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La "selezione" Istat crea allarmismo, ma il Covid-19 riguarda perlopiù gli over 65

 

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Venerdì 17 aprile, diversi quotidiani hanno aperto le loro prime pagine con il seguente titolo "ISTAT: più 20% decessi tra il primo marzo e il 4 aprile rispetto al 2015-19". L'Huffington Post, ad esempio, ha corredato il suddetto titolo con un'immagine che ritrae otto casse da morto in una stanza buia e con il sottotitolo: "La rilevazione è stata effettuata su una selezione di 1689 comuni".


La storia inizia la sera del 16 aprile quando ISTAT pubblica l’aggiornamento settimanale dei decessi che trovate qui denominato Tavola sintetica e aggiungendo 605 comuni ai 1084 utilizzati nella selezione precedente, arrivando così a 1689. Poi a distanza di meno di 24 ore, visto che tutti gli organi di stampa hanno pubblicato titoli cubitali che riportavano la notizia di un incremento del 20% dei morti rispetto al 2019  l’ISTAT pubblica questa nota integrativa:


«Anche in questa terza diffusione (aggiornamento 16 aprile 2020) dei dati tempestivi di mortalità di fonte ANPR, l’Istat ha scelto di concentrare l’attenzione soltanto sui comuni che presentano almeno dieci decessi negli ultimi tre mesi (4 gennaio-4 aprile 2020) e che hanno fatto registrare un aumento dei morti almeno pari o superiore al 20 per cento nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019.” (grassetto nostro)


Molte agenzie e molti giornali on-line hanno riportato erroneamente questa soglia minima del 20% dei decessi scelto come criterio di selezione dei comuni dei 1689 comuni appena pubblicati come la percentuale di aumento dei decessi totali avvenuti in Italia dal quando si è diffuso il Covid-19.


La suddetta nota integrativa si conclude con questa frase: <<


Significativa è l’espressione non è possibile fare alcuna sintesi perché i dati di tutti i comuni italiani non sono disponibili”. Quindi da una parte l'ISTAT pubblica dei dati basati su una selezione dei comuni che dovrebbe avere una certa rilevanza, poi 24 ore dopo ci dice che non è possibile fare alcuna sintesi dell'incremento dei decessi in Italia nei primi quattro mesi del 2020.


Quindi sembra che anche per l'ISTAT valga lo stesso schema utilizzato dalla Regione Lombardia: i dati vengono comunicati con il fine esclusivo di creare allarme ma alla richiesta di una verifica da parte di giornalisti e ricercatori i dati non possono essere rilasciati né confermati.


Ricordiamo a tutti che i dati rilasciati dall'ISTAT il 16 aprile sono una SELEZIONE di 1689 comuni che non può essere utilizzata come campione perché la selezione è stata operata prendendo in esame solo quei comuni che hanno avuto un incremento del numero dei decessi del 20% rispetto al numero medio dei decessi dello stesso periodo 2015-2019.


Considerato che il fine della statistica dovrebbe essere quello di valutare il tasso di mortalità sul territorio nazionale in maniera ponderata e imparziale non è possibile considerare come campione (come asserito anche dallo stesso ISTAT) una selezione dove l'incremento del tasso di mortalità minimo è del 20% poiché un campione è costituito in modo da essere, con un rischio definito di errore, rappresentativo dell'intera popolazione. Quindi la domanda spontanea è: a cosa serve pubblicare dei dati con un tale criterio di selezione se non rappresentano un quadro della situazione nazionale?


Una volta che un dato simile viene pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica, gli organi di informazione lo hanno interpretato nell’unico modo possibile, ovvero quello dell’allarmismo.


Tuttavia se si analizza la tavola dei decessi pubblicata da ISTAT si può osservare che i dati forniti da ISTAT, fanno sorgere alcune domande:

1) - Nella nota rilasciata da ISTAT il 16 aprile si dice che la tabella dei decessi mette a confronto i dati dei decessi del 2020 con il dato medio della mortalità negli anni 2015 - 2019, solo che nella tabella è riportato solo il dato del 2019, probabilmente è solo un errore di dicitura che andrebbe verificato e confermato.

2) Ci sono 284 comuni elencati nella selezione fatta da ISTAT che rispetto al periodo precedente 2015-2019 hanno avuto un incremento dei decessi minore del 20%, quindi vorremmo capire perché sono stati inclusi nella selezione.

