Lampedusa 3 ottobre 2013: il naufragio della verità

Lampedusa 3 ottobre 2013: il naufragio della verità

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

 

di Giacomo Sferlazzo

 

Tra qualche giorno (3 ottobre 2021) a Lampedusa si metterà nuovamente in scena l'orribile farsa delle commemorazioni sul 3 ottobre 2013. Una strage in cui persero la vita 368 persone  e che conta circa 20 dispersi, strage di cui sono state omesse le reali dinamiche e da cui sono scaturite politiche, leggi, finanziamenti, personaggi e narrazioni tossiche.

 

 

Dal raffinato “Fuocoammare” di Rosi al più grossolano e televisivo “Lampedusa - Dall'orizzonte in poi” di Marco Pontecorvo con Amendola, si sprecano i film, i libri, i servizi, le opere d’arte che a partire dal 3 ottobre 2013 raccontano Lampedusa e le migrazioni, a suon di retoriche e di stereotipi, in modo da rafforzare nell’immaginario collettivo le “verità ufficiali” senza mai rendere la complessità delle migrazioni e dell’isola. Perfino il giornalista Gambino che ha indagato sulla strage del 3 ottobre arrivando a fare dichiarazioni molto importanti, che più avanti vedremo, ha preferito pubblicare un libro di finzione ambientato a Lampedusa, di cui aimè è prevista l’ennesima serie televisiva. Un libro che ancora una volta contribuisce a fare confusione e allontanare il lettore da quella chiarezza che servirebbe. Solo per fare un esempio concreto, nel libro si dice a pagina ottanta, che sull’isola per molti anni “la dentro”, riferendosi alla guardia medica, si erano occupati solo di scottature, punture di medusa e otiti da salsedine, lasciando intendere che la guardia medica fosse servita veramente solo a seguito dell’arrivo dei migranti, senza mai fare riferimento alla difficile situazione sanitaria in cui versa l’isola e all’aumento di tumori tra gli isolani, dovuto forse alla presenza di radar e antenne.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare  una ricostruzione dei fatti il più possibile fedele alle testimonianze dei sopravvissuti e dei primi soccorritori.

Il processo sul 3 ottobre 2013 è stato chiuso con la condanna dell'equipaggio dell’ “Aristeus",  un peschereccio di Mazzara. Le indagini iniziali, dove il Comune di Lampedusa e Linosa si era costituito parte civile,  si erano concentrate principalmente sulla figura di Bensalam Khaled, che sarà poi condannato nel 2015 a diciotto anni di reclusione e ad una multa di dieci milioni di euro per naufragio colposo e “morte provocata come conseguenza di un altro reato” dal gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto.  Bensalam Khaled, dal canto suo, si è sempre dichiarato un semplice passeggero.

Eppure molti dei sopravvissuti hanno parlato di una barca militare che attorno alle 3.00 di notte si è avvicinata loro e ha puntato un grosso faro  a bordo, ha fatto un giro attorno  e poi è andata via. Motivo per cui Bensalam Khaled  accese una coperta, cercando di attirare l’attenzione di quella barca che inspiegabilmente si era allontanata.

Il giornalista Michele Gambino arrivato a Lampedusa nel 2014 per indagare su quanto era avvenuto, nel 2017 pubblicava un post sulla sua pagina facebook. Parlando delle due imbarcazioni che nella notte si erano avvicinate alla barca carica di migranti scriveva:

“Una delle due imbarcazioni aveva il transponder di bordo acceso. Lavorando sui tracciati AIS di quella notte riuscii ad identificarlo. Si trattava di un peschereccio di Mazara del Vallo. Il tracciato mostrava chiaramente che intorno alle 3 del mattino, mentre stava per entrare in porto, il peschereccio aveva deviato dalla sua rotta e rallentato bruscamente, dirigendosi verso il punto in cui si trovava il barcone dei migranti per poi allontanarsi dopo averli sicuramente visti.”

Nel post il giornalista si fa delle domande a cui risponde con delle ipotesi molto plausibili:

“perché avevano sentito lo scrupolo di avvicinarsi, e si erano poi allontanati? Perché non avevano compiuto il semplice gesto di chiamare via radio la Guardia Costiera?” L’unica risposta possibile era la più semplice: perché insieme al barcone alla deriva avevano visto i soccorritori. Vale a dire l’imbarcazione militare che, secondo molti dei migranti, aveva girato intorno a loro, li aveva illuminati con un grosso faro e poi era andata via.”

Ma ci sono altri fatti totalmente oscurati dalla narrazione ufficiale. I  primi soccorritori parlano di un ritardo della Guardia Costiera di circa 50 min.

