Iran, la polizia morale e il "copione Hong Kong"

Iran, la polizia morale e il "copione Hong Kong"

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“La polizia morale ‘è stata abolita dalle stesse autorità che l’hanno creata’, ha detto sabato scorso il procuratore generale Mohammad Javad Montazeri durante un incontro sui disordini” di cui è caduta preda l’Iran dopo la morte di Mahsa Amini.

La legge sull’obbligatorietà del velo e la polizia morale


La notizia è stata rilanciata da un articolo del New York Times, che però ne mette in dubbio la veridicità, spiegando che il governo non ha detto nulla in proposito e citando un media iraniano in lingua araba che l’avrebbe smentita.

E però, la notizia sembra vera. Lo indica il fatto che è stata pubblicata anche sul sito al Manar, che è l’organo di riferimento degli sciiti libanesi, legati a doppio filo con Teheran.

nel quale si specifica: “L’annuncio è arrivato dopo che le autorità hanno deciso sabato di rivedere una legge del 1983 sul velo obbligatorio in Iran, imposta quattro anni dopo la rivoluzione islamica del 1979”.

Così le notizie sono due, cioè non solo è stata abolita l’odiosa milizia, ma si sta anche cercando di alleviare la legislazione sul velo obbligatorio, che peraltro è obbligatorio anche in altri Paesi islamici senza che ciò susciti l’indignazione dei media d’Occidente.

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Interessante una nota dell’articolo che spiega come la polizia morale sia stata istituita dal presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, una figura più che controversa anche nel suo Paese per le sue posture estreme.

Secondo il Nyt citato e Haaretz, tali misure non riusciranno comunque a sedare le rivolte interne. Il Nyt cita in proposito un importante avvocato e attivista per i diritti umani, che ha scritto via twitter: “La protesta non finirà, ha detto, “fino a quando il regime non sarà caduto”.

Sembra ripetersi il copione delle proteste scoppiate a Hong Kong, innescate da una legge che consentiva l’estradizione di rei dalla città autonoma alla Cina continentale, che mutarono presto in una richiesta di indipendenza. Proteste, quelle degli honkonghesi, sponsorizzate apertamente dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, come peraltro sta accadendo per quelle iraniane.

In effetti, la possibilità che l’abolizione del velo e della milizia morale pongano fine alla guerra ibrida scatenata contro Teheran sono scarse, ma è probabile che tolga alle proteste parte del consenso di cui hanno goduto finora da parte degli ambiti più moderati del Paese.

Su quanto sta accadendo in Iran va tenuta presente una considerazione di non poco conto. Se l’Iran si trova sotto la guida di un governo di destra, più sensibile alle tematiche religiose del precedente, è grazie ai falchi d’Occidente che oggi dicono di sostenere le donne iraniane.

Infatti, avendo stracciato l’accordo sul nucleare siglato ai tempi di Obama – iniziativa che ha portato al ripristino delle vecchie sanzioni draconiane contro Teheran -, umiliato in tutti i modi il governo moderato che aveva tentato invano di riallacciare i rapporti con l’Occidente e, per di più, spinto l’Us Army ad assassinare a tradimento il più grande generale iraniano, Qassem Soleimani, i falchi d’Occidente hanno spianato la strada alla vittoria delle forze politiche più oltranziste, che ora dicono di avversare.

Tali le contraddizioni della geopolitica.

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