Lettonia, le barbarie dell'Unione Europea in salsa neo-nazista

Lettonia, le barbarie dell'Unione Europea in salsa neo-nazista

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In Lettonia i nuovi barbari europei hanno smantellato il complesso monumentale, intitolato “Ai liberatori della Lettonia sovietica e di Riga dagli invasori fascisti”

Il monumento era stato installato nel 1985 nel Parco della Vittoria in onore dell’Armata Rossa. La sua demolizione doveva essere davvero un’opera di primaria importanza, se le autorità lettoni hanno speso ben 3 milioni di euro per sbarazzarsi del monumento! L’operazione è durata diversi giorni, prima hanno abbattuto la bellissima statua che incarnava la Madre Patria, poi le altre due che rappresentavano i soldati sovietici e infine hanno abbattuto l’obelisco, alto 79 mt.

Riporto le parole del presidente della Lettonia, Egils Levits, dichiarate il 24 agosto 2022: “dopo l’inizio della guerra iniziata dalla Russia in Ucraina, noi in Lettonia siamo diventati più patriottici e nazionalisti e capiamo meglio il prezzo della libertà. La guerra in Ucraina ha dato alla Lettonia una più alta “sensibilità” verso la presenza russa nel paese, adesso percepiamo più dolorosamente i monumenti russi. L’effetto negativo - ha dichiarato ancora il presidente lettone – è che nel paese è apparsa una parte russofona non fedele allo Stato. Il nostro compito è fare i conti con questa parte di popolazione russofona e isolarla dal resto della società”. Quest’ultima affermazione è di una gravità assoluta. La Ue tace. Noi invece ci chiediamo se dopo di ciò i nuovi nazisti non vogliano imporre anche i campi di concentramento per i russi.

Andrebbe fatto presente prima di tutto che il monumento è in onore dei sovietici, non dei “russi”, ma del popolo sovietico vincitore, perché nell’Armata Rossa c’erano russi, ucraini, lettoni, estoni, azerbaigiani, tatari, ebrei, armeni, ecc. ecc. Perciò il governo lettone reca un’onta anche ai propri cittadini lettoni che hanno combattuto nell’Armata Rossa. Ma lo scopo, chiarissimo, dei nuovi barbari europei è la cancellazione della memoria, perché le nuove generazioni crescano prive della verità storica, non sappiano chi ha sconfitto il nazismo in Europa, perché venga cancellata la memoria del sacrificio immane dell’Unione Sovietica che ha perso 27 milioni di cittadini per salvare l’Europa dal nazismo, la Vittoria le appartiene di fatto e di merito, ma il nuovo corso politico occidentale impone la distruzione della Russia in nome dei “valori” occidentali. Non sollevano quindi meraviglia le parole del presidente lettone Levits: “Questo monumento è stato a lungo uno strumento del regime autocratico della Russia, ci disturbava, non ne abbiamo bisogno, siamo un paese democratico e questo tipo di glorificazione intralcia i nostri valori”.

Alla faccia della “democrazia”!  Tuttavia, nonostante le intimidazioni e le punizioni, una grande folla si è recata a protestare durante i 3 giorni dei lavori, ma a decine sono stati fermati e poi multati dalla polizia. Il Tribunale distrettuale amministrativo aveva appositamente confermato la decisione del consiglio comunale di Riga di vietare l'azione di protesta contro la demolizione del monumento. Ma la gente continuava a portare mazzi di fiori, mentre la mattina presto le ruspe li spazzavano via.

A Riga per i turisti che protestano contro la demolizione dei monumenti “russi” è prevista per legge la deportazione forzata.

Nelle altre repubbliche baltiche la situazione non è migliore. Ricordo che sono state proprio queste tre repubbliche baltiche a spingere in particolar modo perché l’Ue riscrivesse la Storia adottando la vergognosa Risoluzione Ue che equipara nazismo e comunismo. In Estonia rappresentano un pericolo non solo i monumenti sovietici, ma anche i turisti russi. Mentre in Lituania all’entrata in frontiera hanno copiato la pratica ucraina di fare la consueta domanda: “di chi è la Crimea?” La risposta che si deve dare è facile da immaginare.

Ora che il principale monumento ai soldati sovietici che liberarono dal nazismo la Lettonia è stato demolito, la stessa sorte la subiranno altri 69 monumenti che ricordano l’eroismo dell’Armata Rossa.

E’ un’umiliazione pubblica al soldato sovietico, uno sputo in faccia alla Russia.

La situazione per i russi nel paese è molto pesante: persecuzione politica, discriminazione, minacce e vilipendio. Come ha dichiarato ieri alla tv russa l’ambasciatore presso la Lettonia, Mikhail Vanin, “l’ambasciata russa è costretta a sopportare ogni sorta di pressioni e umiliazioni. I nazionalisti che oggi dirigono la Lettonia perseguono lo scopo di distruggere tutto ciò che lega questo paese alla Russia, vengono chiuse le scuole russe, le scuole delle minoranze nazionali – così sono definite dalle autorità lettoni, nonostante che quasi il 40 % della popolazione è di lingua madre russa. Oltre 190.000 persone non possono avere la cittadinanza lettone, sono cancellate dalla vita sociale e politica. L’atmosfera è tossica. Ma tutto ciò non viene notato dall’Unione Europea”.

Il sito ufficiale del presidente della Lettonia non è più accessibile in lingua russa, ma solo in lingua lettone e inglese. Non solo viene ripulito lo spazio pubblico da tutto ciò che ricorda la Russia, ma le autorità stanno addirittura lavorando a una legge che impone il divieto ai dipendenti al lavoro di parlare in russo, anche tra di loro! In Lettonia ed Estonia esiste lo status del “non cittadino”. In Lituania invece, dove la percentuale dei russi è del 17%, tale presenza è ritenuta “non pericolosa”, nel senso che non ha la forza di influire sull’adozione delle leggi, sulla presa di decisione nella vita politica e sociale. In Lettonia – dove quasi il 40% della popolazione è russa e in Estonia - oltre il 30% - , per non condividere il potere coi russi, per impedire loro di entrare nel Parlamento, si sono inventati lo status del “non cittadino”, queste persone hanno il passaporto del “non cittadino”!

Sono così privati dei diritti politici fondamentali e dell'opportunità di ricoprire determinate posizioni nella funzione pubblica. Queste persone sono chiamate “non cittadini” ed esistono nel paese da oltre 30 anni, dopo la caduta dell’URSS. Alcuni politici lettoni paragonano questa pratica all'apartheid, ma nella Ue non si parla di abolirla. La Corte di Giustizia Europea è completamente dalla parte dei governi di queste repubbliche baltiche, perché pagano la loro russofobia, perché siano sempre in prima linea nel sostenere la falsa tesi di come erano “liberi e felici finché non è arrivata l’Unione Sovietica”! Un’apartheid nel vergognoso silenzio dell’Unione Europea. Un fenomeno incivile e intollerabile – ma anche questo fa evidentemente parte dei “valori” occidentali, dei “principi e valori” della “democratica” Unione Europea.

 

 

 

 

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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