Vito Fiorino, il comandante della Ganimar, la barca che prestò i primi soccorsi, ha più volte dichiarato pubblicamente di essere stato convocato dall'allora capo della Guardia Costiera, che prima con le buone e poi con le minacce, gli aveva chiesto di ritrattare le dichiarazioni che aveva rilasciato, specialmente per quanto concerneva gli orari. Ecco cosa dichiarava Vito Fiorino:

"Alle 6,40 abbiamo chiesto aiuto attraverso il canale 16 della radio di bordo, collegato con la capitaneria di Lampedusa. Nulla. Alle 7,20 abbiamo chiamato via telefono il centralino di Roma e ci hanno risposto: “Stanno arrivando”. Ma sono passati altri 5 se non 10 minuti […] Sono arrivati con navi enormi che non servivano per ripescare i naufraghi ho chiesto di poter trasferire i miei ragazzi sulla loro barca per continuare il salvataggio, ma loro non hanno voluto […] Ho visto su tutti i siti di Internet il video di uomini della Capitaneria di porto che riprendeva un salvataggio. Mi chiedo perché facevano riprese invece di salvare la gente?"

Dichiarazioni che combaciano con le altre dei primi soccorritori.

Il 9 gennaio 2017 venivo convocato ad Agrigento dal PM Maggione, il quale aveva letto il dossier pubblicato e distribuito in varie occasione dal collettivo Askavusa.  Pochi giorni dopo convocarono anche Antonino Maggiore che aveva realizzato la video-inchiesta sul 3 ottobre a cui il dossier di Askavusa faceva da integrazione. Maggiore fu ricevuto il 19 gennaio del 2017 e fu interrogato per quattro ore circa.  Io mi ero fatto inviare un video da uno dei ragazzi eritrei sopravvissuti in cui ancora una volta si affermava di aver visto una barca militare avvicinarsi alla loro imbarcazione prima del naufragio. Video che consegnai a chi mi interrogava. Furono ascoltati anche il giornalista Gambino e i primi soccorritori. Ma nel dicembre del 2020 il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Alessandro Quattrocchi condannava solamente  l’equipaggio dell’Aristeus per omissione di soccorso.

A partire dall'approvazione di Eurosur Il 10 ottobre 2013, giustificata proprio con la strage del 3 ottobre,  una pioggia di soldi cade sulle grandi aziende che si occupano di controllo delle frontiere esterne, le stesse che producono armi: Airbus, Finmeccanica, Thales etc. etc.

Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso in visita a Lampedusa il giorno prima dell'approvazione di Eurosur insieme alla Commissaria Cecilia Malmström dichiarava:

«Penso che il tipo di tragedia che abbiamo visto qui così vicino alla costa non dovrebbe mai più accadere. La nostra iniziativa "Eurosur" ha lo scopo di farlo, e vogliamo vederla in azione già il 2 dicembre. Mi aspetto che domani il Parlamento europeo voterà a favore di questa importante iniziativa.»

La commissaria Cecilia Malmström dichiarava, dopo l’approvazione di Eurosur:

«Tutti noi abbiamo dinanzi agli occhi le terribili immagini della recente tragedia di Lampedusa. Non dimenticherò mai quei 280 feretri che ho visto ieri sull’isola. È tremendo assistere alla perdita di tante vite umane in circostanze così tragiche. Il mio pensiero va alle vittime e alle loro famiglie e ammiro profondamente i soccorritori che hanno fatto del loro meglio in una situazione tanto drammatica.»

Il relatore, il liberaldemocratico olandese Jan Mulder:

«Solo con un sistema pan-europeo di sorveglianza delle frontiere, siamo in grado di evitare che il Mediterraneo diventi un cimitero per i rifugiati che cercano di attraversarlo su carrette del mare, in cerca di una vita migliore in Europa. Per evitare che una tragedia come quella di Lampedusa accada di nuovo, è necessario un rapido intervento.»

Ma altri soldi si muovono per tenere in piedi la macchina melmosa che gira attorno alla gestione e alla rappresentazione delle migrazioni.

Il governo Letta tramite Decreto Legge del 15/10/2013 n 120, G.U. 14/12/2013 istituiva un Fondo da 190 milioni di euro per “fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale”. Di questi 190 milioni ben 95 costituivano “oneri per il personale” del Viminale. Il decreto è di ottobre e il Fondo fa riferimento solo al 2013 pertanto i 95 milioni di euro per il personale sono riferiti a solo due mesi. Su Lampedusa cadono le briciole di questo enorme e macabro banchetto: Venti milioni di euro che non si sa che fine abbiano fatto.

