Il Manifesto, la “neutralità” svedese e la parte giusta della storia

Il Manifesto, la “neutralità” svedese e la parte giusta della storia

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Non ce ne vogliano i lettori; la presente nota non ha alcuna pretesa: né sul piano dell'attualità politica e nemmeno, però, su quello della memoria storica, pur se è proprio sul secondo piano che si incentra. Semplicemente, è il tentativo di puntualizzare una verità che, detta in un certo modo, tale non è fino in fondo.

Il 14 luglio, l'ex diplomatico Giuseppe Cassini, su il manifesto, ha commentato l'ormai praticamente formalizzato ingresso della Svezia nella NATO, con un servizio dal titolo “L’involuzione scandinava”, sostenendo che sinora gli svedesi sarebbero stati «Sempre dalla parte giusta della storia».

Senza delimitare circostanziatamente i diversi periodi storici che avrebbero contrassegnato tale posizione «giusta della storia», l'autore scrive che gli svedesi sarebbero sempre stati «a difesa dei deboli: ebrei in fuga dai nazisti, palestinesi oppressi in patria, congolesi in lotta con i razzisti del Sudafrica, cileni perseguitati da Pinochet. E da ultimo gli immigrati, accolti a decine di migliaia: africani, iracheni, iraniani, afghani, tanti curdi».

Per inciso, l'autore è lo stesso che, poco più di un mese fa, ancora su il manifesto, in un tentativo lodevole quanto maldestro di spiegare, con l'espansione aggressiva della NATO, la «paranoia sull'Ucraina» di Putin, azzardava il “paragone storico” degli olandesi che nel 1940 avevano aperto le dighe per cercare di fermare i nazisti, credendo con ciò di “avvalorare” l'assioma ukro-europeista, che fossero stati i russi a far saltare la diga «sul Dnepr per frenare il contrattacco ucraino, provocando la devastazione di un territorio che Mosca vuole conquistare a costo di distruggerlo. Il masochismo dei regimi autocratici non ha limiti».

I limiti dei regimi bandero-nazisti sono quelli loro imposti dai comandi NATO, e non sempre da quelli accettati.

Ma proseguiamo. Nel servizio del 14 luglio, l'autore ricorda gli esempi onorevoli di «Raoul Wallenberg, “giusto fra le nazioni”»; ricorda «la “pietra d’inciampo” posata nel punto dove fu ucciso il premier Olof Palme»; cita l'ex Segretario dell'ONU Dag Hammarskjold, e il mediatore ONU Folke Bernadotte, «assassinato nel ’48 in Palestina da un gruppo sionista».

Lodevole è il senso dello scritto di Cassini, a proposito de «l’abbandono della neutralità significa rinunciare a una parte essenziale della loro identità», riferito ai due paesi scandinavi, anche se la “neutralità” degli ultimissimi decenni era tutto fuorché tale. Corretto sottolineare che l'ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO costituisce un serio colpo per la flotta russa del Baltico, che «diventerà un bacino della Nato»; ovvio concludere che solo i sordi non avvertono «i venti di guerra soffiare dal mar Nero al mar Baltico». Solo che, come nel caso della diga bersagliata dai missili USA forniti ai nazisti-golpisti ucraini, si tratta di stabilire chi soffi sul fuoco delle tensioni ai diretti confini della Russia.

In caso contrario – e veniamo al punto; ci scuseranno i lettori per la lunga digressione – si finisce per dare per “assoluto”, quanto, in realtà, ha un valore storico ben delimitato, perché, a ben vedere, «Sempre dalla parte giusta della storia» la Svezia non lo è stata.

Nel 2020, in occasione del 75° anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, l'AntiDiplomatico pubblicò un volumetto (“Falsi storici. Chi ha scatenato la Seconda guerra mondiale?”), all'interno del quale era riportato un servizio del 2016 - l'originale in russo è tuttora reperibile su https://moiarussia.ru/skolko-pogiblo-sovetskih-soldat-za-osvobozhdenie-evropy-ot-fashizma/ - sul numero di soldati sovietici caduti per la liberazione dei paesi europei dal nazismo. Un paragrafo del servizio era dedicato specificamente ai “Paesi neutrali al servizio dei nazisti” e, in particolare, alla cosiddetta “neutralità” della Svezia.

