La lezione dell'America Latina all'Occidente guerrafondaio che arma l'Ucraina e mantiene le sanzioni alla Siria

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La lezione dell'America Latina all'Occidente guerrafondaio che arma l'Ucraina e mantiene le sanzioni alla Siria

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Correva l’anno 2014 quando nell'ambito del II Vertice della CELAC tenuto a L’Avana, il Presidente cubano Raúl Castro, leggeva un un proclama firmato da tutti i leader partecipanti all'incontro. Il documento dichiarava l'America Latina e i Caraibi zona di pace. 

Gli Stati si impegnavano a "risolvere pacificamente le controversie per bandire per sempre l'uso e la minaccia dell'uso della forza dalla nostra regione", nonché a "non intervenire, direttamente o indirettamente, negli affari interni di qualsiasi altro Stato e a rispettare i principi della sovranità nazionale, dell'uguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli".

L'Unasur lo aveva già fatto nel 2012. I paesi dell’America Latina volevano rimarcare la loro vocazione alla pace. Sulla scia di un gigante quale il leader rivoluzionario cubano Fidel Castro che aveva proclamato “medici e non bombe”, e della “diplomazia di pace bolivariana” portata avanti da un altro gigante della politica latinoamericana che risponde al nome di Hugo Chavez. 

Le ragioni geopolitiche sono ovvie, in un mondo in cui un funzionario in tuta militare - Laura Richardson capo del Comando Sud degli Stati Uniti - ammette che il suo Paese deve perfezionare il lavoro per impadronirsi delle immense risorse delle terre sudamericane.

La dichiarazione assume un’ulteriore importanza in questi giorni, quando anche il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha lasciato il suolo sudamericano con la coda tra le gambe, visto il rifiuto dei Paesi dell’America del Sud di fornire le loro armi per alimentare la guerra per procura che il regime di Kiev in Ucraina porta avanti contro la Russia.

Gustavo Petro, Luiz Inácio Lula Da Silva, Andrés Manuel López Obrador e Alberto Fernández hanno rifiutato categoricamente.

Petro ha ricordato che la Costituzione colombiana impone la pace e la neutralità. Mentre Lula dato una lezione di sovranità al tedesco Scholz, e ricordato al suo omologo francese Macron che l’unica sua battaglia sarà quella “contro la povertà”. 

Gesti e parole che hanno “sconcertato” i burattini europei di Washington che forse ormai hanno completamente dimenticato il significato di concetti come sovranità e interesse nazionale. Loro agiscono esclusivamente come esecutori degli ordini provenienti da oltreoceano. 

Un ulteriore lezione che arriva dai paesi latinoamericani è quella riguardante la solidarietà e l’umanità. Questi stessi Paesi e altri della regione, tra cui il Venezuela, sono stati i primi a esportare solidarietà quando le popolazioni di Turchia e Siria hanno avuto bisogno di aiuti per beni di prima necessità, la ricerca e il salvataggio dei cittadini rimasti intrappolati sotto le macerie dopo i devastanti terremoti di che hanno colpito di due paesi.

Significativo è l’aiuto inviato dal Venezuela. Un paese sulle cui spalle gravano anni di pesanti sanzioni occidentali. 

Il governo venezuelano ha annunciato che una brigata composta da 52 specialisti è partita per la Turchia e la Siria per collaborare alle azioni di soccorso e salvataggio nelle zone colpite dai terremoti.

Le brigate, appartenenti alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e alla Task Force Umanitaria Simón Bolívar, sono partite mercoledì mattina presto dall'aeroporto internazionale di Maiquetía, nello stato di La Guaira.

L'aereo della compagnia aerea locale Conviasa che trasporta gli specialisti venezuelani, oltre a sei cani da soccorso, trasporta anche 22 tonnellate di aiuti umanitari destinati ai due Paesi colpiti.

Madelein García, corrispondente di teleSUR in Venezuela, ha riferito che la prima tappa sarà in Siria, dove consegneranno parte del cibo e delle medicine che stanno trasportando per sostenere la popolazione, mentre i vigili del fuoco rimarranno in quel Paese.

L'aereo proseguirà verso l'area devastata in Turchia, dove verrà consegnata l'altra parte dell'assistenza umanitaria e dove lavorerà il resto del team della Protezione Civile.

Questo avviene mentre i ‘buoni’ e ‘democratici’ paesi occidentali, Stati Uniti in testa, continuano a mantenere la Siria sotto sanzioni e inviano aiuti e soccorsi esclusivamente alla Turchia. Una doppia morale inaccettabile. Un aiuto tra l’altro nemmeno tanto disinteressato visto che la Turchia andava da tempo smarcandosi dalle posizioni guerrafondaie di occidente collettivo e NATO. 

Allo stesso tempo sono in partenza aerei in direzione del Cile per spegnere le fiamme che stanno divampando in varie regioni del paese. 

Insomma, a differenza di una vecchia Europea imbruttita, impoverita, irrilevante e prona agli interessi statunitensi alimentando in maniera folle la guerra alla Russia, l’America Latina proclama e pratica la pace. L’umanismo e la sovranità. 

Torna attuale un vecchio slogan: meno Europa, più America Latina. 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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