E poi ci furono le operazioni militari come “Mare Nostrum” che portarono milioni di euro agli apparati militari. Missioni osannate dal mondo umanitario. Il costo della missione “Mare Nostrum” è stato di circa quattrocentomila euro al giorno, e si sono registrati circa 3.360 tra cadaveri e dispersi, i migranti soccorsi e portati in Italia sono stati 177mila.

Una delle organizzazioni che si è messa in moto per coprire i fatti sul 3 ottobre in simbiosi con le istituzioni e attraverso fondi pubblici è il Comitato 3 ottobre.

La nascita del Comitato incontra da subito i favori dell'ex Sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini che in un comunicato ufficiale del 28 ottobre 2013 dichiarava:

«La nascita del Comitato3Ottobre, a poche settimane dal drammatico naufragio dell’Isola dei Conigli, è una bella e concreta testimonianza dell’impegno collettivo di quanti vogliono agire perché cambino le politiche dell’asilo e dell’accoglienza e tragedie simili non si debbano ripetere. Per questo la proposta di introdurre per legge la celebrazione della “Giornata della memoria e dell’accoglienza” ogni 3 ottobre incontra tutto il mio favore e può contare sul pieno sostegno mio e dei miei concittadini.»

Già l’anno successivo alcuni dei membri fondatori preferivano abbandonare il Comitato:

 “Avremmo voluto che il 3 ottobre a Lampedusa si potesse stare tutti in silenzio, uniti nel ricordo e in una preghiera comune a tutte le religioni – scrivevano in una lettera aperta Laura Biffi, Paola La Rosa, Simone Nuglio, Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja -. Volevamo evitare le strumentalizzazioni e le passerelle politicoistituzionali. Apprendiamo invece che il Comitato parteciperà a un dibattito convegno proprio il 3 ottobre a Lampedusa con esponenti politici e istituzionali, contraddicendo lo spirito del movimento e negando il senso profondo della memoria e del ricordo.»

 Nel 2014 il Comitato 3 ottobre diventava una ONLUS, con lo scopo di istituire il 3 ottobre come data simbolica della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, sia a livello nazionale che europeo. La proposta di legge veniva approvata in Senato il 16 marzo del 2016.

Ecco la descrizione dei fatti sul 3 ottobre 2013 che si poteva leggere sul sito della ONLUS Comitato 3 ottobre fino a qualche anno fa:

«Il 3 ottobre 2013 un’imbarcazione carica di rifugiati in maggioranza eritrei affonda a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa. La conta, alla fine è di 368 morti tra bambini, donne e uomini. I corpi delle vittime vengono recuperati tutti e per la prima volta nella storia dei naufragi del Mediterraneo, si mostrano al mondo in un drammatico grido di aiuto collettivo.»

Oggi l’unica ricostruzione dei fatti che si può trovare sul sito è “Il 3 ottobre 2013, in un naufragio al largo delle coste di Lampedusa, hanno perso la vita 368 migranti. I superstiti furono 155, di cui 41 minori.”

Dopo l’ulteriore abbandono di uno dei principali protagonisti del Comitato3Ottobre, il giornalista Valerio Cataldi, rimane a guidare in solitaria il Comitato Tareke Brhane.

Cataldi uscirà dal Comitato3Ottobre dopo la mostra “Verso un Museo delle Migrazioni a Lampedusa” fondando una nuova associazione “Associazione Museo Migrante”, scopiazzando il percorso decennale del collettivo Askavusa e sottraendo al Comune di Lampedusa e Linosa gli oggetti recuperati nel naufragio del 3 ottobre che erano in mostra a Lampedusa, con cui organizzerà la mostra “Bambini, storie di viaggio di speranza e di filo spinato” alla Camera dei Deputati il 3 ottobre 2017.

Tra gli organizzatori della giornata risulta anche Auxilium la Coop legata al Vaticano che gestisce diversi centri per migranti tra cui anche il CIE di Ponte Galeria (oltre 61 milioni di euro di utili solo nel 2016) tristemente famoso per le terribili condizioni in cui gli uomini e le donne migranti reclusi sono costretti a vivere e per le morti in circostanze misteriose avvenute nel corso degli anni. A dicembre 2017, Cataldi diventa il nuovo presidente dell'Associazione Carta di Roma, fondata nel 2011, che lavora in relazione ai temi della deontologia e etica giornalistica sui temi di immigrazione e di diritti di uomini e donne migranti.

Sempre rimanendo in tema di memoria delle migrazioni, al Museo archeologico di Lampedusa, si possono osservare degli oggetti dei migranti esposti che vengono associati al Comitato3Ottobre, mentre sono stati recuperati e conservati dal collettivo Askavusa e fatti restaurare grazie al prof. Pippo Basile. Ovviamente questa falsificazione come le altre sono state appoggiate e rese possibili dalle amministrazioni comunali e dai sindaci Nicolini e Martello.