3) Nella tabella decessi il dato dei maschi più femmine riportato nella colonna P è indicato con un trattino. Quando il dato è sostituito dal trattino significa che la rilevazione non è valida perché i dati del 2019 non erano disponibili. E allora perché ISTAT li ha pubblicati?

 

Tuttavia un dato rilevante che rappresenta anche l'aspetto più interessante di questa tabella è che l'andamento dei decessi per la fascia d'età degli under 65 non è evidenziata come per le altre fasce. Ciò si riesce a dedurre soltanto quando si va a comparare i dati dei decessi totali degli over 65 con il dato totale dei decessi.


Ovviamente nel dato totale dei decessi, gli under 65 ci devono essere e nella tabella ISTAT sono inclusi nel foglio "totale per sesso".


Il fatto stesso che i dati relativi ai decessi degli under 65 non siano messi in evidenza in questa tabella significa che il dato sugli under 65 non è rilevante ai fini di stabilire l'incremento dei decessi nel 2020 del totale della popolazione italiana.

 

Vediamo di capire perché gli under 65 sono stati esclusi da questa rilevazione di ISTAT.


Dalla tabella pubblicata da ISTAT si può calcolare che in questi 1689 comuni i soggetti under 65 deceduti nel 2019 costituiscono il 9,7% del totale dei decessi.


Come siamo arrivati a questa percentuale? Se il lettore vuole fare lo stesso calcolo è sufficiente prendere il dato totale dei decessi maschi + femmine del 2019 fornito dall'ISTAT che è 20.454 e a questo bisogna sottrarre il dato degli over 65 che è di 18.453 (totale decessi 2019 over 65) poi bisogna dividerlo per 20454 (totale decessi 2019) e lo moltiplichiamo per 100.


La percentuale che otteniamo è 9,78%


Mentre nel 2020 constatiamo che LA PERCENTUALE DEI DECEDUTI UNDER 65 nei 1.689 comuni che hanno avuto l'incremento di decessi pari o più alto al 20%, è del 7,5%.


La percentuale del 7,5% si ottiene partendo dal numero 41.329 che è il totale decessi maschi + femmine del 2020 sottraendo 38.246 che è il totale dei soggetti over 65 deceduti nel 2020, diviso il totale dei decessi che è sempre 41.329 e il risultato va poi moltiplicato per 100.


Il calcolo percentuale ci dice per conseguenza che nel periodo riferito al 2015-2019, il 90,2% dei soggetti deceduti nei comuni selezionati da ISTAT nel periodo 1 marzo - 4 aprile appartengono alla fascia degli over 65. E che nello stesso periodo del 2020 il 92,5% dei soggetti deceduti nei comuni selezionati da ISTAT appartengono alla fascia degli over 65.


E stiamo parlando dei comuni italiani in cui nel 2020 l'incremento dei decessi è stato del 20% o più.


Quindi ISTAT ci dovrebbe spiegare per quale motivo non ha diffuso questo dato al fine di tranquillizzare la fascia under 65 della popolazione italiana, soprattutto dopo che i maggiori organi di stampa hanno creato allarme sull'epidemia basandosi proprio sulla selezione pubblicata da ISTAT.


In effetti ISTAT questa cosa non la dice esplicitamente ma ce la fa dedurre a pagina 4 della Nota esplicativa: criteri di selezione dei comuni e principali evidenze pubblicata il 16 aprile 2020.


«Considerando il genere e la classe di età dei deceduti si conferma il maggiore incremento dei decessi degli uomini e delle persone maggiori di 74 anni di età (Figura 2). Le differenze tra i due generi sono particolarmente accentuate nei più anziani residenti al Nord».


Questo dato ci sembra altamente significativo anche per quello che riguarda l’allarme epidemiologico che circoscrive la mortalità dell'epidemia COVID 19 alla fascia di popolazione over 65.


Tuttavia, in queste ultime settimane lo sconcertante metodo della selezione dei comuni fatta da ISTAT è stato utilizzato come escamotage pseudo-statistico dagli organi di stampa al fine esclusivo di creare allarme.


Alla luce di quanto dimostrato finora, ci sembra opportuno invitare la Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica presso la Presidenza del Consiglio a vigilare affinché l’Istituto di Statistica non rilasci più selezioni che si direbbero di dubbia finalità statistica finché non saranno disponibili i dati totali del 2020 e metta in evidenza al più presto la categoria degli under 65 nei 1.689 comuni da loro selezionati nel periodo 1 marzo 4 aprile 2020.


 

Gianluca D'Agostino

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