Tripoli e' in rivolta

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Tripoli e' in rivolta

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Un'ora fa i giovani di Tripoli hanno cominciato a riversarsi per le strade per chiedere la fine delle milizie e del GNU, il governo illegittimo di Tripoli.

Il premier Dabaiba ha le ore contate. Così come tutti gli accordi firmati dall'Italia in questi anni, che presto saranno nient'altro che carta straccia.

Alcuni dei giovani di Tripoli sono riusciti anche a dare alle fiamme un veicolo militare della Brigata 444.

Tuttavia in almeno un paio di punti, nella piazza Verde e nel quartiere di Bouslim, le milizie hanno aperto il fuoco sui manifestanti.

Se questa è la loro risposta, la loro fine è segnata. Così daranno il pretesto definitivo ad Haftar per puntare su Tripoli, a difesa della popolazione.

L'Esercito Nazionale Libico è già pronto a Sirte e altri reparti stanno arrivando da Bengasi.

Con vittime civili sull'asfalto e la capitale in mano a bande incontrollate, l'Occidente non avrà argomenti per opporsi alla presa di Tripoli, questa volta. Presa che per altro i Libici chiamano "Liberazione".

E vorrei vedere, dopo aver bombardato la Libia nel 2011 con la scusa di inesistenti massacri di civili.

Questa è la nemesi perfetta. Le milizie sponsorizzate dalla NATO nel 2011, responsabili della caduta di Gheddafi che impazziscono e cominciano a spararsi tra di loro, i giovani che le sfidano per le strade e l'Esercito Nazionale Libico pronto a riprendersi la capitale Tripoli e l'intero Paese.

Tutto bene. Purché tutto questo porti, oltre alla riunificazione della Libia, anche a nuove elezioni. Il Paese chiede Saif Gheddafi e la fine dei poteri militari.

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Aggiornamento dell'1.00 di notte ora italiana.

I manifestanti hanno assaltato la caserma di Abu Salim, quella che fino a 2 giorni fa apparteneva alla milizia di Al-Kikli, mettendo in fuga le forze che nel frattempo l'avevano occupata, appartenenti niente meno che alla Brigata 444.
Se non è una rivolta questa.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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