Se i miliardi di soldi spesi in questi anni per la gestione delle migrazioni e la cosi detta “accoglienza” fossero stati spesi per la creazione di canali d’ingresso regolari e si fossero bloccate le politiche di guerra e rapina che l’occidente pratica nei paesi di provenienza dei migranti, molte tragedie si sarebbero evitate. Di contro non avremmo avuto più manodopera ridotta in schiavitù. Quell’esercito di lavoratori di riserva che è stato messo in contrapposizione con i lavoratori comunitari, grazie anche alle retoriche che si contrappongono a quelle degli “umanitaristi” nel rovescio di una medaglia vomitevole, ovvero la propaganda di partiti come la Lega. Le due retoriche: umanitaria e securitaria, in realtà nutrono e si nutrono entrambe dello stesso sistema.

Ma ripeto a queste organizzazioni, cosi come a tutti i partiti presenti in parlamento, va benissimo che le cose continuino a muoversi cosi, compreso la contrapposizione buoni/cattivi, porti aperti/ porti chiusi, capitana vs capitano etc. etc.  Basta pensare al Trust Fund approvato a La Valletta nell’ottobre 2015 durante un vertice euro-africano di cui in teoria i beneficiari dovrebbero essere 26 paesi africani di origine e di transito dei flussi migratori.

I leader degli Stati europei diedero vita al “Fondo Fiduciario Europeo di Emergenza per l’Africa” (Trust Fund) per finanziare con rapidità iniziative per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».  

I dati del 2018 parlano di 4,09 miliardi di euro di cui 3,7 provengono da fondi per lo sviluppo dei paesi terzi e 441 milioni dagli Stati. La Germania risulta il primo finanziatore con 157,5 milioni di euro e l’Italia il secondo con 112 milioni di euro. Ma a chi vanno a finire questi soldi? Sono sempre gli stessi soggetti che da anni girano come avvoltoi sulle tragedie legate alle migrazioni, lupi travestiti da agnelli, ma sarebbe meglio dire sciacalli.

Agenzie pubbliche di cooperazione allo sviluppo dei paesi europei, organizzazioni internazionali, in particolare l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim), ong e aziende private.

Sarebbe bello se per il 3 ottobre i lampedusani e le lampedusane non partecipassero a nessuna delle manifestazioni previste a partire dagli studenti delle scuole e che invece ognuno di noi si rivolgesse in silenzio al mare, per riflettere sul male che in questi anni hanno subito migliaia di persone costrette a lasciare il proprio paese. A riflettere su come Lampedusa sia stata utilizzata per creare emergenze e come palcoscenico mediatico di una terribile  farsa a cui purtroppo per interessi piccoli e grandi, anche molti lampedusani si sono prestati.

Le migrazioni non solo si possono fermare ma si devono fermare, dovrebbe essere questo l’obbiettivo. L’obbiettivo dovrebbe essere la costruzione di un mediterraneo in cui tutti possono viaggiare in maniera regolare e trovare un lavoro senza essere ridotti in schiavitù, dove a posto di radar, caserme e filo spinato vi siano biblioteche, teatri e centri studi. Dove soprattutto ognuno sia libero di poter rimanere in pace e prosperità nel proprio paese.

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi? di Francesco Erspamer  Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

Le preoccupazioni di Draghi per la Dad sono fasulle di Paolo Desogus Le preoccupazioni di Draghi per la Dad sono fasulle

Le preoccupazioni di Draghi per la Dad sono fasulle

La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia di Giorgio Cremaschi La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia

La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia

Putin ha preso la decisione di Marinella Mondaini Putin ha preso la decisione

Putin ha preso la decisione

Green Pass, quei "fascisti" di Amnesty International... di Savino Balzano Green Pass, quei "fascisti" di Amnesty International...

Green Pass, quei "fascisti" di Amnesty International...

Green Pass: si o no? di Alberto Fazolo Green Pass: si o no?

Green Pass: si o no?

Il Ventennio dell'euro di Thomas Fazi Il Ventennio dell'euro

Il Ventennio dell'euro

"Profitti zero": Siamo alla fase finale di Pasquale Cicalese "Profitti zero": Siamo alla fase finale

"Profitti zero": Siamo alla fase finale

Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa di Antonio Di Siena Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa

Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa

Torna di moda la fake delle fake sulla "Germania virtuosa"... di Gilberto Trombetta Torna di moda la fake delle fake sulla "Germania virtuosa"...

Torna di moda la fake delle fake sulla "Germania virtuosa"...

Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia di Michelangelo Severgnini Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia

Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti