ufficiale parlano di 4 mila arresti, ma probabilmente sono più del doppio le persone fermate e portate nei centri di detenzione.

Al momento non è dato sapere cosa ne sarà di queste persone e nemmeno quali siano i motivi di questa operazione, ma il primo ministro del governo di Tripoli, Abdul Hamid Dabaiba, ha dichiarato presentando i fatti: “Non permetteremo un'altra guerra contro i nostri giovani, la guerra della droga, e perseguiremo i criminali in tutte le regioni della Libia”. Ma dietro al pretesto della lotta alla droga potrebbe nascondersi qualsiasi cosa.

 

RIMPATRIO O ESTORSIONE

In teoria il ventaglio delle ipotesi si restringe a due possibili obiettivi: l’arresto a scopo di estorsione e il rimpatrio. E infatti molti africani in Libia riportano la voce del rimpatrio come l’ipotesi che più circola. Ma tutto lascia pensare che non sarà così, perlomeno non per tutti.

Una prova ce la fornisce un messaggio vocale, registrato da un poliziotto libico da un telefono cellulare sequestrato ad uno degli arrestati ed inviato a tutti i contatti presenti su quel telefono, di cui siamo venuti in possesso:

 

"Chiunque abbia un amico arrestato, di qualsiasi nazionalità, mi può chiamare e lo faccio uscire, se ci sono soldi lo posso far uscire. Dite ai suoi amici di consegnare i soldi. Se c'è qualsiasi problema chiamatemi su questo numero”

(Ascolta a questo link): https://soundcloud.com/exodus-escapefromlibya/libyan-policeman-offers-release-in-exchange-for-ransom

 

Ci racconta tutto invece un ragazzo nigeriano che vive a Zawiyah, una città della costa occidentale non lontana da Tripoli, svelandoci quali siano i sentimenti dei migranti-schiavi di fronte a quanto sta accadendo.

 

"L'unica cosa di cui sento parlare è rimpatrio, perché ogni prigione ormai è già piena con quelli intercettati e arrestati in mare. Dicono 4.000 arresti, ma io penso abbiano arrestato più di 10.000 persone. Anche perché non sono stati arrestati tutti soltanto dalla polizia, ci sono anche ladri e banditi che a margine rapiscono queste persone. 

Sulla strada per Tripoli ci sono posti di blocco della polizia che arresta soltanto i neri. Anche se hai i documenti, non importa, ti prendono lo stesso, a meno che non sia lo schiavo di un libico potente e allora non ti toccano. 

La scorsa settimana ho lavorato ad un autolavaggio. Ho finito il mio lavoro e lo avevo fatto bene. Ma lui ha cominciato ad urlarmi perché non avevo utilizzato il tubo a dovere, ma questo era solo un pretesto. Ha cominciato a picchiarmi così forte che ho ancora i segni sulla schiena. E così alla fine della giornata non mi ha pagato. Mi ha persino minacciato di farmi arrestare o di spararmi. 

Adesso stanno facendo questi raid al mattino presto, entrano nelle case e si portano via la gente senza neanche farli rivestire. Durante questi radi rubano tutto quello che si trova nelle case di quelli che arrestano. Ti manderò il video di un ragazzo che sta piangendo dopo essere tornato a casa dal lavoro trovandosi di fronte alla scena della sua casa derubata dalla polizia.

Se i rimpatri fossero davvero gratuiti, molte persone lascerebbero le loro case di loro spontanea volontà e si consegnerebbero. Non posso mentirti, qui è un grande campo di concentramento per le persone. Se fosse davvero un rimpatrio gratuito quindi sono assolutamente sicuro che molte persone qui siano pronte a tornare a casa, ma non hanno soldi per tornare. Se ci fosse questa possibilità, si consegnerebbero.

Io stesso vorrei tornare a casa ma non ho soldi. Quelli che tornano a casa stanno spendendo 3.000 dinari (600 euro), ma dove li trovo io questi soldi? Non ci sono soldi, devo sfamare la mia famiglia, pagare l'affitto. Non posso coprire questi soldi al momento. Quindi se fosse vero che rimpatrieranno queste persone via aereo, nessuno si lamenterebbe, anzi. Ma al contrario penso che stiano solo finendo il lavoro. Lo sappiamo come funziona il meccanismo, fanno soldi sui neri chiedendo loro un riscatto per la liberazione”.

(Ascolta a questo link): https://soundcloud.com/exodus-escapefromlibya/migrants-in-libya-want-to-go-home

 

UNA FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE IN LIBIA

Proviamo quindi a fare una fotografia del momento: il parlamento di Tobruk (ultimo organo dello stato ad essere stato eletto nelle passate elezioni del 2014) ha tolto la fiducia al premier Dabaiba il mese scorso, quando è parso a tutti evidente che il governo di Tripoli non ha nessuna intenzione di rispettare la scadenza elettorale del prossimo 24 dicembre. Nel frattempo Khalifa Haftar si è candidato ufficialmente alle elezioni, mettendo il governo di Tripoli con le spalle al muro. Ben presto quindi il premier di Tripoli si vedrà costretto a giustificare non solo alla comunità internazionale ma soprattutto ai propri concittadini libici il perché le elezioni saranno sospese. Ha bisogno pertanto di guadagnarsi i favori dei propri cittadini. Per questo ha da poco istituito un fondo speciale per le giovani coppie in procinto di sposarsi, conquistando il supporto di una parte dei giovani, molti dei quali hanno recentemente preso parte ad una manifestazione a Tripoli in suo supporto. Ecco che un’operazione di polizia su larga scala potrebbe quindi ricadere a sua volta nello sforzo di ingraziarsi preventivamente i cittadini della Tripolitania.