Lo riportiamo, ricordando che gran parte di quanto riferito alla Svezia, come tutti sanno, vale per numerose industrie, compagnie petrolifere e banche USA, che non interruppero mai i rapporti con Berlino per tutta la durata del conflitto.

“... Nei primissimi giorni di guerra, una divisione tedesca fu lasciata passare attraverso la Svezia per operare nella Finlandia settentrionale. Tuttavia, il Primo Ministro svedese, il socialdemocratico P. Hansson, promise immediatamente al popolo svedese che mai più nessuna divisione tedesca sarebbe stata lasciata passare attraverso la Svezia e che il paese non sarebbe entrato in guerra contro l'URSS in alcun modo. La Svezia assunse la rappresentanza degli interessi dell'URSS in Germania, eppure il transito di materiale militare tedesco verso la Finlandia continuò attraverso la Svezia; le navi tedesche trasportavano truppe, al riparo nelle acque territoriali della Svezia, e fino all'inverno del 1942/'43 furono scortate da forze navali svedesi. I nazisti ottennero la fornitura di merci svedesi a credito e il loro trasporto principalmente su navi svedesi".

“Proprio il minerale di ferro svedese costituiva la migliore materia prima per Hitler. Questo minerale conteneva il 60% di ferro puro, mentre il minerale che la macchina militare tedesca riceveva da altri luoghi ne conteneva solo il 30%. Chiaro che la produzione di equipaggiamento militare col metallo fuso dal minerale svedese fosse molto più economica per Terzo Reich.

Nello stesso 1939, quando la Germania hitleriana lanciava la seconda guerra mondiale, le furono consegnati 10,6 milioni di tonnellate di minerale ferroso svedese e le forniture aumentarono notevolmente dopo il 9 aprile 1940, quando la Germania aveva già conquistato Danimarca e Norvegia. Nel 1941, 45.000 tonnellate di minerale svedese venivano fornite giornalmente via mare alla Germania, per le esigenze dell'industria militare tedesca. A poco a poco, il commercio tra Svezia e Germania nazista crebbe e, alla fine, rappresentò il 90% di tutto il commercio estero svedese. Dal 1940 al 1944, gli svedesi vendettero ai fascisti oltre 45 milioni di tonnellate di minerale di ferro.

Il porto svedese di Lulea fu appositamente convertito per la fornitura di minerale di ferro alla Germania attraverso le acque baltiche. Dopo il 22 giugno 1941, i sottomarini sovietici arrecavano di tanto in tanto gravi disagi agli svedesi, silurando i loro trasporti, carichi del minerale. Ancora oggi, solo poche persone sanno che uno dei compiti principali della Marina dell'Unione Sovietica nel Baltico non fu solo la lotta contro le navi fasciste, ma anche la distruzione delle navi della Svezia neutrale, che trasportavano merci per i nazisti.

Le forniture di minerali ferrosi alla Germania continuarono fin quasi al momento in cui il Terzo Reich cominciava ad agonizzare. Nel 1943, i tedeschi ne ricevettero circa 10,5 milioni di tonnellate; nel 1944, quando l'esito della guerra non era più dubbio, la Svezia fornì al Reich 7,5 milioni di tonnellate di minerale di ferro, ricevendo in cambio, fino all'agosto 1944, oro nazista attraverso banche svizzere. La svedese SKF, che produceva i migliori cuscinetti a sfera del pianeta, forniva alla Germania circa il 10% del suo fabbisogno e l'importazione di cuscinetti dalla Svezia divenne particolarmente importante quando la VKF di Schweinfurt fu distrutta nel 1943.

Nell'autunno del 1941, il re di Svezia Gustav V Adolf inviò una lettera a Hitler in cui augurava al «caro Cancelliere del Reich ulteriori successi nella lotta contro il bolscevismo»”.

Più cauto dire: “ogni tanto, dalla parte giusta della storia”.

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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