I misteri della strage di Uvalde

I misteri della strage di Uvalde

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L’America si sta interrogando sul perché la polizia abbia ritardato così tanto il suo intervento contro l’attentatore che ha fatto strage nella scuola elementare di Uvalde, in Texas.

Non è ancora chiaro se il ragazzo, Salvador Ramos, sia entrato indisturbato nel complesso scolastico o abbia avuto uno scontro a fuoco preliminare con una guardia che lo vigilava. Certo è che il ragazzo, dopo aver sparato alla nonna che l’ospitava, ha preso un veicolo, lo ha mandato a sbattere contro un esercizio di pompe funebri e ha cominciato a sparare contro alcune persone che si trovavano nelle vicinanze.

Secondo ricostruzioni attendibili, prima di entrare nella scuola, avrebbe sparato per 12 minuti. Quindi è entrato, si è asserragliato in una classe e vi è rimasto chiuso oltre 40 minuti prima che la polizia intervenisse. Secondo quanto dichiarato dalla polizia, il ritardo sarebbe dovuto al fatto che non riuscivano a trovare la chiave della classe, poi consegnata loro da un addetto della scuola.

L’altra cosa che si sa è che i genitori dei ragazzini e alcuni passanti, giunti sul posto, vedendo che la polizia che circondava la zona non faceva assolutamente nulla, hanno chiesto a viva voce di fare irruzione.

Questo si sa, del resto non si sa nulla, dal momento che le autorità non hanno rilasciato un rapporto ufficiale sull’accaduto, anzi hanno dovuto correggere precedenti informazioni, come quella che lo stragista indossasse un giubbotto anti-proiettile, cosa non vera. Né è ancora certo il fatto che l’assassino abbia iniziato a sparare appena entrato in aula o se la strage sia avvenuta in seguito, mentre era asserragliato all’interno.

Tanti i misteri di questo eccidio. Non solo il ritardo nell’irruzione, ma anche il motivo del ritardo, cioè l’affannosa ricerca della chiave della classe, che contrasta con l’idea che ci eravamo fatti della polizia americana, incapace si sfondare una porta.

Anche il ritardo dell’intervento in zona, 12 minuti prima che la polizia arrivasse, suscita domande, tenendo presente che Uvalde non è una metropoli tentacolare, ma un paesone di circa 16mila abitanti (con poche strade e poche scuole da controllare).

Domande che sono aumentate quando abbiamo letto un resoconto del New York Post, che riportiamo di seguito.

“Immagini inquietanti mostrano studenti che fingono di essere morti durante una recente esercitazione di ‘uomo armato’ nella scuola superiore del Texas dove si è verificata la strage, condotta da un poliziotto sposato con una delle insegnanti uccise”.

“Ruben Ruiz, un poliziotto del distretto scolastico di Uvalde e marito dell’insegnante di quarta elementare della Robb Elementary School Eva Mireles, uccisa nell’attacco, ha tenuto questa esercitazione agghiacciante e profetica il 22 marzo alla Uvalde High School, dove studiava anche l’attentatore Salvador Ramos, di 18 anni” [la strage è avvenuta nella scuola elementare, non in questa ndr].

“‘Il nostro obiettivo è quello di formare tutti gli agenti delle forze dell’ordine dell’area di Uvalde in modo che possiamo prepararci al meglio per qualsiasi situazione di emergenza’, ha affermato l’agente di polizia sulla sua pagina Facebook”.

“Il veterano della polizia, 16 anni di servizio, ha pubblicato delle foto su Facebook che mostrano lui e altri ufficiali che si esercitano in sparatorie e altre in cui si rivolge agli studenti per spiegare loro come reagire a tali emergenze”.

Al netto di altre possibili considerazioni, si può constatare che non si erano preparati bene come reputavano.

Per concludere, riportiamo che all’eccidio, che finora contava 21 vittime – 19 bambini e due insegnanti – si deve aggiungere un’altra vittima. Joe Garcia, marito dell’altra insegnante assassinata, è morto a poche ore dalla tragedia, sembra di crepacuore.

 Piccole Note

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a cura di Davide Malacaria

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