Licenziamenti, con il vincolo esterno dell'UE siamo tornati al '700

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Licenziamenti, con il vincolo esterno dell'UE siamo tornati al '700

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Com’era facilmente prevedibile, ecco cosa è successo dopo lo sblocco dei licenziamenti:
 
- primo lavoratore licenziato, un invalido.
- licenziati 152 lavoratori di Giannetti Ruote.
- licenziati 422 lavoratori di Gkn.
- licenziati 350 lavoratori di Whirlpool.
- licenziati 106 lavoratori Timken.
 
Con la conseguente distruzione, ovviamente, del relativo indotto.
 
Perché era prevedibile?
 
Perché da quasi 40 anni è stata scientemente ricercata – e ottenuta – la distruzione del potere negoziale del lavoro rispetto al capitale.
 
Questo è stato ottenuto in diversi modi, ma sicuramente i due più importanti sono stati l’arretramento dello Stato dai rapporti che determinano il contenuto sociale dello sviluppo di un Paese formato dai rapporti tra Capitale-Lavoro, Lavoro-Stato e Capitale-Stato.
 
È stato ottenuto insomma togliendo la piena occupazione dagli obiettivi dell’intervento dello Stato nell’economia.
 
Questo in Italia è stato possibile col vincolo esterno, cioè con l'adesione all'Unione Europea prima e all'Eurozona poi.
 
All’arretramento dello Stato bisogna poi aggiungere 30 anni di aggressione ai diritti dei lavoratori: dall’eliminazione della scala mobile al Jobs Act passando per la riforma Biagi.
 
Il risultato è stato quello di una polarizzazione del potere economico e sociale tra lavoro e capitale. Ovviamente a favore di quest’ultimo.
 
E così nell’Eurozona il potere negoziale del capitale rispetto al lavoro, oggi, è uguale a quello del 1767-79.
 
Prima del Covid era quello del 1872-76.
 
Un salto indietro di un secolo. In poco più di un anno.
 
Il peggior dato tra i Paesi avanzati.
 
L'ennesimo successo dell'euro.
 

Gilberto Trombetta

Gilberto Trombetta

43 anni, giornalista politico economico e candidato Sindaco di Roma con la lista Riconquistare l'Italia del Fronte Sovranista Italiano

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