 

REAZIONI NEI PAESI AFRICANI

L’eco di questa imponente operazione di polizia ha raggiunto tutti i Paesi subsahariani e anche i media locali si sono interessati ai fatti intervistando i propri connazionali in Libia. Una testimonianza raccolta da Igbere TV, un canale nigeriano, ci porta il pensiero di una donna nigeriana in Libia, la quale ribadisce il concetto espresso nel messaggio vocale da noi proposto più sopra: 

"Abbiamo bisogno dell'aiuto del governo nigeriano. Guardate cosa ci stanno facendo. Irrompono nelle case di nigeriani, ghanesi e altri cittadini africani, ti arrestano e ti scaricano in prigione. Hanno anche arrestato donne incinte e i loro bambini e li hanno scaricati in prigione. Il governo nigeriano dovrebbe venire in nostro soccorso, per favore. Se avessero arrestato queste persone e le avessero rimpatriate in Nigeria o nei loro rispettivi paesi, sarebbe stato meglio, ma non lo fanno. Da tre giorni non abbiamo lasciato le nostre case, abbiamo paura, per favore aiutateci”.

 

REAZIONI DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Le organizzazioni internazionali si sono ripetutamente espresse a loro volta sui fatti in corso. Georgette Gagnon, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite ha affermato: 

"In questo contesto, sollecitiamo nuovamente il governo a consentire immediatamente la ripresa dei voli di evacuazione umanitaria volontaria e di ritorno operati dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e le partenze di migliaia di migranti e richiedenti asilo in Libia verso destinazioni fuori dal paese”.

 

Alla quale ha risposto il ministro dell’Interno libico, Khaled Mazen, che ha in realtà comunicato la volontà di riprendere i voli di rimpatrio volontario. Ma al momento, nessun concreto riscontro.

 

Come molti lavoratori africani in Libia raccontano da diverso tempo, l’economia libica pare accusare a sua volta gli effetti della pandemia e la richiesta di forza lavoro a sua volta pare essere calata. Di conseguenza molti lavoratori in trappola non trovano lavoro da diverso tempo e per loro la vita sta diventando impossibile. Ma se i Libici decideranno di privarsi di migliaia di migranti-schiavi questo ancora non si può sapere. Non sono infatti soltanto manodopera gratuita a disposizione dei Libici della Tripolitania, sono anche fonte di reddito attraverso il sequestro a scopo di estorsione.

 

COME LA GUARDIA COSTIERA SI AUTOFINANZIA SULLA PELLE DEI MIGRANTI

Recentemente l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha rivelato alcuni dati interessanti. Dei 24.000 migranti intercettati in mare dalla Guardia costiera libica nel 2021 e ricondotti in Libia, soltanto 6.000 di questi sarebbero stati registrati Dale autorità libiche. Poniamo che perlomeno a questi 6.000 siano state garantite procedure secondo un linea di principio basata solo stato di diritto, cosa può essere successo ai restanti 18.000? Exodus ha pubblicato in questi anni decine di testimonianze circa la prassi comune che tocca loro in sorte: sequestro a scopo di estorsione con un prezzo d’asta a partire dai 4.000 euro. Ne consegue che la Guardia Costiera libica abbia estorto circa 70 milioni di euro nel corso del 2021. Un budget assolutamente sufficiente per finanziare l’intero corpo della Guardia Costiera senza ricorrere agli aiuti stranieri. Aiuti stranieri che, come sempre ricordiamo, sono al contrario il pagamento sotto copertura del petrolio libico illegale che l’Italia acquisisce attraverso le milizie di Tripoli.

 

IL MOMENTO DI RIMPATRIARE E’ ADESSO

Se il quadro è questo, si comprende bene perché la maggioranza dei 700.000 migranti-schiavi in Libia chieda da anni ormai di essere liberata e riportata a casa. Quale migliore occasione se non questa per riprendere i voli di rimpatrio gratuiti a gran voce richiesti dagli stessi migranti-schiavi? Negli ultimi anni oltre 50.000 di loro sono tornati a casa sani e salvi grazie a questi voli di rimpatrio ma, complice la pandemia, da oltre un anno il programma si è interrotto. Troppi anche gli interessi che ci stanno dietro: non solo ha un costo pagare gli aerei di rimpatrio, ma i migranti-schiavi sono una risorsa costante per i Libici da mungere all’infinito e privarsene a cuor leggero non è mai stato l’obiettivo dei Libici. Ecco perché solo poche migliaia di loro raggiungono l’Italia negli ultimi anni. Senza nuovi migranti in ingresso in Libia (pochissimi ormai cadono ancora nel tranello), nessuno deve lasciare il Paese. E così solo circa 20.000 hanno raggiunto l’Italia quest’anno (verosimilmente lo stesso numero di coloro che sono entrati in Libia nel 2021) e nessuno di loro è potuto tornare a casa assistito dalle Nazioni Unite: i Libici l’hanno proibito.

 

Come andrà a finire questa storia ancora è presto per capire. Dovremmo capire noi però che invocare i salvataggi in mare significa condannare 700.000 persone a rimanere bloccate in Libia. Significa tapparsi le orecchie di fronte a quello che i migranti-schiavi in Libia stanno chiedendo.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Ora dalle sponde siciliane anima il progetto "Exodus" in contatto con centinaia di persone in Libia. Di prossima uscita il film "L'Urlo"

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